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IL REPORTAGE 

«La guerra qui c’è da otto anni»

«La guerra qui c’è da otto anni»

I camionisti al confine con la Lettonia: «Dove eravate fino ad oggi?»

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[FIRMA&LUOGO]di Matteo Guidelli

<MC>TEREHOVA

[TESTO]«La guerra c'è da otto anni, dove eravate fino ad oggi? Dove?». Valerij lo dice senza odio ma con la rabbia di chi sa di esser guardato come l'invasore. È nella cabina del tir carico di prosecco italiano in attesa di passare il confine a Terehova, l'ultimo lembo di Lettonia - ed Europa - prima di entrare in Russia: deve arrivare a Krasnodar, nel sud del Paese. Duemila chilometri, un giorno di viaggio, perché c'è da aggirare l'Ucraina. «È la strada più veloce, guerra o non guerra», taglia corto. Terehova è un non luogo: la scritta «Attenzione» in cirillico, lettone e inglese precede i quattro varchi doganali dietro i quali campeggiano la bandiera lettone e quella dell'Unione europea. Ci si arriva dopo quattro ore di macchina da Riga durante le quali il panorama non cambia mai. Foreste, neve, fanghiglia ai margini della strada, case isolate e spesso deserte. Al valico ci sono solo camion, meno di cento in tutta la giornata. Ma la notizia è che dall'altra parte non esce nessuno. Nel senso letterale: in cinque ore, l'unica a mettere il naso in Lettonia è un'Audi nera. Fine. Il confine non è blindato. O meglio: non si vedono né militari né posizioni di controllo. Ma che ci sia tensione lo leggi negli occhi delle guardie di frontiera che, appena capito di avere davanti un giornalista, ti chiedono gentilmente ma senza possibilità di replica di allontanarti di un chilometro. Alla radio si sentono i notiziari russi e bielorussi. E non c'è traccia della guerra: la prima notizia è sulle file per entrare nei due Paesi dalla Lettonia e dalla Lituania. Poi si passa ai voli cancellati a Istanbul per la neve e si chiude sul campionato di biathlon in corso in Russia a Ufa, la capitale della Repubblica dei Baschiri. In fila non c'è una donna e i camionisti sembrano indifferenti a tutto. Nikolaj, che è lettone e deve portare a Mosca un carico di «alcol» - dice così e ride - fa notare che «l'unica cosa che è cambiata è il costo dell'assicurazione del camion, per il resto non ci sono problemi». Beh, ci sarebbero le bombe e un'invasione. «A me la politica non interessa. Però ti dico che una settimana fa in Russia c'erano dieci chilometri di coda per uscire dal Paese, c'è chi ci ha messo anche dieci giorni». E ora non esce nessuno? «Fatti una domanda e datti la risposta». Lauris ha un tir carico di soia e riesce a trovare anche un lato positivo nella guerra. «Le file sono più corte. Oggi ci vorrà un giorno per passare, prima ce ne mettevo tre».

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