La Nuova Sardegna

Allarme di Confindustria

Nuorese, troppi limiti e zavorre: le aziende pensano di emigrare

di Francesco Pirisi
La zona industriale di Pratosardo
La zona industriale di Pratosardo

«Fare impresa qui è sempre più difficile». La provincia è una delle 25 più povere d'Italia

16 aprile 2023
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Nuoro La banda larga che non c’è, le strade malridotte, fisco e costi di distribuzione che erodono gli utili. I problemi dell’industria nel Nuorese sono zavorre che altre zone non conoscono o hanno messo alle spalle. Tanto da far dire all’imprenditore dolciario di Fonni, Mario Masini: «Ma chi è quel pazzo che va a investire a Pratosardo o nelle aree artigianali della Barbagia?». Tanti tra i titolari di aziende, da Orosei a Macomer e sino a Desulo, si pongono l’interrogativo se sia opportuno continuare a produrre nei luoghi d’origine, o non convenga spostarsi, a Cagliari, a Olbia. Tra cui lo stesso Masini, che con il suo biscotto “Tipico” è presente in tutti i continenti.

La società fonnese, 30 dipendenti, proprio ora è impegnata a realizzare una seconda linea di produzione. Ma sarà l’ultima fattibile, a Fonni: «Non avremo più spazi fisici per allargarci – spiega ancora Masini – nonostante per l’azienda ci siano ottimi margini di crescita. La cosa triste – incalza l’imprenditore – è che davanti alla possibilità di passare a un nuovo segmento industriale, saremmo comunque costretti a trasferirci fuori dalla provincia. Neppure il polo artigianale di Pratosardo, a Nuoro, è infatti in grado di accogliere aziende e garantire servizi in linea con le esigenze produttive».

Parole che tra l’altro sono dentro alla vertenza della Confindustria della Sardegna centrale, che dieci giorni fa ha rinnovato la sua richiesta d’intervento alle istituzioni, dal governo alla Regione, perché si metta mano così da colmare le lacune infrastrutturali della provincia. La necessità – hanno spiegato gli industriali nuoresi – è ancora più evidente negli ultimi dati economici. Il valore aggiunto del manifatturiero è sceso dagli 800 milioni di euro del 2005 ai 340 del 2021. Il Covid ha peggiorato la tendenza: nel biennio di pandemia il Pil tra il Nuorese e l’Ogliastra è calato di 7,6 punti.

Dato confermato peraltro dal fatto che solo una persona su sei produce reddito nel territorio della provincia, oggi tra le 25 più povere d’Italia. Le ultime dimenticanze, denunciate dal presidente degli industriali, Giovanni Bitti, nella distribuzione dei fondi del Pnrr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza) e nella mancata attivazione in Barbagia di uno strumento per la fiscalità di vantaggio, così da limitare il costo dell’insularità, con le sue spese aggiuntive per importare le materie prime e trasportare oltre Tirreno il prodotto finito.

Per questo l’idea della fuga può risultare fascinosa, se si vuole che il rischio d’impresa possa portare degli utili. Vanna Fois, amministratrice della società editoriale “Illisso”, presente a Nuoro da oltre 30 anni: «A volte ci chiediamo – spiega – quale sarebbero potuti essere i risultati se avessimo operato, per esempio, a Cagliari. Il fatto di avviare l’attività in Barbagia – aggiunge Fois – è stata anche una scelta etica. Ma ogni giorno ci confrontiamo in solitudine, perché la voce delle imprese del nostro territorio non è ascoltata».

Tra le risposte in questo caso s’invocano progetti e più in generale un contesto di attività promozionali, che rendano la città e il territorio appetibile, per un soggiorno o, come ci dice nel linguaggio turistico, per farne una destinazione. Il legame con le radici è alla base di quanto un manipolo di imprenditori ha costruito sinora. Ma non sarà sufficiente per il futuro. Ne è praticamente certo Mario Masini: «Le nuove generazioni hanno vedute ed esigenze diverse, da chi, come me, ha iniziato 40 anni fa. Se non le trovano in loco – chiarisce – vanno altrove». Il collega e compaesano Massimiliano Meloni, delle “Fattorie del Gennargentu”, nell’agro tra Fonni e Mamoiada: «Le aziende strutturate – spiega – non possono spostarsi e dovranno resistere. Questo a maggior ragione quando, come nel nostro caso, l’altitudine e il clima sono necessari per garantire l’eccellenza di formaggi e salumi. Il problema – rimarca – è che aziende non ne nasceranno più, se non verranno create le condizioni per lavorare e fare impresa».
 

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