La Nuova Sardegna

L’impresa

Andrea Filigheddu e Nicoletta Corbella dalla Sardegna al Tagikistan: 30 mila chilometri in Panda

Claudio Zoccheddu
Andrea Filigheddu e Nicoletta Corbella dalla Sardegna al Tagikistan: 30 mila chilometri in Panda

Partiti da Arzachena, dopo 233 giorni sono arrivati al massiccio del Pamir attraverso 18 paesi

18 ottobre 2023
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Sassari L’idea è nata al tavolino di un bar. Non è raro che i viaggi si progettino durante un tranquillo momento libero. Anche quelli più singolari. Lo sanno bene Andrea Filigheddu, 27enne di Arzachena, e Nicoletta Corbella, 26enne di Como, che davanti a quel tavolino hanno progettato un viaggio particolare: raggiungere il massiccio del Pamir, nella parte più orientale del Tagikistan, percorrendo la famosa “Pamir Highway”, la seconda strada internazionale più alta del mondo, dopo quella del Karakorum, conosciuta anche per essere stata costruita su uno dei tratti più impervi dell’antichissima Via della Seta.

Realizzata dalla vecchia Unione Sovietica, vanta su Wikipedia una descrizione che fa paura solo a leggerla: “La strada, solo parzialmente asfaltata, è spesso danneggiata da terremoti, frane e valanghe”. Una serie di “qualità” che ha convinto la coppia di viaggiatori ad aggiungere ad un viaggio già complicato un’ulteriore incognita: una Fiat Panda 900 del 1999. Piccolo mito di lamiera non robustissima, a due ruote motrici, la leggenda vuole che sia capace di sgusciare un po’ ovunque. Un azzardo in grande stile che però, secondo quanto raccontato da Nicoletta e Andrea, in questi giorni in pausa in una cittadina kazaka nei pressi del confine cinese, è riuscito alla perfezione. O quasi.

«Era la fine della scorsa estate – racconta Andrea – avevamo qualche soldo da parte e abbiamo deciso di organizzare questo viaggio. Io e Nicoletta siamo fotografi, ci siamo conosciuti a Milano proprio durante un corso di fotografia all’università, ed entrambi amiamo la natura. Avevo letto su Internet della Pamir Highway e abbiamo deciso di andarci. Abbiamo lasciato il lavoro e con il budget a disposizione abbiamo comprato una Panda». «Se avessimo preso una macchina più grande – aggiunge Nicoletta – il viaggio lo avremmo fatto in Sardegna». Meglio il “pandino” che, una volta attrezzato con un soppalco utilizzato come base per il letto e rifornito di pezzi di ricambio, perché non si sa mai, ha iniziato un lunghissimo viaggio che a cose fatte ha messo a terra quasi 30mila chilometri percorsi in 233 giorni attraversando 18 Paesi, alcuni non proprio turistici. Ma per documentare l’avventura sui social, serviva il nome giusto: «Anche quello, come il viaggio è nato all’improvviso – ricorda Nicoletta –. Cercavamo qualcosa che andasse bene anche per i viaggi che faremo in futuro e così abbiamo scelto “destinazione sconosciuta”(su instagram@destinazione.sconosciuta)».

E dunque: pronti, via. La prima parte del viaggio tocca i Balcani, l’Albania e arriva fino in Turchia. Poi il passaggio in Medio Oriente: «Sapevamo che in alcune zone avremmo potuto trovare situazioni di pericolo. Non è mai successo – aggiunge Andrea – e abbiamo spesso trovato ospitalità da persone conosciute in viaggio. Nei Paesi musulmani ci hanno ospitato 10 volte in un mese, anche per dormire. In Iraq e Iran abbiamo trovato persone molto ospitali ma tra i posti in cui siamo stati accolti con maggior calore metto sicuramente il Kurdistan iracheno». Mentre il viaggio procede, il contachilometri inizia a segnare numeri a cinque cifre. E iniziano i problemi tecnici: «In realtà ci aspettavamo peggio – afferma Andrea –. La Panda si è fermata qualche volta ma avevamo i pezzi di ricambio. Siamo stati fermi a lungo solo quando abbiamo dovuto sostituire il cavo della frizione e siamo rimesti fermi due settimane a Yerevan, la capitale dell’Armenia. Il resto lo abbiamo aggiustato tutto in autonomia, durante il tragitto».

Per quanto tosta, la Panda ha avuto un pericoloso passaggio a vuoto: «Nel passo più alto del massiccio del Pamir, a 4660 metri. La macchina non ce la faceva, l’aria era troppo rarefatta. Non reggeva il minimo e si spegneva. Faceva due metri e si fermava. Gli ultimi 200 metri siamo dovuti scendere per spingere, nonostante la poca aria e il tanto freddo. All’inizio ero io alla guida – ricorda Nicoletta – e all’improvviso si sono accese tutte le spie. Ci siamo fermati, abbiamo scaricato zaini e taniche d’acqua per alleggerirla e abbiamo iniziato a spingere». Una sfacchinata premiata, però, dal panorama e dalla sensazione di aver conquistato la meta del viaggio. Anzi, una meta. «Le montagne del Pamir sono incredibili – dice Andrea –. Non sono mai stato in un posto del genere. Mi aspettavo montagne simili alle Alpi e invece abbiamo trovato valli gigantesche, senza niente attorno. In certi tratti non c’era nemmeno la strada ma si poteva procedere sul terreno e forse era anche meglio. Certi tratti della strada erano messi davvero male e in più avevamo la libertà di andare dove volevamo. È stato affascinante ma non è questo ciò che ci ha colpiti di più».

«Le persone. Sono le persone che abbiamo incontrato il vero spettacolo del nostro viaggio – aggiunge Nicoletta –. Anche in questi posti, tutti conoscono l’Italia. Risultiamo simpatici e tutti parlano bene dell’Italia e del nostro cibo. E poi ci chiedevano di tradurre la canzoni di Toto Cutugno e Adriano Celentano». Ora, a 30mila chilometri da casa, la coppia progetta il viaggio di ritorno, sempre in Panda: «Ma faremo meno strada e a Natale dovremmo essere a casa». Poi, si riparte: «Questa volta in Sud America. Non sappiamo quando ma lo vogliamo girare tutto». La panda, però, resterà in Sardegna: «Andremo in bici o magari in moto», confessa la coppia. Anche se sarà difficile rinunciare alle “comodità” della Panda.

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