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Economia

Dopo il boom, appalti pubblici in calo in Sardegna

Dopo il boom, appalti pubblici in calo in Sardegna

L’isola è quarta tra le regioni italiane che hanno incrementato i livelli di spesa spesa per più del 40 per cento rispetto al 2022

31 ottobre 2023
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Sassari Segnali contrastanti dal mercato degli appalti pubblici in Sardegna. Ad un avvio d'anno da record si è sommata un'estate all'insegna del rallentamento. In frenata ad agosto e settembre sia il numero di bandi che il livello di spesa. E' quanto emerge da un report della Cna. I primi otto mesi avevano fatto segnare un andamento molto positivo anche rispetto al 2022 che già era stato da record.

Tra gennaio e agosto 2023 il mercato degli appalti per lavori pubblici in regione è quantificato in 550 gare per un importo complessivo pari a 1,9 miliardi di euro, quantità in crescita rispettivamente in termini numerici del 40% e in valore del 95% rispetto al periodo corrispondente del 2022. Un valore che nell’anno in corso lieviterebbe a 13,4 miliardi se venissero conteggiati gli avvisi promossi dalla capitaneria di porto di Cagliari per la realizzazione ed esercizio degli impianti eolici offshore (11,5 miliardi di euro).

Tutte le tipologie dimensionali risultano in forte o fortissima crescita, ad eccezione dei micro-appalti sotto i 150 mila euro.

La crescita del mercato è stata trainata dagli enti territoriali (da 324 a 497 bandi promossi, per un importo a base di gara quasi quadruplicato, da 394 milioni a poco meno di 1,4 miliardi). In negativo il bilancio per le grandi committenze la Sardegna si colloca in quarta posizione nella classifica delle regioni italiane che hanno incrementato i livelli di spesa più del 40% rispetto al periodo corrispondente del 2022. “Il quadro generale è ancora straordinariamente positivo – commentano Francesco Porcu e Antonello Mascia, rispettivamente segretario regionale della Cna Sardegna e presidente di CNA Costruzioni –, ma i dati più recenti mostrano alcuni segnali di allarme legati, è vero, a fattori contingenti, ovvero il necessario adeguamento delle stazioni appaltanti alle novità introdotte dal nuovo codice degli appalti. In particolare, alla qualificazione, richiesta per poter appaltare opere pubbliche di importo superiore a 500mila euro (e per acquistare beni e servizi sopra i 140mila euro), senza la quale non viene rilasciato il CIG. Si tratta di un nuovo adempimento che richiederà del tempo per essere recepito, e che si aggiunge ad alcuni nodi critici, come quello dell’effettiva sostenibilità di progetti definiti in base a prezziari ben più bassi rispetto a quelli attuali, la difficoltà di reperimento di materiali e manodopera, la complessità attuativa dei progetti del PNRR, con il carico della serrata tempistica prevista per non perdere le eccezionali opportunità di finanziamento. Tutti nodi che risultano particolarmente gravosi per i soggetti meno strutturati”.

"La situazione è positiva - dicono ancora Porcu e Mascia -ma i dati più recenti mostrano alcuni segnali di allarme: gli adempimenti richiesti alle stazioni appaltanti dal nuovo Codice degli appalti si aggiungono ad alcuni nodi critici (progetti definiti in base a prezziari ben più bassi rispetto a quelli attuali, difficoltà di reperimento di materiali e manodopera. Decisivo per il mercato sardo non perdere i flussi economici messi a disposizione dal PNRR e dal fondo complementare"

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