La Nuova Sardegna

La quarta rivoluzione industriale

Intelligenza artificiale, la Sardegna rischia di arrivare in ritardo

di Roberto Petretto
Intelligenza artificiale, la Sardegna rischia di arrivare in ritardo

L’esperta Antonella Fancello: «Una rivoluzione, ma l’isola potrebbe pagare la bassa scolarizzazione»

10 dicembre 2023
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Sassari La quarta rivoluzioni industriale è già in atto. E chi non si attrezzerà rischierà di essere travolto, escluso dal mondo produttivo. Come coloro che, agli albori del web, dicevano che “quella cosa” non sarebbe arrivata da nessuna parte. Ci sono opportunità, ma anche pericoli legati all’intelligenza artificiale, tanto che l’Europa, per prima, ha fissato una serie di paletti per cercare di tutelare diritti, libertà, margini di privacy.

Basterà? È presto per dirlo. Nel frattempo bisogna, appunto “attrezzarsi” e dotarsi degli strumenti necessari per maneggiare la novità. Che poi novità non è: «Le intelligenze artificiali, al plurale - dice Antonella Fancello, docente di Amministrazione digitale per il Dipartimento di Giurisprudenza nel corso di laurea magistrale in Scienze politiche all’università di Sassari - esistono dalla fine anni 50. Hanno vissuto estati e inverni alternati, periodi in cui se n’è parlato e si è investito di più. Ora stiamo vicendo un’estate caldissima. E la ragione è semplice: AI si nutre di dati e noi umani serviamo ad AI perché “produciamo” dati. E quello che stiamo vivendo è il tempo in cui si producono più dati. Qualunque oggetto è collegato alla rete, il nostro smartphone, i sensori del calore in casa, i sensori dell’auto. È il famoso “internet delle cose”. Dove le cose producono e trasmettono dati in continuazione e li danno in pasto ad AI».

Una tale mole di dati consente già oggi all’intelligenza artificiale di elaborare risposte, soluzioni, immagini grazie a una velocità di calcolo irraggiungibile per l’uomo. Con prospettive di utilizzo ancora oggi non del tutto ipotizzabili. Ma perché questo fenomeno che sembra limitato al mondo dell’informatica dovrebbe riguardare il cittadino comune? E come può migliorargli la vita o complicargliela? Anni fa era difficile comprendere come internet, gli smartphone, i social avrebbero potuto incidere sulla nostra vita. Ora che il cambiamento e davanti ai nostri occhi un altro e di ben più vasta portata è già sulle nostre teste. «È la quarta rivoluzione industriale - dice ancora Antonella Fancello -. Sarà uno scossone per il mondo del lavoro, impatterà in maniera orizzontale in tutte le professioni. Non sostituirà le persone, ma chi saprà maneggiare l’intelligenza artificiale sostituirà chi sono la sa utilizzare». Ecco perché è necessario informarsi, attrezzarsi, prepararsi.

Opportunità e rischi: la Sardegna può beneficiare del cambiamento? «Come tutti, nella misura in cui l’AI può aiutare. Ma temo che i problemi della Sardegna abbiano ragioni storiche che prescindono dall’impatto che può avere l’AI. Intravedo un ostacolo nel basso livello di scolarizzazione. L’intelligenza artificiale arriva in un mondo che deve essere pronto a capire come funziona. Questo dovremmo fare: prepararci. Ma il gap che riguarda la Sardegna e specificamente il centro Sardegna possa avere risvolti negativi in un momento in cui c’è rivoluzione importante».

L’Europa sta cercando di correre ai ripari: con l’accordo siglato sabato si pongono una serie di regole, ma l’attuazione sarà graduale: «I cittadini rischiano di subire e basta. E questo vale anche per alcune amministrazioni pubbliche. Stiamo vivendo un momento di vacatio legis, le norme entreranno in vigore tra due anni. È importante parlarne e informare i cittadini perché l’AaI impatterà sulle nostre vite, lo sta già facendo. Ad esempio, tutte le amministrazioni centrali utilizzano l’intelligenza artificiale, ma quasi mai lo dicono. Invece icittadini hanno il diritto di sapere che una decisione che li riguarda è stata presa da un algoritmo. E devono sapere come difendersi».

Ci sono questioni etiche, giuridiche, sociali, economiche. E c’è anche tanto altro legato alla pervasività dell’intelligenza artificiale. Per questo la fase storica che stiamo vivendo servirà a stabilire delle regole. «Vince chi ha più dati, chi ha più soldi. Le grandi società del web ci fanno credere che alcuni servizi che ci offrono siano gratuiti. In realtà li paghiamo con i nostri dati. Siamo a un punto di non ritorno che ha fatto scattare allarme in tutti i governi del mondo: è scattato al G7, è scattato nel presidente Usa Biden, è scattato anche nel Papa che ha deciso di dedicare la giornata del primo gennaio 2024 all’AI. C’è un rischio per i sistemi democratici». E l’allarme è scattato anche nelle istituzioni europee che hanno varato un regolamento: «Che rischia però di essere obsoleto - dice ancora Antonella Fancello -. È comunque il primo regolamento al mondo tarato e misurato sui diritti umani. E spiace constatare che alcuni stati, tra cui l’Italia, chiedevano maglie più larghe».

Il grande mare delle intelligenze artificiali è ancora in gran parte inesplorato, con tante prospettive di isole del tesoro, ma anche con le sue insidie sconosciute. «Non sono mai esistite macchine con una capacità elaborazione così grande. Questo dà molte più ali alla ricerca. E per la prima volta ma macchina capisce e parla il nostro linguaggio: è questo il punto di rottura. Per la prima volta la macchina fa quello che gli diciamo di fare».

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