La Nuova Sardegna

Contenziosi a valanga

Il caos del Superbonus in Sardegna, spiegato bene

di Luigi Soriga
Il caos del Superbonus in Sardegna, spiegato bene

Marcello Ciaravola (Confedilizia): «Condomìni senza risorse e tribunali al collasso, lo scenario 2024 è allarmante»

27 dicembre 2023
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Sassari Il passaggio dal superbonus 110 al bonus 70% si preannuncia traumatico. E uno degli scenari più devastanti del 2024 sarà quello della valanga dei contenziosi che si abbatterà sui tribunali. L’Ordine dei Commercialisti ha già lanciato l’allarme, ipotizzando su scala nazionale qualcosa come 400mila nuove cause legali. Considerando che i tribunali sono già al collasso e i tempi di risposta sono già biblici, di tutto la giustizia avrebbe bisogno tranne di un simile carico di lavoro.

La preoccupazione riguarda tutta la Penisola, e la Sardegna non fa eccezione. Il presidente di Confedilizia Sassari, Marcello Ciaravola, prefigura una situazione di cortocircuito all’interno dei condomìni: «Faccio l’esempio di Sassari, perché è il contesto che meglio conosco: i cantieri aperti sono ancora moltissimi, alcuni dei quali ben lontani dall’aver raggiunto il miglioramento di due classi energetiche. A partire dal 2024 si porrà un enorme problema: gli incentivi statali verranno rimodulati dal 110 al 70 per cento, e a coprire questa differenza con risorse proprie dovranno essere i committenti. In parole povere gli stessi condomini. Quanti di essi saranno in grado di tirare fuori migliaia di euro per far fronte alle spese necessarie per riavviare il cantiere e completare i lavori? Non oso immaginare cosa accadrà tra un paio di mesi».

Non occorre molta fantasia e chi abita in un palazzo e partecipa alle famigerate riunioni, sa bene quale escalation si potrebbe innescare. Due anni tutti d’accordo per rifare a nuovo il palazzo pressoché a costo zero, dato che il 110 copriva l’intero piano finanziario. Poi l’impresa ha tardato, i costi dei materiali sono lievitati, c’era poca manodopera, poi il problema dei crediti incagliati. Insomma il cantiere si è arenato, e il Sal incassato è del 30 o 40 per cento. Magari l’impresa è andata in crisi o si è dileguata. Il cerino resta acceso nelle mani dei condomini. Se per la manutenzione ordinaria, per sostituire un cancello o sistemare le aiuole si scatenano liti furibonde, figuriamoci per coprire le migliaia di euro non preventivate, che il passaggio dal superbonus 110 all’attuale 70% richiederanno.

«Purtroppo, spesso per ignoranza – spiega ancora Ciaravola – la gente pensa che alla fine a pagare sia l’impresa. Ma non è esattamente così. Lo Stato invece chiama in causa il committente, cioè il proprietario dell’immobile o il condomino, che solo in seconda battuta potrà denunciare l’impresa inadempiente. Se i lavori non si chiudono e la riqualificazione energetica non si porta a termine, tutti i benefici già utilizzati, cioè gli stati di avanzamento lavori incassati dall’impresa, andranno restituiti allo Stato. Con in più interessi e mora». C’è un sistema per capire quanto si è esposti: «Ognuno può entrare nel proprio cassetto fiscale, e verificare quanto ha contribuito finora ai lavori del 110%. Nel codice fiscale c’è traccia di ogni passaggio».

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