La Nuova Sardegna

L'ultimo saluto

L'addio a Gigi Riva, la gratitudine della gente: «Restituiamo quello che ci ha donato in vita»

di Stefano Ambu
L'addio a Gigi Riva, la gratitudine della gente: «Restituiamo quello che ci ha donato in vita»

«Sono qui per mio padre, Gigi gli regalò l’abbonamento». L’ammirazione: «Un grande sportivo come lui non nascerà mai più»

24 gennaio 2024
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Cagliari Una marea di gente. Dalla basilica sino al mare. Ma anche un mare di lacrime. In prima fila un politico (che non si può nominare perché è candidato) ha consumato dieci o venti fazzoletti: non riusciva a smettere di piangere. Ma, è il discorso vale per tutti, erano lacrime con il sorriso: tristi e con gli occhi arrossati perché Riva non c’è più. Contenti perché orgogliosi di aver avuto per sessant’anni un condottiero come Rombo di tuono al loro fianco.

C’erano vip, big, campioni del mondo, vicecampioni del mondo, un ministro, un baronetto. Tutti calati nella parte, tutti entrati subito nel clima partita che avrebbe voluto Gigi. Ma l’ultimo saluto nel sagrato di Bonaria è stato soprattutto sotto il segno dei vecchi amici pescatori che lo avevano accolto quando aveva vent’anni, dei condomini e dei vicini di casa di via Salvator Rosa e via Cherubini a Cagliari.

E poi di tutti quelli che non lo conoscevano, ma che l’hanno sempre avuto nel cuore da sessant’anni. Quelli che lo incrociavano nelle passeggiate in centro tra via Dante, via Paoli e via Tola, la strada della storica sede del Cagliari calcio. «Vengo da Decimomannu- racconta uno dei primi ad arrivare davanti alle transenne- e sono a Cagliari da stamattina per dare l’ultimo saluto a Gigi Riva».

Occhiali da sole e maglia del Cagliari addosso, è sicuro: «Un campionissimo, il più forte al mondo». Mostra un abbonamento del 1973-74, l’anno di Chiappella con il Cagliari che già stava perdendo i pezzi dello scudetto: «Vado allo stadio da sempre. E quando vado io il Cagliari vince sempre, non capisco il perché». Francesca da Capoterra mostra orgogliosa una vecchia bandiera del Cagliari: «È un cimelio di famiglia- racconta- apparteneva a mio papà che non c’è più. Lui conosceva Gigi Riva. Un grande uomo: proprio ieri ho scoperto che Gigi Riva regaló l’abbonamento del Cagliari a mio padre. Come ho saputo la brutta notizia, l’ho detto subito: devo esserci. Sono qui anche per mio padre. Chissà, magari con Riva si sono salutati già in cielo».

Gianni Sarritzu, di Quartu, è anche lui in prima fila: «Ho fatto il raccattapalle quando il Cagliari giocava ancora in via Pola. Poi ho seguito dall’Amsicora tutta la vita sportiva di Gigi. Gli riconosco un grande merito: lui, con l’Aga Khan in Costa Smeralda e Fabrizio De Andrè ha cambiato l’immagine della Sardegna. Da banditi a terra meravigliosa. Con il popolo sardo che è un grande popolo».

Anche Francesco Tocco ha portato con sé l’abbonamento: «Io conosco Gigi da questa data». E indica la stagione: 1975-76. Uno come lui non nascerà più. È una giornata molto triste».

C’è poi Graziano. Arriva da Carbonia e regge con un bastone una vecchia e gloriosa maglia rossoblu, forse degli anni Sessanta: «Sono qui per rendere omaggio all’uomo più che al calciatore- dice- siamo tutti qui per restituire quello che ci ha dato lui in questi decenni. C’è tanto affetto in questa folla». C’è anche un gruppetto che arriva da Mores: «Non potevamo mancare- spiega il “portavoce”- quando il Cagliari ha vinto lo scudetto avevo quindici anni. e andavo nella curva ovest all’Amsicora. Rimarrà sempre il più forte giocatore del Cagliari e penso di tutta l’Italia».

E poi c’è il sindaco tifoso, Mario Puddu, primo cittadino di Assemini: «Sapevamo che prima o poi questo giorno sarebbe arrivato - commenta - e ora che è arrivato fa molto male. Però la cosa più bella è quello che lui ci ha regalato. Alla nostra terra e allo sport in generale. Speriamo di trarre esempio da quello che ci ha insegnato».

C’erano anche i sindaci in fascia tricolore, da quello di Leggiuno. A quelli di mezza Sardegna. Perché Riva è la leggenda di tutta l’isola.

Ma soprattutto c’erano i bambini della scuola calcio Gigi Riva, fondata proprio dal giocatore, a fine anni Settanta. Rombo di Tuono era spesso lì, nei campi delle Saline a dare una mano agli amici allenatori Nenè, Varsi, Martiradonna. Quella scuola c’è ancora. Ed è una delle più apprezzate.

«Siamo qui- ha spiegato uno degli istruttori, Emanuele Cuccu, circondato da una decina di allievi- per fare conoscere anche ai più piccoli l’esempio di un campione. Ciao Gigi».

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