La Nuova Sardegna

Verso le elezioni regionali

Sardi al voto, spunta l’incubo astensionismo

di Umberto Aime
Sardi al voto, spunta l’incubo astensionismo

Un sondaggio rivela che l’affluenza nei seggi potrebbe precipitare sotto il 50 per cento

04 febbraio 2024
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Cagliari L’astensionismo è un incubo, in ogni elezione. Alle Regionali potrebbe trasformarsi in un mostro. Un sondaggio abbastanza recente ha ipotizzato che l’affluenza nei seggi crollerebbe addirittura sotto il 50 per cento. Sarebbe la prima volta in assoluto dal 1949, anno d’esordio del Parlamento dei sardi. Vorrebbe dire, se il presagio negativo si avverasse, che il 25 febbraio più della metà degli elettori, quasi sei su dieci, finiranno per disertare i seggi. Di fatto, senza dubbio, finirebbe per essere proprio questa una sconfitta enorme per la democrazia. Caricata non solo sulle spalle dei quattro candidati governatori, a cominciare dal vincitore nel conteggio finale, e dei 1419 aspiranti consiglieri in corsa, ma di tutta la politica.

Segnali pessimi In dieci anni, dal 2009 al 2019, l’astensionismo è cresciuto a dismisura, confermando la disaffezione dei sardi verso il Consiglio regionale. L’affluenza è crollata dal 67,5 (però si votava domenica e lunedì) al 53,7 (solo la domenica) nel 2019. Il tonfo è stato verticale: quasi 14 punti in meno, e nel 2014 era finito persino peggio, con appena il 52,3 per cento.

Record negativo Di recente il ministero dell’interno ha messo a confronto la partecipazione alle ultime elezioni politiche, alla fine del 2002. La Sardegna è finita al penultimo posto nazionale, a far peggio solo la Calabria, con un risicato 53 per cento contro il 65,5 di cinque anni prima. Con Onanì, Esterzili e Lula finiti tra l’altro nella lista nera dei Comuni più assentisti, con oltre il 70 per cento di «non votanti». Anche le Province sarde sono finite sotto osservazione: Nuoro, con un picco negativo del meno 14 per cento, Oristano, -13, a Sassari (-12) e Cagliari (-9). Sempre per quanto riguarda altre elezioni, in questo caso le Comunali, Sassari ha stabilito anche un secondo record nazionale negativo: dal 2010 al 2019 il partito del non voto è cresciuto di ben nove punti, arrivando a toccare il 45 di astensionismo.

L’andamento Per ritornare alle Regionali, sono davvero lontani i primi anni dell’Autonomia. Dal 1949 al 1989, votare era un rito irrinunciabile, con un’affluenza mai sotto l’84,6 per cento. È agli inizi degli anni Novanta che s’è aperta la falla, con uno scivolone fino al 74,3, 10 punti secchi in meno, e poi appena oltre la soglia del 66 fino al 1999. Nel 2004, invece, grazie alla novità dell’elezione diretta del governatore, l’emorragia s’è interrotta , con un ritorno al 71 per cento di votanti. Ma l’effetto novità è durato poco, con un nuovo primo crollo di votanti nel 2009 (67,5), poi cresciuto nel 2014 (52,3) e una leggera risalita nel 2019 (53,7). Stando alle ultime previsioni il 25 febbraio il tetto del 50 per cento invece potrebbe crollare. Addirittura, secondo un sondaggio effettuato all’inizio dell’anno, quando esisteva ancora una grande confusione su schieramenti e candidature, appena il 44 per cento degli elettori era certo di andare a votare, mentre il restante 66 dichiarava: «È probabile che quel giorno sarò altrove». Speriamo che, nel frattempo, si siano ricreduti, perché se davvero sei su dieci dovessero non votare, sarebbe un disastro e ben poco da festeggiare.

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