La Nuova Sardegna

Asilo nido gratis e nessuno resta fuori: ecco gli esempi virtuosi

Asilo nido gratis e nessuno resta fuori: ecco gli esempi virtuosi

San Lazzaro, nel Bolognese, così ha incentivato le nascite. La sindaca Isabella Conti: il tema della genitorialità è collettivo e l’asilo è un diritto. Nessun miracolo, abbiamo dimostrato che basta la volontà

4 MINUTI DI LETTURA





Sassari L’isola delle culle vuote, dove i bambini non nascono perché chi li dovrebbe mettere al mondo ha paura del futuro, dovrebbe rivolgere lo sguardo verso altri luoghi e provare a pensare che, forse, una soluzione c’è. A piccoli passi si può invertire la rotta, incentivare le nascite, sostenere le famiglie e consentire alle neomamme di continuare a lavorare anche fuori casa. La regione con il tasso di natalità più basso d’Italia non si sa più neppure da quanto tempo – neanche 1 figlio per donna – seconda a livello nazionale per l’anzianità delle primipare (33 anni) e prima per il numero di neomamme over 40, dovrebbe seguire gli esempi virtuosi, come quello che arriva dal comune di San Lazzaro di Savena, 33mila abitanti, nel Bolognese: qui un’amministrazione coraggiosa, guidata dalla sindaca Isabella Conti, ha stabilito che il tema natalità-sostegno alla famiglia debba essere di interesse collettivo, perché in gioco c’è il futuro della stessa comunità, del territorio. Ecco perché ogni bimbo che nasce è una vittoria per tutti. A San Lazzaro da un paio d’anni la curva della natalità ha ricominciato a salire. Miracolo? «No – dice la sindaca Conti – solo la conseguenza di scelte che tutti i Comuni possono fare». A partire dagli asili nido gratis per tutti, a prescindere dal reddito, e senza liste d’attesa «perché il nido è un servizio formativo, non di lusso». La voce si è sparsa velocemente e la voglia di mettere su famiglia è diventata contagiosa. Tante nascite in pochi anni ma non solo: tanti nuclei familiari si sono trasferiti dai paesi vicini «perché – dicono – a San Lazzaro si sta meglio».

Il caso Sardegna La situazione nella nostra regione è drammatica e per invertire la rotta sicuramente ci vorrà molto tempo. Di sicuro non bastano i bonus vari distribuiti dalle varie amministrazioni regionali nel tentativo di ripopolare i piccoli Comuni. È abbastanza evidente che una famiglia che decide di allargarsi ha bisogno di più di un sostegno economico per pagare l’asilo e, soprattutto, una donna non sceglie di diventare madre in cambio di un sussidio pagato dalla Regione o dallo Stato. Il discorso è molto più complesso e non può prescindere dalla giusta considerazione che meritano valori fondamentali come il diritto al lavoro e all’affermazione professionale di una donna che è anche madre. I numeri fotografano la situazione e dicono che il problema non è stato affrontato nella maniera giusta. Infatti la Sardegna assiste ormai da anni impotente all’emorragia devastante che colpisce le scuole - cinquemila iscritti in meno ogni anno, ventimila dal 2019 a oggi – e vede la fascia 0-14 sempre più assottigliarsi: le proiezioni dicono che nel 2080 i sardi saranno non solo molto pochi (circa 900mila) ma anche molto più vecchi, con il raddoppio degli over 65, dunque dei pensionati. In un contesto del genere, che gli esperti non esitano a definire catastrofico, gli sforzi fatti non sono sufficienti: i servizi di supporto alla famiglia – asili nido, baby parking, riduzione dei costi – non hanno invertito la tendenza.

A San Lazzaro Dieci anni fa, quando è stata eletta sindaco, Isabella Conti ha osservato la curva demografica e ha capito subito che non c’era tempo da perdere. «La popolazione stava invecchiando, in linea con il trend del Paese: anche a San Lazzaro avevamo una curva dell’invecchiamento preoccupante con un tasso di anzianità del 210 per cento». Significa che per ogni under 15 c’erano 2,1 over 65. «Se fossimo rimasti con le mani in mano entro 10-15 anni ci saremmo ritrovati in una situazione grave, perché meno nascite significano meno risorse per scuole e sanità pubblica, per non parlare del sistema pensionistico». Dal 2015 la sindaca Conti ha iniziato a liberare risorse da destinare al welfare per l’infanzia, i genitori e le donne. Gli asili nido sono aumentati e sono diventati gratuiti, compresa la sezione per i lattanti. Il Comune ha investito 3 milioni di euro, risorse recuperate «attraverso la lotta agli sprechi. Abbiamo recuperato ingenti fondi dall’evasione fiscale e fatto un piano di efficientamento energetico sostituendo il sistema di illuminazione cittadino he ci ha consentito di risparmiare 500mila euro all’anno». Non solo. A San Lazzaro le imprese che assumono donne con figli sotto i 3 anni non pagano l’Imu. Miracolo? Forse, ma nulla vieta di tentare di ripeterlo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
La disavventura

Arriva in Sardegna, viene arrestata e finisce in carcere: la vacanza di una donna si trasforma in incubo – La vicenda

di Nadia Cossu
Le nostre iniziative