La Nuova Sardegna

La pandemia che ha cambiato il mondo

Covid, i tre lunghi anni segnati dalla paura: in Sardegna 3mila morti

di Luigi Soriga
Covid, i tre lunghi anni segnati dalla paura: in Sardegna 3mila morti

Lunedì la Giornata nazionale per ricordare le 189mila vittime. I terribili giorni nelle rsa, i lockdown, i focolai negli ospedali

16 marzo 2024
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Sassari Come tutti gli incubi, pian piano si tende a rimuoverli. E anche i tre anni di covid perdono nitidezza, annacquati dalla riconquistata normalità. Resta forte la sensazione di qualcosa di terribile, una paura della morte che mai si era provata prima. Domani è la giornata nazionale per ricordare le vittime della pandemia. Dal 30 gennaio 2020 sino al termine ufficiale del 5 maggio 2023 (stabilito dall’Oms) si sono registrate 189mila vittime, con l’Italia che si piazza all’ottavo posto al mondo come numero complessivo di decessi. Primi casi a Codogno (Lombardia), il 30 gennaio 2020, con due turisti provenienti dalla Cina positivi al virus. Primo focolaio (16 infetti), sempre a Codogno il 21 febbraio. Scatta l’emergenza mondiale e il premier Conte, dal 9 marzo al 3 maggio 2020 decreta il regime di lockdown. Una atmosfera surreale, tra coprifuoco, autocertificazioni, spesa con il contagocce, consentita solo una volta al giorno e solo a un componente del nucleo familiare. E poi le mascherine, accessorio diventato parte della vita di tutti.

Intanto il 3 marzo il Covid era approdato anche in Sardegna: primo caso accertato ufficialmente. Ma basta qualche giorno per capire che non sarebbe stato isolato. È appena scoppiato il focolaio nel reparto di Cardiologia dell’ospedale di Sassari, e il numero dei positivi nelle case di riposo aumenta esponenzialmente. È chiaro a tutti che il picco deve arrivare,

Il 14 marzo è sabato e la Sardegna si sveglia blindata. Il governo ha dato l’ok alla richiesta presentata (e in prima battuta respinta) dal governatore Solinas: chiudere i porti e gli aeroporti, sigillare l’isola per arginare i contagi. Si entra e si esce solo per validissimi motivi: lavoro, salute o rientro a casa. Il traffico passeggeri in pochi giorni si riduce del 95%. La blindatura resterà in vigore sino al 18 maggio.

Il 15 marzo è domenica, sono le 11 del mattino quando l’Unità di crisi regionale della Protezione civile segnala le prime due vittime di coronavirus nell’isola: si tratta del 42 enne ricoverato a Cagliari, Carlo Tivinio, imprenditore, sposato, con un figlio piccolo. E poi un anziano di 81 anni paziente di Cardiologia a Sassari. Quel giorno inizia la vera conta dei morti, aggiornata nei bollettini quotidiani della Regione e dai sindaci dei Comuni colpiti, anche con comunicazioni diffuse via social.

È il 18 marzo quando in tv scorrono le immagini delle bare portate via sui camion militari: nei cimiteri del Bergamasco non c’è più posto, le salme vengono cremate in altre province.
Il 28 marzo è il giorno peggiore. Il bollettino segnala 80 positivi a Casa Serena, la casa di riposo comunale di Sassari: soprattutto pazienti ma anche operatori sanitari. Complessivamente il numero di contagiati in 24 ore arriva a 94: il dato più alto in assoluto. In totale le persone che combattono il Covid sono 530, di cui 336 nel Sassarese.
Il 12 aprile è la domenica di Pasqua e la Sardegna inizia a vedere la luce: per la prima volta dopo molto tempo, non ci sono nuove vittime.
Il 14 maggio è una data da segnare nel calendario: il bollettino segna per la prima volta doppio zero, niente vittime né contagi. La curva è in discesa e lo rimarrà.
Si arriva al 2021, l’anno peggiore per l’isola, che aveva superato senza grossi traumi la prima fase. Al punto che d’estate, dopo mesi di chiusure e privazioni, la vita era ripartita all’improvviso con la Sardegna presa d’assalto dai turisti. Una scelta scellerata che aveva portato alla fine di agosto ad un boom di contagi, di vittime e a nuove ulteriori chiusure e a pesantissime restrizioni.

Il bilancio, dal marzo 2020, è stato pesantissimo: la Sardegna ha perso 2947 persone a causa del Covid, mentre un terzo della popolazione, oltre 500mila abitanti, si è ammalato ma è guarito. Il 2022 ha segnato l’inizio del ritorno alla “quasi” normalità pur con molte limitazioni (per esempio nelle scuole), e dal 2023 il covid è stato un compagno silenzioso delle nostre vite, più mansueto, declassato al rango di influenza.

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