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Sardegna, luogo del cuore per Anna Marras la manager di Acrobatica

di Roberto Petretto
Sardegna, luogo del cuore per Anna Marras la manager di Acrobatica

L'ad della società specializzata in ristrutturazioni senza ponteggi: «A La Caletta morì mio nonno e lì ho perso anche il mio compagno»

25 marzo 2024
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Affermare un’idea imprenditoriale, gestire e motivare le persone che lavorano con te, affrontare i cambiamenti del mercato, gestire le crisi, programmare il futuro. Tutto con un successo riconosciuto e conclamato. E poi, superare un lutto, improvviso e tragico. Chi si sentirebbe pronto per affrontare un insieme così esteso e complesso di prove? Pochi, probabilmente. Ci sta riusciendo una donna, sarda di orgine, torinese di nascita, tra le più quotate manager italiane del momento. Lei è Anna Marras, 57 anni, amministratrice delegata di Acrobatica, l’azienda che ha in pratica inventato il sistema delle ristrutturazioni edilizie senza l’uso di ponteggi, ma con gli operatori calati dall’alto in doppia fune. Una donna di successo passata attraverso prove professionali e umane, come la perdita, nel settembre dello scorso anno, del compagno Riccardo Iovino, fondatore di Acrobatica, morto dopo un malore mentre faceva kitesurf nel mare de La Caletta di Siniscola.

La memoria dei luoghi Capovolgendo i tempi, il racconto può cominciare proprio da quella tragedia e dal legame non un’altra perdita sofferta dalla famiglia Marras e sempre in quel luogo così amato. «Mi sono ritrovata a vivere la stessa condizione vissuta da mia nonna, nello stesso luogo»: non ci sono tentennamenti, non ci sono increspature nella voce di Anna Marras. Ma il dolore si percepisce ugualmente. Due storie, distanti 50 anni, legate a doppio filo. Anzi, a doppia fune. «Mio nonno paterno divenne comandante della guardia di finanza a Siniscola. Lì, a soli 51 anni, morì per un infarto. Così mia nonna fece crescere 5 figli in una condizione di non grande agio. Anche Riccardo è mancato lì, dove è mancato mio nonno. Oggi questo luogo è ancora importante per me. Ho comprato casa, ho lasciato le ceneri di Riccardo nella rada di capo Comino, un luogo dove abbiamo condiviso tanti momenti belli».

Cambio al vertice Da quell’evento tragico di settembre l’assetto di Acrobatica è cambiato: senza il suo fondatore, è passata completamente nelle mani di Anna Marras. «La mia nomina a amministratore di Acrobatica è arrivata dopo un evento tragico, ma di fatto ero da tempo nel gruppo». Il percorso all’interno dell’azienda è stato naturale per la manager di origini sarde: «Mi sono avvicinata quando era ancora una realtà molto piccola. Il primo contatto fu nel 2006 con Riccardo Iovino, che aveva fondato l’azienda nel 1994. Allora era un gruppo di appena 12 persone, ben lontano dall’essere il sogno che Riccardo aveva». Anna Marras è conscia del ruolo avuto nell’avventura: «Il nostro incontro è stato fondamentale per le sorti del gruppo, sono diventata socia e ho contribuito a fondare i principi che stanno alla base del nostro lavoro, primo fra tutti il fatto di mettere le persone al centro. Guidare il gruppo non è stata l’impresa più complessa. Passare da 12 a 2.500 persone in 16 anni di duro lavoro è stato impegnativo e ha richiesto tanta fede nel potenziale umano».

L’idea bizzarra Come nacque quell’idea che all’inizio poteva sembrare bizzarra? «L’idea di fare le ristrutturazioni con doppia fune era venuta a Riccardo. Lui faceva lo skipper ai Caraibi, poi rientrò a Genova ed era senza soldi. Un giorno, un amico si lamentò del fatto che avrebbe dovuto spendere due milioni e mezzo di lire per far riparare un pezzo di grondaia in una palazzina nel centro. “Fammi vedere, io ci posso provare”, gli disse. Lui era un velista, era abituato a salire in testa d’albero anche in navigazione. Si formò, si organizzò, arrivò davanti alla palazzina e dalla 500 della mamma spuntò tutto il materiale necessario per le riparazioni. Risolse il problema, venne pagato con una pizza, ma da lì nacque un’idea».

Percorso difficile Non è stato un cammino facile: «Dal 1994 al 2006 l’azienda faticava a far crescere le persone. Arrivavano, imparavano la tecnica, poi andavano via per creare proprie società e fare concorrenza. La meta appariva lontana. Poi c’è stato il nostro incontro: io avevo un’abilità, quella di far crescere persone, lui mi ha dato grande fiducia e io ho ricambiato riponendo grande fiducia nel progetto».

La “fragranza” dell’azienda Ora Acrobatica può permettersi di scremare le decine di candidature che arrivano agli uffici: «La capacità attrattiva è frutto di quella che mi piace chiamare la “fragranza” interna dell’azienda. E la cartina di tornasole è il numero delle candidature che riceviamo».

Ora Acrobatica è una realtà strutturata e presente in tutta Italia. I ricavi del 2023 sono stati di 164,4 milioni, in crescita dell'11% rispetto al 2022 (148,1 milioni). Si punta a diversificare: «Ascoltando le persone che partecipano al progetto nascono nuove idee. Lo abbiamo fatto prima che terminassero i bonus che, secondo noi, hanno avuto un aspetto drogante del mercato. Noi non ci siamo fatti trascinare e abbiamo messo in essere azioni preventive per evitare di sentirci mancare la terra sotto i piedi. Stiamo sviluppando progetti su rinnovamenti energetici, smart living, efficientamento, domotica, servizi a distanza per il condomino».

Progetti in Sardegna La Sardegna è ben presente in questi progetti: «C’è molto in programma. La settimana scorsa la business school di Acrobatica è stata a Cagliari. Un’altra l’abbiamo tenuta a Oristano con grande successo. Abbiamo aperto tre sedi in poco tempo: a Cagliari, poi duplicata, quindi Sassari. Abbiamo un affiliato a Nuoro, ora apre Oristano e a breve Olbia». E si torna così al legame con l’isola: «Ho un grande amore per la terra sarda, lì ho amici, ho partner professionali che portano avanti progetti per rendere l’isola attrattiva per l’impresa. C’è un tessuto imprenditoriale che può fare la differenza. Vogliamo rivalutare la Sardegna non solo dal punto di vista turistico».

Nonni e nonne E il richiamo dei luoghi è potente, le radici profonde: «Mio nonno Pietrino Marras, il padre di mio padre, era di Samatzai. Molto giovane aveva intrapreso la carriera nella guardia di finanza, si trasferì al confine con la Svizzera, dove conobbe mia nonna. Lei a sua volta rientrava dopo 16 anni vissuti in Australia: decise di seguirlo in Sardegna e, cosa particolare per i tempi, ebbero cinque figli senza mai sposarsi. I figli nacquero ciascuno in un luogo diverso: mio padre a Sassari, i miei zii a Orosei, Olbia, Cagliari, Oristano». Un legame condiviso con il compagno: «Anche Riccardo aveva una nonna sarda. Lui amava la barca a vela e questo mare. Il luogo del cuore per me è La Caletta, il primo che ho conosciuto in Sardegna quando avevo 9 anni. Mi sono innamorata subito. Più tardi ho comprato la casa nella prima spiaggia, dove ero approdata quando ero bambina. Ora è il luogo dove mi sento perfettamente bene con me stessa».

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