La Nuova Sardegna

L’intervista

Alessandra Todde: «Voglio restituire fiducia con una buona sanità e i giovani al primo posto»

di Silvia Sanna
Alessandra Todde: «Voglio restituire fiducia con una buona sanità e i giovani al primo posto»

Le priorità nell’agenda della governatrice dell’isola: «No ai giochi politici, in Giunta valorizziamo le competenze. Sui nuovi ospedali valuteremo, è importante fare funzionare l’esistente»

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Sassari Di fronte alle foto incorniciate dei suoi predecessori, tutti uomini, le è venuto da sorridere: «Ci sarà anche la mia lì, prima donna presidente della Regione». All’uscita da Villa Devoto, al termine del passaggio di consegne con l’ex governatore Christian Solinas, Alessandra Todde ha sentito ancora più forte quel brivido di emozione e di orgoglio che l’accompagna sin dalla campagna elettorale e che è diventato più forte quando la sua vittoria è diventata ufficiale. «Sono pronta, lavorerò sodo, c’è tanto da fare. E non vedo l’ora di iniziare».

Presidente Todde, lei è la prima donna al governo della Regione e anche la prima governatrice M5s: quanta responsabilità si sente addosso?

«La responsabilità che sento deriva dal livello di aspettativa che percepisco. Anche oggi, durante una passeggiata a Nuoro con un’amica, tante persone mi hanno fermato. Mi hanno fatto domande, avevano molte curiosità. Erano soprattutto donne. Devo dire che proprio dalle donne ho ricevuto e continuo a ricevere un affetto incredibile».

Perché secondo lei le donne la stimano?

«Credo che si sentano rappresentate da me e che vedano nella mia figura di presidente un passo in avanti verso la valorizzazione della donna in vari ruoli. Si è creata una complicità straordinaria di cui vado fiera».

Anche per questo vuole tante donne nella sua Giunta?

«È vero, voglio che ci sia un’alta presenza femminile anche perché per esperienza so che se si crea il giusto clima collaborativo, senza contrapposizioni, con le donne si lavora molto bene. Ma le scelte non potranno prescindere da altri criteri di valutazione, cioè la competenza – che è il primo – e gli equilibri con le forze politiche della coalizione».

Si spieghi meglio.

«Significa che soprattutto per i ruoli che considero cruciali, di fronte a una donna e a un uomo sceglierò non per il genere ma unicamente sulla base del migliore curriculum».

Tra i ruoli chiave c’è senza dubbio l’assessorato alla Sanità. Ha già fatto una scelta?

«C’è una discussione in corso molto serena con i partiti della coalizione. Alla sanità andrà una persona, espressa da una forza politica, con competenze specifiche, capace di gestire un sistema complesso come il nostro. Una figura che conosca il territorio e le sue caratteristiche, sappia insomma come muoversi per affrontare le emergenze. Ci sono stati anche in passato tecnici bravissimi ma non del tutto capaci di gestire l’insieme».

Il calendario cammina veloce e lei ha detto che il 9 aprile, alla prima seduta del Consiglio, al suo fianco ci sarà la Giunta al completo. Rispetterà la promessa?

«Sì, con i rappresentanti della coalizione abbiamo parlato e continuiamo a dialogare tanto. Abbiamo raggiunto una quadra che ci soddisfa e ci fa essere fiduciosi: il ragionamento parte dalla consapevolezza che i sardi non capirebbero giochi legati alla spartizione di poltrone o alla creazione di feudi territoriali come accaduto in passato. C’è voglia di competenze e di persone capaci, perché le questioni da affrontare sono tante e importanti».

Metta in fila quelle che intende affrontare nei primi 100 giorni.

«Sicuramente la sanità. Penso alle liste d’attesa lunghissime, a un Cup che ti spedisce in qualunque punto della Sardegna come se le distanze fossero facilmente colmabili per tutti e invece sappiamo che non è così, soprattutto a causa del disastrato sistema di trasporti interni. Penso all’assistenza territoriale carente, non calibrata sulle esigenze di una popolazione che invecchia rapidamente e che allo stesso tempo non tutela a sufficienza i più piccoli, perché i reparti di chirurgia pediatrica chiudono: non è accettabile che per una appendicite o una tonsillectomia si debba andare da Sassari a Cagliari e che in tutta la regione non ci sia una sola terapia intensiva pediatrica».

Tra gli ultimi provvedimenti adottati – e poi congelati – dall’ex giunta Solinas, c’è la delibera per la costruzione di nuovi ospedali. È questa la soluzione?

«Innanzitutto ribadisco che il mio approccio non sarà ideologico. Le cose buone fatte da altri non si bocciano a prescindere. Sul tema dell’edilizia sanitaria, faremo degli studi. Di sicuro c’è un problema perché – per fare un esempio – è folle che le sale operatorie del Cto di Iglesias facciano invidia a quelle del San Raffaele di Milano e siano inutilizzate. Mentre a Sassari e a Cagliari in molti casi cadono a pezzi. Ed è uno scandalo che la Regione abbia dovuto restituire 40 milioni del fondo Coesione, destinati alle ristrutturazioni sanitarie, perché non ha saputo come spenderli».

Oltre alle strutture carenti c’è anche un problema evidente legato all’esiguo numero di medici, soprattutto di medicina generale e pediatri.

«In campagna elettorale ho avuto modo di confrontarmi con numerose associazioni di categoria e di ascoltare le comprensibili lamentele dei cittadini. Ho percepito un senso di urgenza enorme, è fondamentale agire subito per favorire in tutti i modi l’incremento degli organici del personale sanitario. Servono risorse e progetti che rendano la professione del medico di base e del pediatra più appetibile».

Sanità e poi? Quale altra priorità è in cima alla sua agenda?

«Sono due : il tema dei trasporti e dello spopolamento, direttamente collegati tra loro e anche alla sanità».

In quale modo?

«L’isola si spopola perché manca fiducia nel futuro. I giovani non mettono al mondo figli perché soprattutto la situazione femminile è molto complicata. Serve una sicurezza di fondo, bisogna abbattere la precarietà e le donne devono poter conciliare lavoro e famiglia. Dunque i servizi devono essere potenziati, i costi adeguati. Non bastano i bonus, l’intervento deve essere strutturale. Ma perché si ricrei quel clima di fiducia che si è persa e i nostri giovani scelgano di rimanere in Sardegna e mettere su famiglia, è necessario garantire non solo posti di lavoro stabili ma anche un’assistenza sanitaria adeguata nel territorio. Vinceremo la sfida quando la Sardegna diventerà attrattiva non solo per chi ci è nato ma anche per chi sceglie di trasferirsi qui. C’è un progetto importantissimo che potrebbe essere determinante in tutto questo».

Quale?

«L’Einstein Telescope nell’isola è una occasione straordinaria, imperdibile, come attrattore di talenti. Immagino una comunità di ricerca formata da giovani professionisti, che trovano in Sardegna il terreno fertile per fare innovazione. Ma anche in questo caso il sistema dei trasporti è cruciale, perché fare ricerca significa anche viaggiare, confrontarsi con altre realtà, non restare bloccati nell’isola o comunque limitati negli spostamenti».

Ha descritto la condizione in cui si trovano i cittadini sardi. Come pensa di intervenire?

«La continuità territoriale come è stata concepita non funziona soprattutto perché si poggia su esigue risorse finanziarie. L’attuale bando scade a ottobre, noi stiamo analizzando bene la situazione per negoziare un nuovo modello che abbia fondamenta economiche ben più solide. In modo per esempio da andare incontro a chi viaggia per motivi di salute o agli studenti fuorisede».

Che tipo di opposizione si aspetta dal centrodestra?

«Spero sia costruttiva, perché i temi cruciali appartengono a tutti gli schieramenti e sulle riforme mi aspetto collaborazione. Per esempio vorrei iniziare subito il confronto sulla riforma della legge 1 del 77, quella sulle deleghe assessoriali. È importante avere la possibilità di crearne di nuove, calibrate sulle esigenze della nostra terra».

A giugno ci saranno le Comunali in centri importanti dell’isola come Cagliari, Sassari e Alghero. Secondo lei è giusto ripetere l’esperienza del campo largo?

«Penso che sia bellissimo riunire i tavoli di coalizione e decidere insieme, cercando di replicare quella unità che il 25 febbraio ci ha portato al successo».

Intanto Massimo Zedda ha già annunciato la sua candidatura a Cagliari. Che ne pensa?

«Massimo Zedda è un ottimo candidato, una persona valida che stimo. Ma naturalmente mi atterrò alle indicazioni che arriveranno dal tavolo di coalizione».

Nel Campo largo per le Comunali secondo lei ci sarà anche Renato Soru? Come sono i vostri rapporti?

«Inesistenti. In campagna elettorale sono stati molto tesi. Non discuto le sue scelte politiche ma i suoi toni, molto duri. Ha cercato di diffamarmi, ha detto cose non vere. È stato molto spiacevole, ho bisogno dei miei tempi di decantazione».

Ritorniamo alla campagna elettorale, quale ricordo più bello e più brutto ha conservato di quelle settimane?

«Partiamo da quello più brutto. Senza dubbio proprio gli attacchi che ho ricevuto, il tentativo da parte di alcuni di sminuire me e le mie competenze, di trattarmi come una dilettante della politica. Un atteggiamento che mi ha ferito moltissimo».

E quello più bello?

«Anche in questo caso non ho dubbi: la chiusura della campagna elettorale a Cagliari con mia madre e mia nipote. Sono legatissima alla mia famiglia e quello è stato un momento meraviglioso, il rinnovo di un patto generazionale. E anche il mantenimento di una promessa che avevo fatto a mia madre: “Torno a casa”. Così è e non potrebbe essere altrimenti perché per me la mia casa è qui, a Nuoro. È il luogo in cui mi sento più protetta, mai sola, dove anche in questa avventura sono stata sostenuta sin dall’inizio. Il mio rifugio».

Lo è stato anche nei momenti più duri della campagna elettorale? «Soprattutto».

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