La Nuova Sardegna

L’iniziativa

Il porcetto sardo in corsa per la denominazione Igp

Il porcetto sardo in corsa per la denominazione Igp

Costituto a Macomer il comitato promotore che lavorerà per presentare la candidatura alla commissione europea

24 aprile 2024
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Sassari Si è costituito dal notaio il Comitato Promotore per la nascita della Igp Porcetto di Sardegna, e si è ufficialmente insediato il Comitato Scientifico che nella prima riunione, tenutasi a Macomer, nella sede del Contas (Consorzio Tutela Agnello Igp) il 15 aprile scorso, ha lavorato a diversi punti del disciplinare di produzione della specialità tutta sarda. Obiettivo, preparare la documentazione necessaria da presentare alla Commissione Europea per ottenere il riconoscimento della denominazione IGP e portare quindi alla nascita di un Consorzio che abbia come principali compiti quello di creare un’unione tra allevatori, macellatori e trasformatori della eccellenza sarda, che possa organizzare la filiera e dare un valido riferimento al mercato per tutto ciò che riguarda le fasi di allevamento e tracciabilità dei suinetti destinati al mercato.

Allo stesso modo, salvaguardare la produzione locale sarda dal pericolo di importazioni incontrollate, e tutelare quindi l’origine del prodotto. Un valido strumento anche per i consumatori, che potranno avere un interlocutore che possa garantire sul rispetto di un disciplinare di produzione. Fasi importantissime, quelle della costituzione dei due comitati. Il primo, quello promotore, vede la presenza trasversale di allevatori, macellatori e trasformatori in rappresentanza delle 4 principali associazioni di categoria agricole con Coldiretti Sardegna che presiede il comitato con il presidente cagliaritano Giorgio Demurtas. Vice presidente Francesca Manca di Confagricoltura.

Rappresentate anche la Cia con Martino Scanu e Copagri con Raffaele Mureddu. Del comitato fanno parte inoltre per la parte allevatoriale Pierluigi Mamusa, Luciano Nieddu e Tonino Siotto per la parte della trasformazione Francesco Forma titolare della Forma Carni di Macomer.

«Il comitato promotore si è costituito ufficialmente dal notaio – spiega Giorgio Demurtas -, per la preparazione delle fasi di presentazione della domanda di riconoscimento della Igp. Un lavoro importantissimo che parte da quello di analisi e preparazione di tutta la necessaria documentazione, a cura del comitato scientifico, Coordinato da Alessandro Mazzette, Direttore del Consorzio di tutela dell’agnello IGP che ci sta dando un grande aiuto in queste fasi».

All’interno del comitato scientifico sono presenti il funzionario del Ministero della Agricoltura Luigi Nuvoli, i ricercatori di Agris Sardegna Sebastiano Porcu e Margherita Addis, dell’Istituto Zooprofilattico e Stefano Cappai, della ASL Giuseppe Bitti e di Laore Genesio Olmetto; Bastianino Mossa in rappresentanza della FASI (Federazione dei circoli dei sardi in Italia), dell’Università di Sassari Gianni Battacone e il docente dell’Università di Cagliari Franciscu Sedda che si occuperà dell’inquadramento storico e culturale del porcetto: «passaggio fondamentale per identificare non solo la storicità di una produzione - spiega Sedda - ma anche per contestualizzarla nella cultura di tutta la regione sarda che ha sempre conosciuto questo elemento che possiamo dire ha accompagnato per millenni la storia dei sardi, tanto che la nostra cultura è stata definite la cultura del maiale, che ha rappresentato sempre una riserva importantissima per la sopravvivenza delle nostre comunità. Se guardiamo indietro ai ritrovamenti archeologici inoltre ritroviamo il porcetto, attraverso i bronzetti, nei rituali. La relazione che andrà ad integrare la domanda di riconoscimento è un supporto fondamentale per testimoniare quella impronta a testimonianza del ruolo storico, ma anche sottolineare l’eccellenza di questo prodotto e rafforzare filiera produttiva».

«È necessario in questa fase – spiega Alessandro Mazzette -, esercitare una importante azione di consapevolezza storica e contemporanea, anche alla luce del fatto che veniamo da 40 anni di restrizioni, e ora, liberi da quei vincoli possiamo solo costruire un sistema economico che sappia attingere non solo dalla cultura millenaria ma che sfrutti anche il fatto che siamo un’isola e abbiamo saputo preservare metodologie di allevamento suine particolari e uniche nel Mediterraneo».

Per questo l’apporto di esperti accademici come Gianni Battacone docente di suinicoltura del Dipartimento di Agraria, è fondamentale. «Il conseguimento della indicazione geografica ha assoluta rilevanza per lo sviluppo del settore suinicolo regionale perché – spiega Gianni Battacone - consentendo la tutela del prodotto, di fatto apre scenari commerciali interessanti anche per iniziative imprenditoriali che vogliano raggiungere mercati extra regionali. In una condizione come quella attuale, con le produzioni suinicole sarde non più vincolate dalle restrizioni di consumo e mercato al solo ambito regionale, il porcetto di Sardegna, identificato con un marchio che ne garantisce l’origine, può essere il cardine su cui le nuove generazioni di allevatori possono poggiare i loro progetti d’impresa. Il fatto poi che la gestione delle scrofaie e delle nidiate di suinetti destinati alla macellazione sia una peculiarità della suinicoltura regionale sarda, questo fa pensare che si possa davvero costruire una filiera produttiva con sbocchi commerciali importanti. Fondamentale sarà la formazione degli operatori: questa è di fatto la sfida che gli operatori di questo settore intendono cogliere. A questa sfida apporta il proprio contributo il dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari con ricerca e didattica per la formazione tecnica dei giovani e di trasferimento tecnologico a favore delle imprese».

Molto importante sarà la rete dei sardi in Italia e nel mondo. Il motivo della presenza nel comitato di Bastianino Mossa, presidente della Fasi, la rete dei circoli sardi in Italia. «Gli emigrati intervengono in questo obiettivo in funzione di consumatori, di promotori, ambasciatori - spiega Mossa -. Siamo 2,5 milioni i sardi fuori dalla Sardegna, sparsi in tutto il mondo. Solo in Italia la Fasi conta di circa 30 mila iscritti, in 68 circoli presenti in 12 regioni d’italia. La più a sud è Ciampino. Il centro e nord Italia hanno rappresentato la destinazione ideale di operai, pastori, militari e studenti legati indissolubilmente dalla cultura sarda che è prima di tutto cibo. Esiste una sorta di venerazione del porcetto. E infatti tantissime sono le nostre iniziative incentrate su questo prodotto, ricercato. Abbiamo per questo una struttura commerciale di prodotti di qualità, alla quale si rivolgono i sardi emigrati: la Sarda Tellus, con sede a Cagliari: per il porcetto Igp una solida rete commerciale su cui fare affidamento».

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