La Nuova Sardegna

25 Aprile

Il centenario Giuseppino Piga reduce di guerra: «Mai più l’orrore e la fame di allora»

di Argentino Tellini
Il centenario Giuseppino Piga reduce di guerra: «Mai più l’orrore e la fame di allora»

Sennori, la testimonianza degli orrori del secondo conflitto mondiale

25 aprile 2024
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Sennori Il sindaco Nicola Sassu lo ha invitato alla celebrazione del 25 aprile per portare una testimonianza sugli orrori della guerra. Giuseppino Piga, 100 anni compiuti il 6 marzo scorso, reduce di guerra, ha risposto presente. Lui il conflitto l’ha conosciuto: la seconda mondiale, quella voluta dai nazisti. Ed è uno dei pochi superstiti rimasti. Nella cerimonia di ieri ha parlato a braccio. Con pause bilanciate.

«I conflitti sono sempre la peggiore delle soluzioni, i politici devono garantire la pace», ha detto. Parole sante, che riflettono un secolo di storia sarda e italiana. Piga negli anni Venti era un alunno modello. Suo padre interrompe il sogno: a 6 anni lo strappa dai banchi e lo mette a lavorare. «Era un padre padrone – dice con una punta di amarezza – e mi ritrovai bambino a faticare come un mulo. Ma allora era normale».

Nel 1943, a 19 anni, la chiamata militare a Tempio, fante nel battaglione Forza Paris. Quindi il trasferimento a Cagliari. L’armistizio firmato da Badoglio. Prima ancora le bombe in città degli americani. A San Bartolomeo, a Pirri. Una scoppia ad un passo da lui. Rimane ferito alla fronte e soffrirà di sordità tutta la vita. Uno dei suoi incarichi è vigilare sulla ritirata dei tedeschi. «Molto più equipaggiati di noi, che non avevamo quasi niente». A bordo dell’incrociatore Monte Cuccuru il trasferimento a Palermo. In nave rischia la vita. I tedeschi attaccano con gli aerei. «Ci salvò miracolosamente il comandante con una manovra spericolata», precisa Piga. Nel capoluogo siciliano il conflitto continua, gli americani incalzano i tedeschi. Un’azione di guerra forse concordata con la mafia locale. Ma per Giuseppino Piga e i suoi compagni arriva dal nuovo governo un ordine ambiguo: catturare il bandito Salvatore Giuliano.

«Anche i suoi uomini erano più attrezzati di noi – esclama Giuseppino Piga –. Una volta ci sfuggì miracolosamente a Partinico». Nel 1946 il congedo e torna a Sennori. Si sposa con Maria Deiana, di Desulo, conosciuta nel suo mestiere di ambulante. Maria gli darà cinque figli. Non c’è lavoro ed emigra in Germania. Nel 1961 a Porto Torres nasce la Sir, il sogno petrolchimico di Rovelli. Giuseppino a fine anni ’60 ritorna in Sardegna: elettricista nello stabilimento e sindacalista nelle lotte operaie. Poi l’impegno politico. «Per me vengono prima le persone – spiega –. Le idee spesso vengono tradite».

La guerra nel frattempo non l’ha mai dimenticata. «Impossibile, un fardello che mi ha accompagnato sempre», precisa. Poi per Piga tremendi lutti. Dopo la pensione, ripreso il suo lavoro di ambulante, nel 1998 ad Orotelli perdono la vita in un incidente stradale i suoi giovani figli Gianfranco e Tino. Un colpo tremendo. Che mina profondamente l’animo del reduce, rivolto da allora solo alla famiglia che resta. Sono anni sereni, vissuti nel ricordo di chi non c’è più. Due anni fa muore l’amata moglie Maria. A dicembre scorso manca suo figlio Pietro. Giuseppino resiste. Lo confortano sua figlia Baingia Maria, 57 anni e Angela Pina di 60, nella casa di via Cottoni. «Mio padre vive ancora per noi - commenta quest'ultima –. È lucidissimo e pensa al domani. Dei suoi dispiaceri parla poco, ma dentro soffre ancora».

Giuseppino Piga non voleva andare all’invito del 25 aprile, poi si è convinto. «Non potevo tirarmi indietro – conclude –. Sono uno dei pochi reduci rimasti. Testimoni di un orrore e di una povertà che non devono più tornare».

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