La Nuova Sardegna

Il caso

Medicina, numero chiuso da abolire: test dopo sei mesi in facoltà

di Claudio Zoccheddu
Medicina, numero chiuso da abolire: test dopo sei mesi in facoltà

I docenti: «Migliaia di ricorsi»

28 aprile 2024
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Sassari A che altezza vola la gazza ladra? Come coltivavano i pomodori gli Incas? Chi ha inventato la Viennetta? Sono solo alcune delle domande che facevano parte dell’ultimo test d’ingresso alle facoltà di medicina che, da qualche giorno, è stato cancellato. Anche se molti ritengono che sia solo “spostato ” alla fine del primo semestre.

«L’odioso numero chiuso non ci sarà più», ha detto Roberto Marti, presidente della commissione Istruzione del Senato». Prima di entrare nel dettaglio è necessario specificare che le regole non cambieranno in corsa e che i test di ammissione di quest’anno non subiranno modifiche. Alle prove fissate per il 28 maggio e per il 30 luglio parteciperanno 71mila studenti, più di 61mila a medicina, mentre gli iscritti a veterinaria sono 7.862.

Le nuove regole Il Governo ha un anno di tempo per scrivere la riforma nel dettaglio. Le indicazioni, tuttavia, sono abbastanza precise: il famigerato test d’ingresso, si spera con domande meno fantasiose, verrà semplicemente spostato alla fine del primo semestre. Dunque, ingresso libero solo per i primi sei mesi, per giunta dopo aver completato i “percorsi di orientamento e di sviluppo delle vocazioni” previsti per gli ultimi tre anni delle scuole secondarie che daranno diritto a crediti da utilizzare alla fine del semestre di prova. Non solo, prima di accedere al test posticipato, quello che deciderà o cancellerà la carriera universitaria in medicina, sarà necessario superare gli esami considerati “fondamentali per l’ampia area biomedica, veterinaria, farmaceutica e sanitaria”. Il superamento degli esami consegnerà un numero di crediti che poi (sommati a quelli matuirati alle scuole superiori) permetteranno l’accesso al test d’ingresso, che si terrà all’inizio del secondo semestre o alla fine del primo, a seconda dei punti di vista. Dunque, la selezione è stata semplicemente spostata di sei mesi. Tra le tante proteste, spiccano quelle dei professori universitari iscritti all’Andu che sottolineano le zone d’ombra della riforma: si costringono gli studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie a impegnarsi in percorsi di formazione e orientamento che li distrarranno dagli studi scolastici e, per coloro che se lo potranno permettere, li porteranno a spendere per costosi corsi privati di sostegno, si fanno perdere a circa l’80 per cento degli iscritti al primo semestre universitario sei mesi di vita, impegnandoli nell’inutile impresa di sostenere entro la fine del semestre le materie previste con il massimo di voti possibile e con probabili spese per frequentare corsi privati di sostegno e, poi, si rende localistica la selezione che verrà completata dai singoli atenei attraverso gli esami delle materie previste, con il rischio di arbitrii e favoritismi. un localismo che, tra l’altro, darà la stura a tantissimi ricorsi.

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