La Nuova Sardegna

Cooperativa

3A Arborea, la battaglia del latte: mozione di sfiducia per metà cda

di Michela Cuccu
3A Arborea, la battaglia del latte: mozione di sfiducia per metà cda

Nell’anno dei ricavi record si registra una forte spaccatura nella dirigenza. La cooperativa è l’azienda leader del mercato sardo e terza nell’Uht in Italia

04 maggio 2024
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Arborea Nell’anno dei ricavi record alla 3A spira aria di fronda. Trenta soci della cooperativa assegnatari associati, leader del mercato lattiero-caseario sardo e terzo operatore nazionale nel latte Uht, hanno chiesto la convocazione dell’assemblea per deliberare la revoca dall’incarico di cinque componenti del cda. Una mozione di sfiducia, si potrebbe dire, se non fosse che sarà l’assemblea dei soci a decidere se Giorgio Rossi, Gianfranco Piga, Bruno Pettucco, Flavio Cinghialta e Valentino Fettamelli, dovranno uscire dal consiglio di amministrazione. L’accusa ipotizzata dai trenta firmatari è pesante: «Compromissione del rapporto fiduciario tale da pregiudicare l’affidamento nella gestione e delibere conseguenti».

Va detto subito che non è un fulmine a ciel sereno per i 155 soci della cooperativa che lo scorso anno ha prodotto 181 milioni di litri di latte bovino. Fonti vicine alla cooperativa riferiscono che, già al momento dell’approvazione del bilancio 2023, pari a 232 milioni di euro, gli stessi componenti del Cda, per i quali ora si propone di discutere la revoca, avessero proposto la loro uscita dal Consiglio. Una mossa che, secondo alcuni, sarebbe dovuta servire per mettere sotto scacco il presidente, Remigio Sequi che, con l’uscita di cinque consiglieri su un totale di nove componenti, avrebbe visto decadere il consiglio di amministrazione. Non ci sono fonti ufficiali: il telefono di Sequi squillava a vuoto e uno dei cinque consiglieri che potrebbero essere sfiduciati ha preferito rinviare eventuali dichiarazioni dopo l’esito dell’assemblea che dovrebbe tenersi nelle prossime settimane.

Sembra tuttavia che i cinque “dissidenti” contestino l’eccessivo accentramento di potere in capo al presidente che, eletto due anni fa in piena crisi aziendale ora rientrata, abbia per sé tutte le deleghe che gli altri vorrebbero ridistribuire tra i consiglieri. Tra queste, la più contesa sarebbe quella al personale, che permette di decidere sui ruoli apicali della coop. Sequi, noto commercialista oristanese in passato alla guida della Società bonifiche Sarde, era stato eletto ai vertici della 3A a gennaio 2022 con una mossa non unanimemente gradita, se si considera che l’assemblea quasi si spaccò. La lista di Sequi incasso 75 voti contro i 65 della parte che sosteneva Carletto Lasi. Assieme a Sequi entrarono a far parte del Cda, Francesco Arcai, Flavio Cenghialta, Valentino Fettamelli, Gianni Schiavon, Gianfranco Piga, Giorgio Rossi, Bruno Petucco, Francesco Passerò. Il segnale fu fin dall’inizio chiaro: c’era la necessità di un cambio, se non di rotta, per lo meno di volti rispetto alla gestione targata Gianfilippo Contu che due anni prima era stato rieletto alla guida della 3A. All’epoca, però, attorno a lui e al vecchio consiglio di amministrazione si consumarono mesi di scontri all’insegna delle visioni differenti sulla direzione da prendere.

La gestione targata Sequi ha dato grandi risultati nonostante negli ultimi tre anni, a causa della crisi globale, ben 45 aziende della Cooperativa abbiano chiuso i battenti. Determinante nel raggiungimento del fatturato record, 232 milioni di euro, vetta a cui mai si era arrivata in oltre 65 anni di storia con un aumento del 7 per cento rispetto al 2022, è stata la politica aziendale che ha dato priorità massima alla tutela del prezzo del latte, pagato all’allevatore a 60 centesimi al litro includendo l’Iva – due anni prima il prezzo si fermava intorno ai 34 centesimi – quindi garantendo un compenso in linea con quello del mercato nazionale. L’incremento del fatturato ha portato al rientro dalla perdita di 12 milioni di euro registrati nel 2021 e all’azzeramento, in due anni, dell’esposizione bancaria che si attestava a 26 milioni e mezzo.

I più ottimisti sono convinti che la crisi interna al Cda possa rientrare dopo un confronto tra i due schieramenti. Per saperlo bisognerà attendere l’esito dell’assemblea.
 

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