La Nuova Sardegna

La svolta

3A di Arborea, in attesa della assemblea decisiva, il cda revoca le deleghe al presidente Remigio Sequi

di Michela Cuccu
3A di Arborea, in attesa della assemblea decisiva, il cda revoca le deleghe al presidente Remigio Sequi

La vera partita si giocherà tra pochi giorni. I cinque oppositori dello stesso Sequi in cda potrebbero perdere il loro incarico

13 maggio 2024
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Arborea Il consiglio di amministrazione della 3A, riunitosi nelle scorse ore, ha revocato le deleghe assegnate al presidente Remigio Sequi. A quanto è dato capire non si tratta di una mossa di sfiducia nei confronti del presidente, ma di un primo passo che dovrebbe portare a un rimescolamento delle carte, dei ruoli e anche dei protagonisti, a breve, alla prossima assemblea.

È evidente che questo è un momento molto delicato per la 3A, come fa capire anche la scarna nota che la società ha emesso ieri in serata, dove non si conferma né si smentisce l’indiscrezione che ha visto la revoca delle deleghe.

«La Cooperativa Assegnatari Associati Arborea conferma unicamente che l’Assemblea dei Soci e il Cda saranno, nel presente e nel futuro, il luogo dell’ascolto, del confronto tra tutti i Soci e dell’elaborazione delle strategie di sviluppo del principale distretto agroalimentare della regione. Esse rappresentano, infatti, il luogo d’elezione della dialettica societaria e le sedi appropriate a cui è rimandata la decisione sul miglior assetto della Cooperativa, con l’unico obiettivo di far in modo che la 3A continui a svolgere il suo ruolo di volano di sviluppo e di benessere per la regione Sardegna». La crisi dentro al cda era iniziata qualche settimana fa quando, al momento dell’approvazione del bilancio da 223 milioni di euro, la cifra più alta raggiunta nella storia della 3A, cinque amministratori della cooperativa, Giorgio Rossi, Gianfranco Piga, Bruno Pettucco, Flavio Cinghialta e Valentino Fettamelli, durante una seduta del Cda avevano proposto la loro uscita dal Consiglio. Il motivo dell’addio era la critica a una gestione ritenuta accentratrice del presidente Sequi, che aveva tenuto per sé tutte le deleghe, compresa quella al Personale, forse la più ambita dato che con quella si decidono anche i ruoli apicali in azienda. Se la loro uscita fosse stata accolta, il Consiglio di amministrazione si sarebbe trovato senza i numeri per andare avanti e dunque, si sarebbe sciolto. Pochi giorni dopo, in evidente reazione alla richiesta dei cinque “dissidenti” era arrivata la richiesta di 30 soci della cooperativa per la convocazione dell’assemblea con all’ordine del giorno la revoca dall’incarico dei cinque componenti del cda, con l’accusa di aver «compromesso il rapporto fiduciario» con il presidente.

Se la linea dei contestatori dovesse passare, si ripeterebbe lo stesso scenario di due anni fa, quando, a doversi dimettere, anche in questo caso un anno prima della scadenza naturale del proprio mandato, fu l’allora presidente Gianfilippo Contu. All’epoca, però, attorno a Contu e al vecchio consiglio di amministrazione si consumarono mesi di scontri all’insegna delle visioni differenti sulla direzione da prendere. Sequi venne eletto gennaio 2022 con una mossa non unanimemente gradita, se si considera che l’assemblea quasi si spaccò.

La lista di Sequi incassò 75 voti contro i 65 della parte che sosteneva Carletto Lasi. Assieme a Sequi entrarono a far parte del Cda, Francesco Arcai, Flavio Cenghialta, Valentino Fettamelli, Gianni Schiavon, Gianfranco Piga, Giorgio Rossi, Bruno Petucco, Francesco Passerò. La gestione targata Sequi ha dato risultati giudicati positivi: l 'incremento del fatturato ha portato al rientro dalla perdita di 12 milioni di euro registrati nel 2021 e all’azzeramento, in due anni, dell’esposizione bancaria che si attestava a 26 milioni e mezzo.

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