Taser, il cardiologo Terrosu: «Il rischio di arresti cardiaci esiste ma è raro»
«Chi ha già una patologia o chi è sotto l’effetto di droghe o alcol, o chi si trova in condizioni di ischemia può essere più esposto al rischio di aritmie»
Sassari «Il taser può provocare un arresto cardiaco, ma si tratta di eventi rari che riguardano soprattutto persone con un cuore malato o con altre condizioni particolari».
Pierfranco Terrosu, per oltre vent’anni primario di Cardiologia all’ospedale Santissima Annunziata di Sassari, spiega gli effetti dello strumento in dotazione alle forze dell’ordine. La sua valutazione prescinde ovviamente dal caso specifico.
«Il taser dà una scarica elettrica simile a quella di un fulmine, anche se di intensità molto inferiore. Le conseguenze dipendono da due fattori: se il cuore è malato e predisposto alle aritmie e dal percorso che la corrente compie nel corpo. Se l’arco voltaico attraversa il cuore, può interferire con l’attività elettrica e determinare un’aritmia o, nei casi più gravi, un arresto cardiaco».
Oltre all’effetto sul cuore, Terrosu segnala un altro rischio. «La scarica blocca temporaneamente la muscolatura. È l’effetto che serve a immobilizzare la persona, ma può provocare cadute traumatiche. Per questo i protocolli delle forze dell’ordine prevedono di non usarlo in condizioni di pericolo, per esempio vicino a un burrone o a uno specchio d’acqua».
Nella maggior parte dei casi non ci sono conseguenze gravi, ma esistono situazioni che aumentano la vulnerabilità. «Chi ha già una patologia cardiaca, chi è sotto l’effetto di droghe o alcol, o chi si trova in condizioni di ischemia può essere più esposto al rischio di aritmie. L’alcol, ad esempio, ha un effetto aritmogeno e amplifica la sensibilità del cuore».
Terrosu cita l’esperienza internazionale. «Gli americani utilizzano il taser da tempo e hanno casistiche che documentano questi effetti collaterali. Sono rari, ma si devono mettere in conto». Proprio per questo esistono protocolli precisi. «In linea di massima, quando viene usato, le forze dell’ordine devono avere a disposizione anche un defibrillatore. È previsto che ci sia, proprio per affrontare eventuali emergenze cardiache».
Un altro aspetto è il tempo di insorgenza. «L’arresto cardiaco non è sempre immediato. Può verificarsi anche nei minuti successivi alla scarica. È una possibilità che conferma come si tratti di fatalità legate a condizioni particolari. Se enfatizziamo il rischio, sembra che il taser uccida. Non è così. Stiamo parlando di una possibilità che esiste, ma solo in presenza di fattori predisponenti. Nella stragrande maggioranza dei casi non succede nulla di grave».
Due elementi restano centrali, secondo Terrosu. «Il primo è l’effetto elettrico sul cuore, che in rarissimi casi può scatenare un’aritmia grave. Il secondo è l’effetto traumatico della caduta. Per questo va usato come estrema ratio, in situazioni di pericolo reale, quando serve a immobilizzare una persona violenta e a proteggere chi le sta intorno».
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