“Visioni sarde”, il primo premio “Paolo Pulina” va a Salvatore Mereu
Il regista di Nuoro sul podio a Roma con il cortometraggio “Su cane est su miu”
Roma «Particolarmente apprezzate la sensibilità e la verità con le quali vengono descritte le dinamiche della costruzione identitaria maschile; la ricerca di rispetto, l’affermazione del sé, i giochi di potere e l’assunzione della figura del capo all’interno del gruppo sociale. Il tutto senza dimenticare di descrivere la dicotomia tra il disagio personale e il desiderio di essere apprezzati e accolti a tutti i costi, a volte a scapito di un pezzo di noi stessi. Poetica la scena finale dove il gioco nell’acqua ristabilisce gli equilibri e quasi sana le acredini. Splendida la fotografia di Francesco Piras».
È con questa motivazione che la giuria di “Visioni sarde” ha assegnato, nei giorni scorsi a Roma, al Nuovo Cinema Aquila, il primo premio "Paolo Pulina” a “Su cane est su miu”, il cortometraggio di Salvatore Mereu. È lui, il regista nuorese, ad aversi così aggiudicato la 12esima edizione del concorso che promuove il cinema indipendente dell’isola.
A consegnare il premio, su invito del presidente della Fasi Bastianino Mossa, ci ha pensato Marinella Mirinino, vedova di Paolo Pulina, indimenticato esponente della Fasi (Federazione delle associazioni sarde in Italia) scomparso nel 2024. Con Mirinino, particolarmente commossa, l’intera giuria del concorso: Marcello Atzeni (giornalista), Lia Careddu (attrice), Gaia Siria Meloni (regista), Simone Pinchiorri (critico cinematografico), Matteo Porru (scrittore), Paola Sini (attrice e produttrice).
A "Su cane est su miu” di Salvatore Mereu è stato assegnato anche il Premio Cinema in Limba, consegnato dal linguista Simone Pisano. «Il corto evoca luoghi e situazioni ben definiti, immersi in un passato non lontanissimo, comunque abbastanza inafferrabile (un esile richiamo storico ce lo danno le poche autovetture parcheggiate vicino alle case del paese) – ha detto Pisano –. Lo spettatore è trasportato in un paese del centro Sardegna, in un caldo giorno d’estate. Protagonisti sono tre bambini e un cane. Con la sua nota capacità di introspezione il regista scandaglia le zone d’ombra che caratterizzano il genere umano sin dall’infanzia: aggressività, crudeltà, istinto di sopraffazione emergono nelle dinamiche di questo piccolo gruppo sociale e si sciolgono nella quasi catartica scena finale in cui i bambini sono ricondotti a una dimensione di innocenza, di gioco, di irruenza festante e inconsapevole. Sotto il profilo eminentemente linguistico colpisce l’interazione, mai artificiale, tra i bambini che parlano varietà differenti: la lingua è uno strumento espressivo efficace e iconico che, pur legato ai luoghi e alle vicende descritte, contribuisce a dare alla storia una dimensione universale. Un uso della lingua maturo, quotidiano, lirico che diventa parte integrante di quest’opera originale, pure fortemente legata a su connotu nostru, a quello che siamo e conosciamo».
Due le menzioni speciali assegnate nel concorso generale per l’occasione. Una è andata al film "Ajò West!” di Sata Corbioli, l’altra a “Infanzia e gioventù di Gramsci” di Paolo Zucca e del collettivo Mira (Alessandra Atzori e Milena Tipaldo).
Questa la motivazione per “Ajò West!”: «Attraverso un’animazione divertente ed essenziale, “Ajò west!” riesce a descrivere in forma squisitamente dissacrante tutti i cliché legati all’immaginario sardo, con un finale brillante che ci riporta alla scaltrezza personale dell’anima indigena ma anche alla coesione sociale tipica della nostra cultura. I dialoghi, freschi e divertenti, fanno sorridere e rendono il progetto ricco di spunti ritmici davvero interessanti».
Questa, invece, la motivazione “Infanzia e gioventù di Gramsci”: «Il corto ci restituisce attraverso un’opera tanto elegante quanto necessaria, non solo la raffigurazione didattica della genesi del grande Gramsci, ma anche il messaggio di forza morale che il suo difficile inizio di vita ci impone alla riflessione. Attraverso un’animazione deliziosamente pulita, noi tutti tifiamo per il piccolo e coraggioso Gramsci, empatizzando con lui in forma quasi intima. Il voice over di Pannofino aggiunge profondità alla dolcezza delle immagini. Un lavoro doveroso che ci auguriamo possa avere una veicolazione didattica».
“Visioni sarde” fa parte dello storico Festival “Visioni italiane” promosso dalla Fondazione Cineteca di Bologna, Comune di Bologna, Ente mostra internazionale del Cinema libero, Ministero per i beni e le attività Culturali e del Turismo, Direzione generale per il Cinema, Regione Emilia e Romagna. La direzione artistica è affidata ad Anna Di Martino. La Sezione “Visioni sarde” è stata fortemente voluta dalla Regione autonoma della Sardegna, Fondazione Sardegna film Commission e dalla Fasi. Particolarmente preziosa la partnership mediatica offerta dal portale CinemaItaliano.info.
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