La Nuova Sardegna

La vittima

Cinzia Pinna, dall’azienda di famiglia alla voglia di indipendenza: «Era un’anima libera»

di Luca Fiori
Cinzia Pinna, dall’azienda di famiglia alla voglia di indipendenza: «Era un’anima libera»

La 33enne aveva avuto qualche contrasto con i familiari ma era molto legata alla sorella che aveva denunciato la sua scomparsa

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Castelsardo Un’anima ribelle, uno spirito libero che aveva scelto di vivere una vita diversa da quella che la famiglia aveva immaginato per lei. Aveva solo 33 anni Cinzia Pinna, ma aveva già conosciuto cadute e rinascite. Figlia di una delle famiglie storiche di Castelsardo, Cinzia conosceva il peso di un cognome celebre, ma aveva scelto di percorrere altre strade. Spesso lontane da queste in pietra, che a fine settembre - sotto un sole quasi estivo - sono ancora piene di turisti che si avventurano a piedi fino al Castello dei Doria, per ammirare una vista mozzafiato. «Cinzia ha sempre amato divertirsi – racconta un’amica in un bar del centro di Castelsardo – e ha sempre avuto tanti amici, sin da quando era una ragazzina. Voleva essere libera – aggiunge – e forse ha fatto qualche scelta sbagliata, che ha pagato a caro prezzo. Ma nessuno di noi che la conosciamo da bambina – conclude – avrebbe mai pensato a una fine così».

Rapporti tesi. Con i familiari negli ultimi anni i rapporti erano tesi e complicati. Ma Cinzia aveva conservato un forte legame con la sorella Carlotta, che i giorni scorsi, preoccupata per la sua scomparsa, aveva lanciato appelli sui social nella speranza di rintracciarla: “Questa è mia sorella Cinzia, la notte tra giovedì 11 e venerdì 12 è andata via da un locale a Palau, non riusciamo a metterci in contatto con lei, se qualcuno l’ha vista mi contatti ”. Cresciuta tra il profumo del mare e quello delle cucine del “Cormorano”, ristorante fondato da suo padre Renato, Cinzia aveva imparato presto il valore del lavoro, ma aveva preferito guadagnarsi da vivere lontano dall’azienda di famiglia.

Le famiglie amiche. Tra lei ed Emanuele Ragnedda la frequentazione era abbastanza recente, ma le loro famiglie si conoscevano bene da tempo. Tra i Pinna e i Ragnedda i rapporti erano di stima e amicizia, consolidati quando Renato Pinna aveva aperto un ristorante tra Castelcervo e Liscia di Vacca, a Porto Cervo, insieme all’amico ristoratore Gianni Sini. Cinzia era cresciuta in questo contesto: un ponte naturale tra due dinastie che rappresentavano la storia e l’eccellenza della Sardegna turistica.

Fuori dagli schemi. «Eppure, lei aveva sempre cercato di vivere al di fuori dei legami familiari – spiega una sua amica di infanzia – di ritagliarsi la propria libertà, passo dopo passo». Avrebbe potuto avere una vita semplice, ma ne aveva scelta una in salita. Quella dei Pinna è infatti una di quelle grandi famiglie che hanno fatto la storia dell’imprenditoria turistica di Castelsardo. «Una famiglia numerosa e laboriosa – racconta un gruppo di anziani nelle piazza del paese – che ha saputo cogliere e interpretare nel migliore dei modi la svolta e poi la vocazione turistica di questo antico borgo». Renato, il padre di Cinzia, insieme ai fratelli Mauro, Bruno ed Edoardo aveva dato vita al “Cormorano” uno dei ristoranti storici della cittadina dei Doria, divenuto negli anni un autentico tempio della cucina castellanese e della raffinatezza a tavola. Per alcuni anni Renato aveva gestito anche il “Petit Hotel” di Tempio. Poi è arrivato il “Baga Baga”, hotel ristorante, incastonato nella macchia mediterranea. Cinzia si era allontanata da tutto questo per avere la sua indipendenza. L’aveva trovata a Palau, dove purtroppo ha incontrato anche chi ha spezzato i suoi sogni.

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