Giacomo Spissu: «Contro un’isola che invecchia crediamo nelle idee innovative»
Il presidente della Fondazione di Sardegna: «La Sardegna ha l’attitudine giusta sui progetti tecnologici. Ora l’Et può portare ricercatori a Lula». L’evento “Connessioni future” a Sassari: «Mettiamo talenti a confronto»
Sassari per tre giorni diventa il polo dell’innovazione. Dici innovazione e pensi tecnologia. Sì, corretto, ma anche cultura, sociale, istruzione. Dall’11 al 13 novembre va in scena all’Ex-Ma.Ter “Connessioni future”, evento organizzato dalla Fondazione di Sardegna attraverso la sua piattaforma dedicata all’innovazione, Innois, che prevede incontri, laboratori, dibattiti. Connessioni a tutto tondo, tra realtà innovative e creative dell’isola e provenienti da oltremare. Nella giornata di apertura, quella più istituzionale, ad aprire le danze è Giacomo Spissu, presidente della Fondazione di Sardegna.
Quando ha visto il programma e letto i nomi degli ospiti di “Connessioni future” cos’ha pensato?
«È un evento che stiamo provando a radicare a Sassari e farlo diventare ricorrente. Il nome richiama questo momento in cui siamo sempre collegati e iperconnessi e la sfida è poter mettere in campo dei talenti dall’isola e quelli chiamati in giro per il mondo. Mostreremo attività che sosteniamo, start-up che finanziamo, in questo interessante brodo innovativo che è la Sardegna».
Isola polo di innovazione?
«Parlano quasi trent’anni di attenzione e crescita di società innovative, la Regione stessa dagli anni ’90 ha favorito e sostenuto il terreno dell’innovazione con il Parco scientifico e tecnologico poi diventato Crs4, di cui Carlo Rubbia era animatore, e oggi che rimangono Sardegna ricerche e vengono fatti altri passi avanti importanti».
E la corsa per l’Einstein telescope.…
«Che rientra in questa attitudine della Sardegna. Per sua definizione sarà un luogo di ricerca fisica e futura, se lo avremo solo a Lula o meno dipenderà da scelte di tipo scientifico. Lula è in una delle nostre zone più interne e potrebbe attrarre studiosi e ricercatori, che dovranno trovare una buona condizione di vita».
I titoli delle giornate di “Connessioni future” sembrano ricalcare gli indirizzi programmatici della Fondazione da qui al 2028: educazione, cultura, sociale, nel segno dell’innovazione. È così?
«Noi dobbiamo destinare una parte del buon andamento dei nostri investimenti patrimoniali alla cosiddetta filantropia e al sociale. Da quello in senso stretto, con il sostegno alle fasce più bisognose, a una grossa parte di finanziamenti che alimentano un tessuto sociale, culturale e artistico di qualità. I settori sono distribuiti in buona misura attraverso i bandi (di recente la Fondazione di Sardegna ha pubblicato le risorse stanziate per i bandi 2026, in totale 13,2 milioni di euro, ndr). Sollecitiamo più il mondo organizzato che i singoli e sosteniamo progetti strutturali con le convenzioni con università, comuni, musei, fondazioni».
Quindi che ruolo ha la Fondazione di Sardegna nella società?
«Siamo una ragnatela tra soggetti che aiuta, nel momento in cui gli interventi pubblici in questi settori diminuiscono. Noi abbiamo la presunzione, ma di fatto è così, di poter costituire un importante collante. Se non ci fossimo, molte iniziative non sopravviverebbero».
Siete tra le prime fondazioni d'Italia, all’undicesimo posto su 83. Qual è la vostra dimensione?
«Siamo una grande fondazione, lo dice la graduatoria che deriva dal patrimonio (al 2024, quello netto della Fondazione di Sardegna è di 981 milioni di euro, ndr). Siamo grandi anche perché i nostri investimenti sono in Cassa depositi e prestiti, di fatto la cassaforte dello Stato. Noi siamo il socio privato più importante, quello che ha il maggior numero di azioni, il secondo azionista di Bper banca, siamo in grosse società come F2i. Siamo dentro l’associazione Acri insieme ad altre fondazioni con le quali gestiamo progetti di valenza nazionale. Io sono uno dei vicepresidenti di Acri, con delega per il meridione, nel quale esistono fondazioni piccole e con difficoltà. Noi, non va dimenticato, siamo attivi in tutta la regione».
Mi dà un suo sguardo sulla Sardegna di oggi? Un’isola in equilibrio tra il potere politico di Cagliari, le aspirazioni di Sassari e l’ambizione economica di Olbia?
«Se usiamo il luogo comune che usano tutti, ma che è certificato, i due fenomeni dominanti sono l’invecchiamento e lo spopolamento. Molti giovani per ragioni di studio li mandiamo noi stessi fuori, diciamo loro di andare alla ricerca di contesti formativi e diversi, e noi che restiamo invecchiamo. È un dato di base difficile da riorientare in tempi brevi. Sono processi su cui lavorare e che forse sono stati sottovalutati in passato. Dodici anni fa quando parlavo di denatalità sembrava una cosa strana e invece... lo spopolamento, poi, che non è un tema solo sardo ma diffuso in tutto il meridione, e allargato all’Europa. A questo si associa la spinta all’inurbamento, la gente abbandona i piccoli centri e c'è una polarizzazione verso i grandi centri. Olbia è l’unica città con il segno più sui dati della popolazione. Questi elementi, insomma, portano con loro problemi giganteschi».
Il tentativo è quello di provare a diventare un centro attraente per i giovani?
«Qui c’è gente sveglia e innovativa, che ha studiato e sta mettendo in piedi dei progetti. A Cagliari esiste abbastanza un polo tecnologico, frutto della lungimiranza degli anni ’90 come dicevo, non è casuale che ci sia passato Nichi Grauso e che Tiscali sia nata lì. Cagliari ma non solo: a Sassari si sta creando un buon clima grazie a un’attenzione diversa della città, abbiamo società attive nel campo innovativo, penso ad Abinsula; cose interessanti possono nascere dal vecchio polo chimico di Porto Torres, che stiamo aiutando a venire fuori; Alghero si sta portando avanti, dov’è già attivo il Porto Conte ricerche. La Sardegna senza l’impedimento delle barriere fisiche di un’isola crea collegamenti con gli altri continenti anche standosene ad Alghero, Bosa o Gavoi, dove proprio qualche giorno fa hanno fatto un'iniziativa interessante fondata sull'attrazione dei nomadi digitali».

