La Nuova Sardegna

L’intervento

L’allarme di Andrea Pignataro, il nuovo uomo più ricco d’Italia: «Stiamo insegnando all’intelligenza artificiale come sostituirci»

L’allarme di Andrea Pignataro, il nuovo uomo più ricco d’Italia: «Stiamo insegnando all’intelligenza artificiale come sostituirci»

Il manager fondatore del gruppo finanziario Ion ha un patrimonio stimato di 42,8 miliardi di dollari

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Milano Andrea Pignataro, fondatore e guida del gruppo finanziario Ion, è stato indicato da Forbes come l’uomo più ricco d’Italia, con un patrimonio stimato in 42,8 miliardi di dollari. Un primato che arriva in una fase delicata per il settore tecnologico: nelle ultime settimane, a Wall Street, le società quotate che sviluppano software hanno bruciato circa 2 mila miliardi di dollari di capitalizzazione, travolte dai timori legati all’intelligenza artificiale.

Ion non è quotata in Borsa, ma alcune sue obbligazioni sì, e anche questi titoli hanno risentito delle turbolenze. È in questo contesto che Pignataro, tradizionalmente molto riservato, ha diffuso un documento di nove pagine dal titolo The Wrong Apocalypse (“L’Apocalisse sbagliata”), nel quale espone le sue preoccupazioni sull’uso dei più diffusi strumenti di AI generativa messi a disposizione da Anthropic, OpenAI e dagli altri grandi operatori del comparto.

Secondo l’imprenditore, il pericolo non risiede soltanto nelle capacità tecniche dei modelli, ma nella dinamica competitiva che spinge le imprese ad adottarli. Ogni azienda, singolarmente, agisce in modo razionale per non restare indietro rispetto ai concorrenti; collettivamente, però, questo comportamento finisce per rafforzare piattaforme che stanno imparando a sostituire gli stessi intermediari che oggi le utilizzano. Il rischio è quello di un “effetto a cascata” capace di colpire intere filiere economiche: professionisti e colletti bianchi alimentano infatti i ricavi di molti altri settori, dai viaggi agli alberghi, dagli uffici alla ristorazione, fino alla formazione.

Il saggio nasce come replica all’intervento “L’adolescenza della tecnologia” di Dario Amodei, fondatore di Anthropic, le cui dichiarazioni avevano contribuito alle vendite massicce dei titoli software. Pignataro giudica eccessiva quella reazione. Riconosce che strumenti come Claude siano già in grado di svolgere attività oggi affidate a software o impiegati – scrittura di codice, analisi di dati, redazione di documenti – ma sottolinea che non sono ancora capaci di integrarsi nei meccanismi organizzativi delle aziende, diventandone il linguaggio condiviso tra manager e dipendenti.

Programmi come PowerPoint, osserva, non sono semplici strumenti tecnici: rappresentano formati standardizzati che clienti e partner si attendono, facilmente revisionabili e integrati nei processi interni di controllo qualità. Allo stesso modo, i software gestionali sono radicati nelle prassi aziendali. «Le imprese non usano Salesforce, parlano Salesforce», afferma Pignataro, indicando come il cambiamento dei sistemi organizzativi incontri una naturale resistenza, soprattutto nelle grandi strutture.

Anche per quanto riguarda i colletti bianchi, la sostituibilità non è automatica. Un praticante in uno studio legale, per esempio, non si limita a redigere bozze, ma opera dentro un complesso sistema di relazioni e convenzioni comunicative, interpreta le aspettative dei clienti e valuta quando segnalare un rischio. Si tratta di funzioni di raccordo che, al momento, l’intelligenza artificiale fatica a replicare.

Il nodo, secondo Pignataro, emerge quando le stesse aziende utilizzano l’AI generativa per le attività quotidiane. Anche senza condividere dati sensibili, rischiano di trasferire ai modelli il proprio know-how linguistico e organizzativo. Una società di consulenza che impiega Claude per elaborare analisi non ottiene soltanto efficienza: contribuisce a insegnare alla piattaforma come si strutturano le valutazioni, quali criteri di controllo applicare e quali errori evitare. Nel tempo, attraverso migliaia di utilizzatori, il sistema può costruire una mappa dettagliata di quel linguaggio professionale.

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