La Nuova Sardegna

L’intervista

Giuseppe Conte in Sardegna parla di riforma della giustizia, sicurezza, crisi della giunta Todde – VIDEO

di Giuseppe Centore
Giuseppe Conte in Sardegna parla di riforma della giustizia, sicurezza, crisi della giunta Todde – VIDEO

Il presidente del Movimento cinque stelle in città per partecipare a un evento per la campagna elettorale per il no al referendum del 23 marzo

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Cagliari L’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, presidente del Movimento Cinque Stelle oggi, 26 febbraio, in città per partecipare a un evento per la campagna elettorale per il No al referendum del 23 marzo. In questa intervista affronta i temi dell’attualità nazionale ma non solo.

In queste settimane assistiamo a continui cambiamenti sul fronte delle scelte tariffarie dell’amministrazione Usa. Ritiene che il governo si stia muovendo nel modo migliore, e quali ricadute teme vi possano essere per le economie fragili come quella sarda?

«Il governo si è mosso nel modo peggiore, nessuna azione davvero incisiva, nessuna presa di posizione degna di un Paese che si fa rispettare e che soprattutto tutela le sue imprese. Fateci caso: Giorgia Meloni in questi giorni ha fatto video per attaccare le sentenze dei magistrati e sui comici che non vanno a Sanremo, ma non ha detto una parola per commentare la bocciatura dei dazi americani da parte della Corte Suprema, né la decisione di Trump di rilanciare con nuove tariffe globali. Nulla di nulla pur di non scontentare Washington. Bisognava invece essere fermi, sfruttare la bocciatura della Corte Suprema Usa per potenziare la nostra posizione contrattuale e quella europea. E lo dice uno che quando era Presidente del Consiglio non ha esitato a dire no a Trump, ho firmato gli accordi della Via della Seta proprio pensando ai benefici che ne sarebbero derivati per l’Italia e per il nostro settore produttivo. Nel frattempo però i nostri imprenditori non ce la fanno più: manca un serio piano industriale, la produzione industriale è in calo da tre anni consecutivi, vengono tagliati fondi alle imprese per deviarli sul Riarmo. Il governo Meloni non sta facendo nulla per risolvere le vere emergenze degli italiani».

La vicenda di Rogoredo, nella dinamica accertata e nelle dichiarazioni immediatamente successive all’omicidio, quali riflessioni dovrebbe suggerire? Non ritiene che le forze politiche e le Istituzioni debbano avere più prudenza nel commentare i fatti prima ancora che se ne sia accertata la dinamica e le responsabilità?

«Sì. Assolutamente. Non a caso Meloni e Salvini si sono affrettati a fare retromarcia, dopo che avevano vergognosamente strumentalizzato il caso Rogoredo e difeso a spada tratta il poliziotto. Ora invocano pene più severe, ma non servono pene più severe, serve semplicemente applicare la legge – che fino a prova contraria è uguale per tutti i cittadini – e non ricorrere a scudi penali per le forze dell’ordine. E tutta questa strumentalizzazione da parte loro è solo per gasare, con la loro becera propaganda, la curva dei loro sostenitori in vista del referendum sulla giustizia. Se davvero hanno a cuore le forze dell'ordine e i tantissimi professionisti che lavorano per il bene comune in condizioni precarie, dovrebbero fare nuove assunzioni, aumentare organici e stipendi».

Anche alla luce dei fatti di Rogoredo e dell’episodio accertato a Roma con i furti di capi di abbigliamento da parte delle forze dell’ordine ritiene che il sistema dei controlli interni negli apparati di sicurezza e di ordine pubblico, vada regolato? Il Decreto sicurezza risponde a queste esigenze?

«Per difendere il buon nome di tantissimi agenti che servono lo Stato e la collettività con disciplina e onore, cioè la stragrande maggioranza, bisogna individuare ogni eventuale complicità e eventuali altre condotte scorrette presenti ma non individuate. Il decreto sicurezza non risponde affatto a questa e ad ogni altra vera esigenza di sicurezza per i cittadini: il cosiddetto scudo penale nella sua versione finale è il solito pasticcio giuridico del governo Meloni che vorrebbe aprire la strada al principio incostituzionale del regime differenziato tra cittadini. Proprio perché incostituzionale non è applicabile e quindi diventa una norma slogan, di pura propaganda, che prende in giro le forze di polizia. Sono loro, le prime a bocciare lo scudo, rifiutano qualsiasi privilegio e chiedono invece un vero sostegno tramite assunzioni straordinarie, stipendi adeguati, orari di lavoro umani e la copertura delle spese legali».

Tutti i sondaggi danno in recupero il fronte del No sul referendum di fine marzo. Quali sono le ragioni più significative che dovrebbero spingere a votare contro la riforma del governo del sistema giudiziario proposta dal Governo e votata dalle Camere?

«Intanto smontiamo la prima bufala del governo: questa riforma non serve a migliorare e ad efficientare la nostra giustizia, come ha ammesso lo stesso ministro Nordio. A cosa serve davvero la riforma ce lo ha spiegato sempre lui, il ministro, quando dice che conviene anche al centro sinistra se dovesse andare al governo, perché il loro obiettivo è chiaro: il governo di turno deve poter lavorare senza nessun intralcio della magistratura. Ma a Nordio dico no grazie, a noi questa riforma non serve, perché noi non vogliamo una classe politica di impuniti, per noi la legge è uguale per tutti e non permetteremo che si metta la magistratura sotto il tacco della politica».

Lei è oggi in Sardegna e visiterà anche alcune aree colpite da maltempo. Come ritiene si sia mosso il governo su questa vicenda?

«Guardi, non sono solito fare polemiche quando ci sono tragedie come queste. Per me era importante venire in questi territori adesso, perché il segnale che dobbiamo dare è che la politica, le istituzioni devono rimanere accanto alle popolazioni anche quando l’emergenza è passata e restano solo i problemi concreti e le difficoltà, dobbiamo fare in modo che i riflettori non si spengano e che l’attenzione resti alta. La risposta dello Stato dovrà essere celere e seria, è il momento della responsabilità delle istituzioni».

In questi due anni di legislatura regionale il governo ha quasi sistematicamente impugnato le leggi regionali. Molte sue impugnazioni sono state accolte dalla Corte Costituzionale. Ritiene che si ponga per le Regioni a statuto speciale un problema di difesa di prerogative costituzionali a fronte di logiche nazionali spesso centraliste?

«Il governo ha impugnato molte delle leggi approvate da tutte le Regioni governate dal campo progressista. E non credo sia un caso. La Corte Costituzionale si è espressa negativamente su più leggi e la Regione Sardegna ne ha preso atto. Ma in altri casi si è espressa favorevolmente, come sull’autonomia differenziata che ha dato ragione alla Sardegna bloccando chi voleva spaccare in due il Paese. Alessandra Todde ha sempre sostenuto quanto sia importante per la sua giunta e per il popolo sardo la difesa del proprio statuto, della propria autonomia e delle prerogative della Regione in tante materie strategiche».

Sabato si terrà a Cagliari una manifestazione indetta dalla presidente Todde contro la scelta del ministero di Giustizia di inviare nell’isola oltre un terzo dei detenuti d’Italia ristretti al 41bis. Come può fare il Parlamento e cosa contate di fare voi M5s. Pensate di rivolgervi in qualche modo alle più alte magistrature dello Stato, visto che il trasferimento di questa tipologia di detenuti parrebbe cozzare contro l’articolo 119 della Carta?

«Sostengo la scelta della Todde e il M5s ha aderito convintamente alla mobilitazione di sabato a Cagliari. Non è una battaglia ideologica contro il 41-bis, che resta uno strumento fondamentale dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata. È una battaglia per il rispetto della Sardegna, per il coinvolgimento delle sue istituzioni e per il diritto dei sardi a non subire decisioni calate dall’alto. La Sardegna già ospita detenuti al 41bis, ma questa scelta di dedicare 3 carceri in esclusiva scarica sulla Sardegna un peso sproporzionato e inaccettabile, significa trasformarla in un’isola carcere, senza alcun confronto preventivo con le istituzioni regionali».

In questi giorni vi sono molte tensioni tra la presidente Todde e il Pd sardo in relazione alle nomine in campo sanitario. Il clima da più di otto mesi non segna bel tempo. Come commenta quella che a tutti gli osservatori appare come uno stato di pre-crisi? Difenderete la presidente sino alla fine o immaginate anche che possa essere lei stessa propensa a staccare la spina e a chiudere in anticipo la legislatura?

«Il confronto tra forze politiche è normale, ognuno ha le sue posizioni che sono ovviamente legittime, Alessandra ha il compito difficile di dover fare sintesi. L’assessorato alla sanità è espressione del M5s e anche il M5s si è confrontato con la presidente a più riprese per individuare le scelte migliori per rilanciare una sanità distrutta dopo anni di mal governo regionale. I sardi vogliono una sanità che funzioni e che torni a prendersi carico delle persone senza fare distinzioni tra cittadini di serie A o serie B. Le scelte già fatte non rispondono a criteri di appartenenza ma di competenza e questo dimostra che il cambiamento è già in atto».

Le modifiche dei vertici del Movimento hanno coinvolto anche la Sardegna, con il coordinatore regionale Licheri che è diventato uno dei suoi più stretti collaboratori. Quando si conoscerà il nome del nuovo coordinatore regionale? I candidati sono ristretti alla coppia Sabrina Licheri/Alessandro Solinas?

«Venerdì la comunità del M5s è chiamata a votare sulla proposta dei nuovi vicepresidenti del M5s. Oggi vedrò il gruppo consigliare, gli eletti del M5s di tutta la Sardegna, il nostro sindaco di Nuoro, Emiliano Fenu, il network giovani, con l’obiettivo di rilanciare con forza la nostra presenza sul territorio sostenendo il grande lavoro che sta facendo Todde. Sono convinto che il coordinamento regionale esprimerà i nomi migliori e guiderà il rilancio del M5s Sardegna con passione, correttezza e impegno politico».

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