La Nuova Sardegna

L’edizione 2026

«Sardi artigiani delle vigne più antiche» – Per la guida Slow wine l’isola è una terra vivace e in crescita

di Roberto Sanna
«Sardi artigiani delle vigne più antiche» – Per la guida Slow wine l’isola è una terra vivace e in crescita

Il presidente regionale Valerio Taras: «Realtà selezionate per identità e valori ambientali»

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Sassari I vini di Mamoiada dominano lo Slow Wine isolano, ma anche il Mandrolisai comincia a mostrare i muscoli seriamente. Così come riemergono alcuni vitigni storici come l’Arvisionadu di Benettutti e si sta assistendo alla riscoperta di Nuragus e Malvasia. Per la guida dei vini “buoni, giusti e puliti”, uscita per la prima volta nel 2010 e che lo scorso anno è stata stampata in 40mila copie risultando la più diffusa e letta in Italia, la Sardegna è un territorio vivace, in crescita, capace di stare dentro quei canoni che Slow Food ha saputo creare e fortificare nel tempo.

Una cinquantina di cantine sarde hanno partecipato nei giorni scorsi a Slow Wine Italia e all’interno della guida le presenze sono numerose: 51 cantine, cinque delle quali premiate con la Chiocciola, più quattro comunità territoriali (Carignano, Mamojà, Mandrolisai e Vignaioli del Nord Ovest) con altri vini segnalati e altre realtà interessanti segnalate nello “Slow Wine Scouting”.

Il senso

«Nelle ultime quattro righe della scheda di presentazione si trova la sintesi quello che la Sardegna è e dovrebbe essere» dice il presidente regionale di Slow Food Valerio Taras, che poi illustra la linea seguita nelle selezione: «Continuiamo a privilegiare i piccoli produttori e a tenere fuori le cantine più grandi, specie quando non abbiamo determinate garanzie. Mamoiada fa la parte del leone perché col cannonau i produttori sono stati capaci di ricreare, nel tempo, delle unità geografiche aggiuntive, quelle che in Francia sono le cru. Sto parlando delle “ghiradas”, comunità non formalizzate ma che riconducono a piccole vigne storiche che producono un vino espressione proprio di quella determinata vigna. E la stessa tendenza la vedo anche nel Mandrolisai».

L’isola Slow

Nelle quattro righe finali della pagina che introduce la sezione dedicata alle cantine isolane, i curatori sono espliciti: «Più coerente con il nostro credo di un vino buono, pulito e giusto, la Sardegna di Slow Wine sceglie di raccontare le tante realtà agricole con un’identità precisa e forti valori ambientali: custodi dei loro piccoli fazzoletti di vigna e interpreti artigiani di una terra piena di contrasti. A nostro modesto avviso, il capitolo più slow di tutti». Un complimento che Valerio Taras porta a casa con soddisfazione sottolineando che «continuiamo a valorizzare le cantine che privilegiano la biodiversità. Il nostro giudizio parte prima di tutto dalla visita delle aziende, privilegiando il lavoro in vigna e dalla coerenza col decalogo Slow Wine che i produttori si impegnano a rispettare».

Cambiamenti e coerenza

I cambiamenti sono quelli climatici e la guida dedica un passaggio importante alle condizioni di lavoro nella nostra isola: «La grande sfida del nostro tempo, non solo in Sardegna anche se le isole restano particolarmente vulnerabili, è il cambiamento climatico. La conseguenza per i viticoltori è una vendemmia sempre più anticipata, anche di un mese rispetto a soli dieci anni fa, con gravi conseguenze: è sempre più difficile restare nei parametri richiesti dai duisciplinari delle Doc e delle Docg».

La coerenza è evitare scorciatoie: «Quella più semplice è aggiungere acido tartarico e altre sostanze di cantina per costruire un profilo standardizzato. Ma questi vini che non rappresentano né l’annata né il territorio ci interessano poco. I produttori veri, vignaioli e non, si impegnano tutto l’anno per cercare soluzioni che partano dalla vigna». Infine un plauso al lavoro delle comunità: «Fare squadra porta benefici a tutti, ma ciò che funziona nel piccolo fatica a trovare spazio a livello istituzionale dove si insiste su un modello di promozione che mette in fila le grandi realtà imprenditoriali. Un racconto parziale che non intendiamo riprendere».

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