Digos chiede la lista dei presenti alla visita guidata in tribunale, il procuratore Patronaggio: «Accertamenti in corso» – Cosa è successo
Pd, M5s e Avs sul caso di Oristano: «Una schedatura inaccettabile»
Oristano «Secondo quanto riportato dalla stampa regionale, durante un incontro pubblico organizzato nel tribunale di Oristano per illustrare ai cittadini il funzionamento dell’attività giudiziaria, due agenti della Digos avrebbero chiesto alla cancelleria l’elenco dei partecipanti».
L’arrivo in tribunale a Oristano di alcuni agenti della Digos scuote il mondo politico a tal punto da indurre Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico, e Silvio Lai, deputato e segretario del Partito Democratico in Sardegna, a intervenire con una durissima interrogazione al Governo e indirizzata ai ministri dell’Interno e della Giustizia, per sapere chi abbia disposto tale iniziativa, su quale base normativa e con quali finalità: «Se quanto riportato fosse confermato – scrivono i parlamentari – si tratterebbe di un fatto molto grave, ancora più grave perché avviene nel pieno di una campagna referendaria che riguarda la riforma della Costituzione con la modifica di sette articoli sull’ordine giudiziario».
«La notizia è vera, ho disposto accertamenti per verificarne gli esatti e corretti limiti dell’intervento». Sabato 7 marzo, che la Digos abbia fatto il suo ingresso in tribunale a Oristano lo conferma direttamente il procuratore generale di Cagliari, Luigi Patronaggio, che ieri mattina ha chiesto chiarimenti alla Questura di Oristano. Che in giornata, sempre ieri, ha diffuso una nota stampa per fugare dubbi e sospetti, anche in risposta alla levata di scudi da parte di più parti politiche. Alle proteste degli esponenti del Pd ha fatto seguito quella della senatrice del M5S Sabrina Licheri che ha parlato di «inaccettabile schedatura durante una lezione». Il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, è intervenuto per sapere se si sia trattato di «un’iniziativa della Digos» o se la presenza degli agenti fosse legata ad una eventuale «linea del Viminale» anche in seguito al caso di Cagliari, quando il tribunale, poco prima di Natale, fu concesso per un incontro del comitato del “no” al referendum sulla riforma della giustizia del Governo Meloni, provocando un vero e proprio terremoto negli ambienti forensi. Ci fu una interrogazione, firmata dal deputato Fdi, Salvatore Sasso Deidda, cui rispose lo stesso ministro Nordio che invitò i magistrati ad essere “imparziali e indipendenti”: «Si è trattato di attività politica», replicò in quel caso il titolare della Giustizia riferendosi all’iniziativa che aveva «prodotto un inevitabile cortocircuito istituzionale».
Ma l’incontro pubblico che si è svolto nel tribunale di Oristano sarebbe stato organizzato «per conoscere l’attività giurisdizionale». Niente a che vedere con la campagna referendaria sulla riforma della giustizia. Aperto ai cittadini, nelle aule del tribunale, sabato scorso, si sono presentati anche due agenti della Digos che, una volta entrati a palazzo, avrebbero chiesto la lista dei partecipanti agli impiegati della cancelleria. Da qui la richiesta di delucidazioni da parte delle opposizioni.
«Chiedere i nomi dei presenti in un contesto del genere non può che produrre un effetto intimidatorio del tutto incompatibile con la partecipazione civica e con il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni» hanno tuonato Lai e Serracchiani. La precisazione dell’ufficio di gabinetto della Questura chiarisce si sia trattato di un intervento di routine: «I servizi di Polizia sono stati predisposti nell’ambito di una più ampia sensibilizzazione della vigilanza di obiettivi sensibili, qual è il Palazzo di Giustizia. Tale attività – conclude la nota – era finalizzata a evitare iniziative estemporanee o qualunque altra azione che potesse costituire disturbo allo svolgimento dell’iniziativa, già conosciuta dalla Questura. Si smentisce che operatori della Polizia di Stato abbiano fatto richieste di elenchi di nominativi dei partecipanti».
