La Nuova Sardegna

L’intervista

Luca Saba ricorda papà Giuseppe, decano dei vigili del fuoco di Sassari: «Il mio eroe, ricordo quella volta che mi salvò dal terrazzo»

di Paolo Ardovino
Luca Saba ricorda papà Giuseppe, decano dei vigili del fuoco di Sassari: «Il mio eroe, ricordo quella volta che mi salvò dal terrazzo»

Nella giornata dedicata ai padri, il direttore di Coldiretti Sardegna parla di Giuseppe Saba, scomparso a febbraio a 92 anni

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Sassari Il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba, apre la telefonata ed è pronto a rispondere alle domande sul mondo delle campagne e sul futuro degli agricoltori. Invece no. Trattiene il fiato: «Ah, mio padre? La cosa mi commuove». Giuseppe Saba è scomparso a febbraio, all’età di 92 anni, era in pensione dal 1990 ma nella memoria collettiva, a Sassari, era sempre il vigile del fuoco decano. Essere figlio di un vigile del fuoco «significa crescere al fianco di un eroe. È così che mi sentivo da bambino – ride Luca Saba –. Era una persona normale, come tutti, autorevole e rispettata, ma quando sei piccolo vedi solo una cosa: un eroe irraggiungibile».

Il papà Giuseppe, intervistato dalla Nuova Sardegna quando ha compiuto 90 anni, diceva: «Siamo uomini come altri» ma con un «elemento fondamentale: la passione». Giuseppe Saba, o meglio «babbo», aveva spirito di abnegazione. Lo dice Luca Saba, che per la ricorrenza del 19 marzo apre un baule pieno di ricordi. «Incarnava il mestiere 24 ore su 24, e questo ha fatto vivere tutti a casa come se fossimo pompieri anche noi». A carnevale il costume era «la divisa da vigile del fuoco», ovvio. «La portavo con orgoglio».

Saba senior ha indossato il casco per la prima volta nel 1954, aveva preso servizio a Livorno, a Cagliari e poi a Sassari. «Tra i racconti che porto dentro, uno è molto personale», rivela Luca Saba, e ride emozionato. Lui aveva 5 anni, con la famiglia abitava in via Cattalochino, quinto piano. «Un giorno, mentre passava il carretto della frutta, mia mamma scese giù ma uscì anche mio fratello Antonello, che ora fa il pompiere, e rimasi chiuso in casa da solo. Mi affacciavo dal terrazzo, rischiando di cadere. Chiamarono mio padre, arrivò con la scala con i ganci, mia madre mi raccontò che fece i cinque piani a tutta velocità, il resto della squadra non gli stava dietro. Ha spaccato il vetro e mi ha riportato dentro».

Questo è l’aneddoto del cuore, il giorno che ricorda in modo poco nitido ma che si è sempre portato dentro. La festa del papà, quest’anno, da quest’anno, avrà un sapore diverso. E probabilmente, in famiglia, parlando del babbo, uscirà di nuovo fuori proprio questo episodio. Il più famoso, invece, a Sassari se lo ricordano in tanti. Giuseppe Saba uscì sul giornale: una foto grande nella pagina di Sassari sulla Nuova del 22 febbraio 1969. La faccia per metà sporca di cenere. “Momenti di terrore al grattacielo nuovo per un incendio nei locali delle caldaie”, il titolo. La cronaca racconta del palazzo di piazza Castello nella morsa delle fiamme e una donna che dal quinto piano aveva minacciato di buttarsi per la paura. Un episodio finito miracolosamente senza vittime grazie all’intervento della squadra dei vigili del fuoco. «Ad aprire la porta d’ingresso al locale caldaie è stato un sottufficiale il quale ha rischiato di essere investito da una fiammata». E in grande la sua foto. Giuseppe Saba. Anche quel giorno, sì, travestito da eroe.

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