I sardi hanno il Dna più antico d’Europa: «Custodiscono un’eredità genetica di 10mila anni fa»
Secondo gli studi richiamati Francesco Cucca, la popolazione sarda mantiene meglio di qualunque altra contemporanea la componente neolitica
Sassari «Gli studi fin qui effettuati sul dna estratto da resti ossei preistorici sardi datati con il radiocarbonio indicano che i sardi del periodo nuragico erano sostanzialmente indistinguibili da un punto di vista genetico rispetto ai sardi vissuti in epoche precedenti (nei nostri studi fino a 2500 anni prima)». Lo afferma Francesco Cucca, genetista dell’università di Sassari autore con il suo gruppo di ricerca di studi pubblicati su prestigiose riviste scientifiche internazionali. Il suo intervento è stato al centro del primo dei quattro appuntamenti sassaresi dei “Dialoghi nuragici”: quattro occasioni di confronto organizzati dalla associazione che da sei anni ha lanciato il progetto per il riconoscimento della civiltà nuragica sarda come patrimonio dell’Unesco. A introdurre l’intervento di Cucca l’economista Roberto Timo che ha ricordato l’impegno dell’associazione “La Sardegna verso l’Unesco”.
«Siamo partiti dal presupposto che nella nostra isola abbiamo la più grande concentrazione al mondo di siti della civiltà del passato. Un patrimonio inestimabile che non è stato fino ad ora sfruttato come meriterebbe e quando parliamo di sfruttamento non ci riferiamo solo dal punto di vista culturale ma anche economico. Un dato fra tutti – ha ricordato Timo – è arrivato dallo studio della società Oc&c che ha valutato in un miliardo di euro l’anno il ricavato che può arrivare in Sardegna solo dal turismo culturale».
Tra pochi mesi il ministero della Cultura deciderà sulla candidatura italiana da proporre all’Unesco per quest’anno. «Il nostro dossier è già pronto ed è stato consegnato da tempo e ora non possiamo che aspettare ma siamo molto fiduciosi. Per studiare e analizzare la nostra civiltà l’ossatura arriva ovviamente dagli archeologici ma il contributo dei genetisti è molto importante perché ci può dire tante cose sui nostri antenati». A Francesco Cucca il compito descrivere i sardi del passato. «Non immaginiamo che dagli studi genetici giungano risposte esotiche sul tema dell’origine dei sardi. Sappiamo che con specifiche caratteristiche i sardi erano più simili alle popolazioni che hanno abitato l’Europa tra 10.000 e 5.000 anni fa».
Da dove arrivano queste conclusioni? «Fino a 15-20 anni fa la genetica consentiva di ricostruire la storia antica delle popolazioni europee e dei sardi solo in base allo studio del Dna dei contemporanei. Sebbene risultati interessanti fossero emersi da questi studi, in particolare dal lavoro effettuato da un team di cui facevano parte la professoressa Laura Morelli e il professor Paolo Francalacci in cui avevamo sequenziato il cromosoma X di 1200 genomi sardi, questi studi avevano una serie di limitazioni. Negli ultimi anni lo studio del dna antico estratto da resti ossei appartenenti a individui vissuti nella preistoria ha rivoluzionato le nostre conoscenze».
«Il risultato – ha proseguito Cucca – è che noi europei siamo costituiti da tre componenti: la prima cosiddetta del paleolitico deriva da tribù di cacciatori che si spostavano di territorio in territorio alla ricerca di prede. La seconda è la componente neolitica con caratteristiche legate all’invenzione dell’agricoltura circa 10.000 anni fa. Poi la terza è la componente è stata diffusa da popolazioni di pastori provenienti dalle steppe (attuale Ucraina e certe regioni dalla Russia) circa 5.000 anni. È stato ora possibile dimostrare che delle 3 componenti costitutive della struttura genetica degli europei contemporanei – la paleolitica, la neolitica e quella delle steppe – la popolazione sarda custodisce meglio di qualunque altra popolazione contemporanea la componente neolitica. Nei sardi contemporanei esiste invece una scarsa rappresentazione della componente proveniente dalle steppe che nel resto del continente Europeo ha diluito fortemente i contributi genetici precedenti. I sardi sono quindi in continuità genetica con le popolazioni che hanno vissuto in Europa tra 10.000 e 5.000 anni fa».
