La Nuova Sardegna

Nazioni Unite

Veto di Cina e Russia sulla risoluzione Onu per la sicurezza dello Stretto di Hormuz

Veto di Cina e Russia sulla risoluzione Onu per la sicurezza dello Stretto di Hormuz

Al Consiglio di Sicurezza la bozza sostenuta dagli Stati Uniti ottiene 11 voti favorevoli, ma viene fermata dai due membri permanenti

3 MINUTI DI LETTURA





Roma Cina e Russia hanno posto il veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla bozza di risoluzione dedicata alla sicurezza nello Stretto di Hormuz, elaborata dal Bahrein con il sostegno degli Stati Uniti. Il testo puntava a garantire la riapertura e la tutela del traffico marittimo lungo la rotta, senza più includere l’autorizzazione all’uso della forza. La proposta ha raccolto undici voti favorevoli, due contrari — quelli di Cina e Russia — e due astensioni, da parte di Colombia e Pakistan. La risoluzione era stata presentata da Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait e Qatar.

Nel merito, il documento sollecitava sforzi coordinati per assicurare la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Il testo incoraggiava gli Stati a coordinare iniziative di carattere difensivo, proporzionate alle circostanze, per contribuire alla tutela del transito marittimo, anche attraverso la scorta alle navi mercantili e commerciali, e per dissuadere eventuali tentativi di chiusura, ostruzione o interferenza con la navigazione internazionale.

La bozza specificava inoltre che le attività dei membri del Consiglio avrebbero dovuto avere natura difensiva e prevedeva l’adozione di tutte le misure ritenute appropriate, purché condotte nel pieno rispetto del diritto internazionale umanitario. Un ulteriore passaggio richiamava la necessità di tenere conto dei diritti e delle libertà di navigazione degli Stati terzi, con l’obiettivo di garantire un passaggio libero e senza impedimenti attraverso lo Stretto.

In una prima versione, però, il testo autorizzava gli Stati a usare “tutti i mezzi necessari”, formula che avrebbe potuto includere anche un intervento militare, per assicurare il transito e scoraggiare eventuali tentativi di blocco. Dopo le obiezioni di Russia, Cina e Francia, tutti membri permanenti con diritto di veto, la bozza era stata modificata eliminando i riferimenti alle azioni offensive e limitando l’impianto ai soli “mezzi difensivi necessari”. Anche questa versione, tuttavia, non ha superato il voto.

Dopo la bocciatura, il rappresentante permanente degli Stati Uniti all’Onu, Mike Waltz, ha criticato apertamente la scelta di Mosca e Pechino. Secondo il diplomatico americano, lo Stretto di Hormuz ha un’importanza troppo rilevante per il sistema internazionale per poter essere trasformato in un ostaggio o in un’arma da parte di uno Stato. Waltz ha definito la proposta una risoluzione semplice e ha accusato Russia e Cina di avere scelto di non schierarsi con gli alleati del Golfo.

Rammarico anche da parte del ministro degli Esteri del Bahrein, Abdullatif bin Rashid Al Zayani, secondo cui il Consiglio non è riuscito ad assumersi le proprie responsabilità di fronte a una condotta illegale che avrebbe richiesto un’azione immediata e decisa.

Prima del voto, il ministro aveva ricordato il peso strategico dello Stretto di Hormuz per il commercio globale: da quel passaggio transiterebbero circa il 38 per cento del commercio mondiale di greggio, il 29 per cento del gas di petrolio liquefatto, il 19 per cento del gas naturale liquefatto e il 20 per cento dei prodotti petroliferi raffinati, compreso il petrolio ad alto tenore di zolfo impiegato anche nella produzione di fertilizzanti.

A spiegare il veto cinese è stato l’ambasciatore di Pechino alle Nazioni Unite, Fu Cong, che ha parlato di un “tempismo molto negativo” nel chiedere all’Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz. Il diplomatico ha inoltre richiamato le recenti parole del presidente degli Stati Uniti, facendo riferimento alla minaccia di Donald Trump di far “scomparire l’intera civiltà” iraniana.

Primo Piano
Intervista

Guerra in Iran, l’allarme di Cuccureddu: «Senza carburante per gli aerei il turismo in Sardegna rischia uno stop»

di Paolo Ardovino
Le nostre iniziative