La Nuova Sardegna

La tragedia

Omicidio a Bosa: decine di colpi contro il padre, poi Pinna ha atteso i carabinieri in camera sua – Il retroscena

di Caterina Cossu
Omicidio a Bosa: decine di colpi contro il padre, poi Pinna ha atteso i carabinieri in camera sua – Il retroscena

Il 42enne è ora ricoverato in Psichiatria a Oristano

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Bosa Davanti a lui una minaccia. Un qualcosa di estraneo e non riconoscibile, ostile. E non semplicemente suo padre, che era appena entrato nella camera da letto per convincerlo a prendere le medicine, come accadeva quasi ogni giorno. Paolo Pinna avrebbe vissuto un’alterazione della realtà, e da lì la sua reazione istintiva: avrebbe afferrato un cacciavite dal suo tavolo, dove conservava vari altri attrezzi da hobbista. L’inizio dell’aggressione.

Il padre Giuseppe, spiazzato, ha tentato di fuggire nel corridoio della zona delle camere da letto della casa per cercare riparo. Nel frattempo è arrivata anche la moglie Maddalena Morittu, infermiera in pensione. La donna ha provato a separarli, ma anche lei è stata colpita dal figlio. La veemenza e la quantità dei colpi rivolti al padre però è stata troppo forte. Decine e decine di affondi. Al volto, alla testa, alla parte alta del corpo. Giuseppe Pinna, alla fine, è rimasto a terra. Poi d’un tratto la calma, come se qualcuno avesse spento un interruttore: Pinna si sarebbe fermato, con ancora in pugno l’attrezzo da lavoro ricoperto di sangue. L’avrebbe scaraventato a terra e sarebbe tornato in camera.

Iniziano così altri attimi concitati: la madre che chiama i soccorsi, il padre morente sul pavimento. La donna disperata e ferita, lui chiuso nuovamente in sé. All’arrivo del personale sanitario del 118, dopo aver provato in ogni modo a rianimare l’anziano e l’elisoccorso pronto a partire alla volta di Nuoro, la tragedia prende un nome: omicidio. Pinna aspetta l’arrivo dei carabinieri, seduto, e si fa ammanettare. Da quel momento iniziano i lavori dei carabinieri della compagnia di Macomer, guidati dal capitano Giovan Maria Seu, e il Nucleo investigativo di Nuoro, che hanno effettuato i rilievi nell’appartamento.

La sera stessa dell’omicidio, era previsto il trasferimento dell’uomo al carcere di Uta. Ma la struttura è incompatibile con la detenzione di un autore di reato affetto da un disturbo psichico. Anche a Massama è stato impossibile portarlo, per le stesse ragioni. Dunque si è optato per il ricovero all’ospedale san Martino di Oristano, dove è stato affidato alle cure mediche del reparto di Psichiatria e piantonato costantemente dai militari dell’Arma.

Scosso, ancora fortemente sotto choc, Pinna ha ripreso le terapie farmacologiche ed è rimasto in stato di arresto.

L’udienza di convalida è stata richiesta dalla magistrata del tribunale di Oristano Silvia Mascia, ma la data non è ancora stata fissata e potrebbe slittare a lunedì mattina davanti al gup. Il parricida sarà momentaneamente difeso dall’avvocata Federica Largiu del foro di Oristano, nominata d’ufficio. Non è detto, infatti, che i familiari non optino per una diversa nomina, che verrà definita eventualmente nei prossimi giorni. Intanto, è stata disposta l’autopsia sul corpo della vittima, incarico affidato sin dal primo momento al medico legale Roberto Demontis, e potrebbe essere effettuata già domani. Il quadro clinico di Pinna porterà verosimilmente a uno stato di incapacità e dunque di non imputabilità. Si passerà dunque dalla sede penale a quella amministrativa, con un provvedimento di affidamento a una struttura.

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