La Nuova Sardegna

Ambiente e tecnologia

I-Clean, dalla Sardegna il progetto che rivoluziona il mondo delle pulizie: ecco come funziona

di Francesco Zizi
I-Clean, dalla Sardegna il progetto che rivoluziona il mondo delle pulizie: ecco come funziona

Il fondatore della startup Tonino Bernardini: «Così possiamo salvaguardare l’ambiente»

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Nel settore della pulizia, tradizionalmente legata all’uso di detergenti e detersivi chimici, si è aperta una nuova fase che unisce sostenibilità ambientale, risparmio e organizzazione del lavoro. Il capofila è Tonino Bernardini, 37 anni, di Porto Torres, esperto in pianificazione ambientale e fondatore della startup “iClean”. Il progetto di Bernardini, propone un modello alternativo basato sull’utilizzo dell’acqua ozonizzata per le operazioni di pulizia e sanificazione. 

Come funziona

La startup ha creato un dispositivo, applicabile in qualsiasi locale, che trasforma l’acqua corrente in acqua ozonizzata, utilizzabile immediatamente per diverse applicazioni professionali o domestiche. «Il dispositivo prende l’ossigeno dall’aria, all’interno dell’apparecchio viene rotta la molecola dell’ossigeno e diventa così ozono, questo ozono viene iniettato all’interno dell’acqua. Successivamente si riempie il flaconcino e così abbiamo la nostra acqua a forte potere sgrassante e igienizzante» spiega il portotorrese.

La scienza dietro iClean

«Il principio su cui si fonda il progetto è semplice solo in apparenza  continua Bernardini -. Si sfruttano le proprietà ossidanti dell’ozono, generato direttamente in loco, per ottenere una soluzione in grado di pulire e ridurre la carica microbica, senza però ricorrere ai tradizionali prodotti chimici. In questo modo si riduce l’impatto ambientale, e si contengono i costi operativi. Tra l’altro con una maggiore tutela della salute di chi opera in ristoranti, Rsa, supermercati o semplicemente in casa».

Gli studi

Secondo l’azienda, l’efficacia del sistema è stata verificata attraverso test di laboratorio condotti secondo standard europei. Il meccanismo, spiegano, è legato alla capacità dell'ozono di ossidare le membrane cellulari dei microrganismi, inattivandoli. «Tuttavia è importante sottolineare che il dispositivo non è classificato come “medico-chirurgico”, poiché l’ozono viene generato sul momento e non commercializzato come prodotto già confezionato» spiegano.

L’ambiente

L’aspetto centrale della proposta riguarda la sostenibilità ambientale. L’eliminazione o la drastica riduzione dei detergenti comporta una diminuzione significativa degli imballaggi in plastica e delle emissioni legate alla logistica. A questo si aggiunge un minore impatto delle acque reflue, che non contengono residui chimici.

La nascita del progetto

L’apparecchio non è nato da una singola invenzione, esistono infatti sul mercato altri meccanismi simili, ma da una lavoro di selezione e ricerca che semplificano l’operatività del meccanismo. 

«Il punto di partenza è stato individuare un cambiamento nel mercato – precisa Bernardini -. Il modello basato su detergenti chimici infatti, ha già iniziato a mostrare i suoi limiti, sia in termini ambientali che operativi. Da lì abbiamo costruito una soluzione che garantisce anche la possibilità di intervenire sullo sviluppo e sull’aggiornamento del prodotto stesso, e la scelta è ricaduta su una produzione europea» conclude.

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