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Il caso

Il musical tributo Demon hunters diventa “K-pop dream” dopo il veto Netflix: niente parrucche e costumi originali. Ma il rimborso dei biglietti è impossibile

Il musical tributo Demon hunters diventa “K-pop dream” dopo il veto Netflix: niente parrucche e costumi originali. Ma il rimborso dei biglietti è impossibile

Si sposta anche in Sardegna la polemica che ha già travolto diversi teatri nel resto della penisola

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Sassari Il biglietto prometteva una cosa precisa. Uno spettacolo tributo al film animato star di Netflix KPop Demon Hunters, il trio di idol coreane sterminatrici di demoni amato da un pubblico di tutte le età, soprattutto giovani e giovanissimi. Lo diceva il titolo originale “K Pop Dream Demon Hunters and Saja Boys tribute” stampato sulle locandine promozionali dell’evento. Poi il cambio in corsa per un problema di diritti detenuti da Netflix, lo show si evolve in “K-pop dream” e perde ogni riferimento alle Huntrix. La valanga di polemiche arriva in tempi flash. E dai teatri della penisola si preparano ad arrivare anche in Sardegna dove sono in programma alcune date, a Sassari e Cagliari. 

Cosa è successo

I biglietti venduti in tutta Italia riportavano chiaramente il titolo “K Pop Dream – Demon Hunters and Saja Boys Tribute”. Format applicato anche agli spettacoli in programma sabato 9 maggio al teatro Verdi di Sassari e al teatro Massimo di Cagliari il 10 maggio. Non un generico show, ma un tributo ben riconoscibile al celebre film di animazione campione di incassi. Nel frattempo nasce un problema. Netflix impone un veto sull'utilizzo di grafiche, titoli e riferimenti specifici legati al contenuto "K-pop Demon Hunters", costringendo gli organizzatori a cambiare la promozione dello show all'ultimo minuto, a eliminare elementi centrali come costumi e parrucche. Lo show non viene cancellato ma viene modificato e diventa un più neutro “International K pop Tribute Show”.

La rabbia dei genitori

Lo spettacolo cambia pelle. Va bene di sicuro a Netflix ma non a molte famiglie che cercano di ottenere il rimborso perché lo show non è quello per cui hanno pagato. «Ma – raccontano – è impossibile contattare l’organizzazione. Abbiamo mandato delle mail ma senza risposta». I teatri non hanno nessuna responsabilità in quanto affittano solo gli spazi e non sono tenuti ad annullare gli spettacoli. Ticket one, portale su cui i biglietti vengono acquistati, non accetta la procedura automatica di rimborso perché lo spettacolo non risulta annullato.

Non un caso isolato

Lo stesso problema è emerso nei mesi scorsi a livello nazionale. Ad aprile, a Varese, alcune repliche di “K-POP in concerto” vengono annullate per on meglio specificati problemi tecnico-organizzativi. A Trieste, invece, gli spettacoli vanno in scena ma scoppia la polemica: pubblico deluso, discussioni sui social, genitori che segnalano costumi assenti, coreografie semplificate e una trama diversa da quella attesa. (se.lu.)

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