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Radioterapia, a Sassari priorità ai casi urgenti: gli altri dirottati a Olbia

Radioterapia, a Sassari priorità ai casi urgenti: gli altri dirottati a Olbia

La gestione dell’emergenza impone scelte: priorità ai tumori sanguinanti al colon

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Sassari Dietro ai numeri ci sono le paure di chi aspetta. La lista di 130 persone in attesa di trattamento genera inevitabili tensioni. «Comprendiamo il disagio e l’ansia di chi affronta un percorso oncologico», ammette la direttrice Salvatrice Campoccia. Gestire l’emergenza impone però scelte quotidiane dolorose: i casi clinicamente urgenti, come i tumori sanguinanti al colon, devono avere la priorità assoluta, facendo inesorabilmente slittare le cure degli altri. A soffrire particolarmente questa situazione sono le donne colpite da tumore al seno. «Le pazienti della mammella sono molto informate, complice il grande lavoro di sensibilizzazione delle Breast Unit», spiega. «Conoscono le tempistiche cliniche del loro protocollo e pretendono, giustamente, di essere prese in carico subito. Da loro riceviamo moltissime email di legittima protesta». Per cercare di alleggerire la pressione, l’Aou sta esplorando soluzioni di rete, attivando collaborazioni con il Mater Olbia per smistare una parte dell’utenza. Ma il piano si scontra con la dura realtà sociale del territorio: «Con la crisi economica attuale, molti pazienti non hanno le risorse finanziarie per affrontare un viaggio tutti i giorni. Quelli che non possono spostarsi dobbiamo necessariamente tenerli in cura a Sassari».

Questa emergenza porta alla luce due criticità sistemiche che vanno ben oltre i confini locali e ipotecano la sanità del futuro. La prima è di natura clinica ed economica e riguarda la sinergia delle terapie avanzate: «Più funzionano i nuovi farmaci oncologici, più c’è la necessità di irradiare. Un farmaco biologico da 100mila euro, senza la radioterapia complementare, perde di efficacia. Conviene investire sull’acquisto dei macchinari radioterapici, perché ottimizzano l’intera spesa oncologica». Il secondo campanello d’allarme è l’assenza di ricambio generazionale tra gli specialisti. «Siamo una categoria in estinzione, ci sono ormai pochissimi radioterapisti in Italia. È una disciplina che non si può fare privatamente, dato l’enorme costo dei macchinari, e i giovani medici scelgono altre specializzazioni». (lu. so.)

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