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Ponte Morandi, la sentenza: 12 anni all’ex ad di Autostrade Castellucci

Ponte Morandi, la sentenza: 12 anni all’ex ad di Autostrade Castellucci

Trentadue condanne nel processo per il crollo che il 14 agosto 2018 provocò 43 morti. Undici anni all’ex responsabile delle manutenzioni Michele Donferri Mitelli. La difesa annuncia il ricorso

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Genova A quasi otto anni dal crollo del Ponte Morandi, costato la vita a 43 persone, è arrivata la prima sentenza sulle responsabilità della tragedia. Il tribunale di Genova ha condannato a 12 anni di reclusione Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e principale imputato del processo. La procura aveva chiesto per lui 18 anni e sei mesi.

Il verdetto è stato letto oggi, giovedì 16 luglio, dal presidente del collegio Paolo Lepri. Nel complesso sono state pronunciate 32 condanne, mentre per gli altri 25 imputati sono arrivate assoluzioni o dichiarazioni di prescrizione. A giudizio erano finite 57 persone, tra ex dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e Spea, la società incaricata dei controlli, oltre a funzionari del ministero delle Infrastrutture.

Castellucci non era presente in aula. Si trova già in carcere per la condanna definitiva relativa alla tragedia del viadotto Acqualonga, in provincia di Avellino, dove nel 2013 precipitarono un autobus e morirono 40 persone.

La seconda pena più pesante, 11 anni, è stata inflitta a Michele Donferri Mitelli, già responsabile delle manutenzioni di Aspi. Condannati a cinque anni e sei mesi Paolo Berti, ex direttore centrale delle operazioni di Autostrade, e Antonino Galatà, già amministratore delegato di Spea. Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del ministero, dovrà scontare cinque anni.

Sei anni sono stati inflitti all’ingegnere Gabriele Camomilla, per anni responsabile delle manutenzioni di Autostrade, mentre il docente universitario Antonio Brencich, componente del comitato tecnico del Provveditorato alle opere pubbliche, è stato condannato a quattro anni.

Tra gli assolti figura Roberto Ferrazza, ex provveditore alle opere pubbliche. Era stato coinvolto nel procedimento per il parere favorevole espresso nel 2018 dal comitato tecnico su un progetto di rinforzo degli stralli del viadotto.

La sentenza conclude il primo grado di un processo durato quattro anni e 284 udienze. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il progressivo deterioramento del ponte sarebbe stato accompagnato da verifiche insufficienti e da interventi di manutenzione rinviati o inadeguati. Le difese hanno invece sostenuto che il cedimento della pila 9 sia stato determinato da un difetto originario di costruzione, nascosto all’interno dello strallo e difficilmente rilevabile.

Il legale di Castellucci, Guido Carlo Alleva, ha annunciato l’impugnazione: «Credo che sia una sentenza profondamente sbagliata. Noi la impugneremo».

Alla lettura del dispositivo hanno assistito numerosi familiari delle vittime. In aula era presente anche la sindaca di Genova Silvia Salis. «Siamo soddisfatti perché sono state individuate delle responsabilità e ha retto l’impianto accusatorio», ha commentato Egle Possetti, portavoce del Comitato dei parenti delle vittime, precisando tuttavia che sarà necessario esaminare nel dettaglio tutte le decisioni del tribunale.

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