Otto per mille, ecco dove finiscono 1,6 miliardi dei contribuenti: la Chiesa perde terreno, lo Stato incassa di più
Alla Cei oltre un miliardo di euro, ma la percentuale scende al 67,75%
Roma Gli importi dell’otto per mille ripartiti nel 2026, sulla base delle dichiarazioni relative ai redditi del 2022, raggiungono complessivamente 1,604 miliardi di euro. La somma aumenta di circa 127 milioni rispetto all’anno precedente, con una crescita dell’8,6%. È quanto risulta dai dati ufficiali pubblicati dal ministero dell’Economia e delle Finanze.
La Chiesa cattolica resta il principale beneficiario, con 1,063 miliardi di euro. La sua quota percentuale, tuttavia, continua a diminuire: passa dal 69,5% dello scorso anno al 67,75% del totale. In termini assoluti, l’importo risulta inferiore di circa 10 milioni. Al secondo posto si conferma lo Stato, che registra invece un incremento significativo. Nel 2026 riceverà 426,3 milioni di euro, pari al 26,58% delle risorse complessive, contro i 375,9 milioni dell’anno precedente. L’aumento supera quindi i 50 milioni di euro, con una crescita del 13,4%. La destinazione allo Stato è stata indicata da circa 4,5 milioni di contribuenti.
Tra le confessioni religiose, al terzo posto si trova la Chiesa evangelica valdese, alla quale spettano 46,5 milioni di euro, equivalenti al 2,9% del totale. Seguono l’Unione buddhista italiana con 17,5 milioni e l’Istituto buddista italiano Soka Gakkai con 8,5 milioni.
All’Unione delle comunità ebraiche italiane sono attribuiti 4,6 milioni, mentre l’Arcidiocesi ortodossa riceve 3,7 milioni e l’Unione induista italiana 2,4 milioni. Agli avventisti e ai luterani vanno circa 1,9 milioni ciascuno, alle Assemblee di Dio 1,6 milioni e all’Unione cristiana evangelica battista 1,5 milioni.
Chi sceglie di destinare l’otto per mille allo Stato può indicare anche uno specifico settore di intervento tra quelli previsti dalla legge. Nel 2026 più di un milione di contribuenti ha scelto l’edilizia scolastica.
Le altre finalità comprendono il contrasto alla fame nel mondo, gli interventi in seguito a calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati, la tutela dei beni culturali e le attività di prevenzione e recupero dalle tossicodipendenze e dalle altre dipendenze patologiche.
Nel complesso, su circa 42 milioni di contribuenti, poco più di 16 milioni hanno espresso una preferenza, pari al 40,2% del totale. Oltre 24 milioni di persone, invece, non hanno indicato alcun beneficiario.
L’otto per mille è una quota dell’Irpef che il contribuente può destinare allo Stato oppure a una confessione religiosa al momento della dichiarazione dei redditi. Non rappresenta una spesa aggiuntiva, perché riguarda imposte che devono comunque essere versate.
Il sistema prevede inoltre che le quote di chi non esprime alcuna scelta siano distribuite tra i beneficiari in proporzione alle preferenze manifestate dagli altri contribuenti. Per questa ragione, le somme effettivamente assegnate risultano molto più elevate rispetto a quelle direttamente riconducibili alle firme raccolte.
Del miliardo e 63 milioni destinato alla Chiesa cattolica, circa 433 milioni derivano dalle preferenze espresse e 629 milioni dalla redistribuzione delle quote senza indicazione. Lo Stato riceve invece circa 172 milioni dalle scelte dirette dei contribuenti e altri 253 milioni dalle quote non espresse.
La distanza tra Chiesa cattolica e Stato resta ampia, ma si è progressivamente ridotta. Nel 2004 alla Conferenza episcopale italiana era attribuito l’89,64% delle risorse, mentre allo Stato spettava soltanto l’8,94%. Negli ultimi anni la quota della Chiesa è diminuita, mentre quella dello Stato è cresciuta.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
