Scoperta una gigantesca struttura dell’Universo: era nascosta dalla Via Lattea
Si estende per oltre 220 milioni di anni luce, la ricercatrice Rajohnson: «Fra i più imponenti agglomerati di materia del cosmo a noi vicino»
Cagliari Un team internazionale di astronomi, con la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha messo in luce nuovi dettagli di una gigantesca struttura dell'Universo, a lungo rimasta invisibile perché nascosta dalle stelle e dalle fitte coltri di polveri presenti nella Via Lattea. Grazie a un'innovativa tecnica ibrida che incrocia diverse tipologie di dati sulle galassie, le ricercatrici e i ricercatori sono riusciti a mappare l'effettiva portata del Superammasso della Vela — ad oggi riconosciuto come uno dei più imponenti agglomerati di materia del cosmo a noi vicino.
Per decenni una parte importante dell’Universo è rimasta praticamente invisibile agli astronomi. È la cosiddetta zona di evitamento (Zone of Avoidance, in inglese), ossia la fascia di cielo nascosta dal disco della nostra Galassia, in cui polveri e stelle impediscono di osservare direttamente le galassie più lontane. Proprio dietro questo “velo” cosmico si cela una delle strutture più imponenti dell’Universo vicino.
Uno studio internazionale, accettato per la pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophysics, mostra infatti che il Superammasso della Vela emerge come una delle principali concentrazioni di massa del cosmo locale, con una massa paragonabile a quella del Superammasso di Shapley e superiore a quella della regione di Laniakea, il superammasso che ospita la Via Lattea.
«Questa scoperta colma una lacuna nella nostra mappa dell’Universo vicino», afferma Sambatra Rajohnson, ricercatrice dell’INAF e tra gli autori dello studio che attualmente lavora in Sardegna. «Ciò che è particolarmente entusiasmante è che, per la prima volta, una grande struttura gravitazionale nascosta dietro la nostra galassia è stata svelata grazie alla sinergia di osservazioni radio sensibili e indagini astronomiche complementari ad altre lunghezze d'onda».
La nuova ricostruzione mostra che il Superammasso della Vela possiede una struttura a doppio nucleo e una massa complessiva stimata in circa 340 milioni di miliardi di masse solari. Si estende per oltre 220 milioni di anni luce: un'estensione quasi 4000 volte superiore al raggio della Via Lattea, che misura circa 55 mila anni luce. I ricercatori mostrano inoltre come Vela rappresenti oggi uno dei principali “attrattori gravitazionali” dell’Universo locale, esercitando un’influenza paragonabile a quella delle più grandi strutture cosmiche conosciute.
Il risultato è stato ottenuto integrando migliaia di nuove misure di redshift – lo spostamento della luce verso il rosso, che fornisce la distanza e, dunque, la distribuzione 3D delle galassie – con le velocità peculiari, ossia le deviazioni dal moto dovuto alla sola espansione cosmica. Queste velocità rivelano infatti l'azione gravitazionale esercitata dalla materia visibile e oscura. La combinazione dei due insiemi di dati ha consentito di ottenere la ricostruzione tridimensionale e dinamica più completa mai realizzata della zona di evitamento.
Un ruolo determinante è stato svolto dai dati radio raccolti con il radiotelescopio MeerKAT in Sudafrica. Tra gli oltre 8000 nuovi redshift utilizzati nello studio, più di 2000 derivano infatti da osservazioni interferometriche ad alta sensibilità che hanno permesso di esplorare la parte più nascosta della zona di evitamento, finora sostanzialmente inaccessibile.
Lo studio dimostra anche l’efficacia di un nuovo approccio di ricostruzione tridimensionale che integra osservazioni di natura diversa. Questa metodologia sarà particolarmente importante per sfruttare appieno i grandi censimenti cosmologici della prossima generazione, come DESI, 4MOST e WALLABY, che produrranno milioni di nuove misure della distribuzione delle galassie nell’Universo.
Per l’INAF il risultato conferma il ruolo di primo piano della radioastronomia italiana nelle grandi collaborazioni internazionali dedicate alla cosmologia osservativa e allo studio della struttura su larga scala dell’Universo. L’esperienza maturata nell’analisi dei dati di MeerKAT, a cui contribuisce anche l’INAF con il potenziamento MeerKAT+ e l’implementazione della banda 5B con il progetto PNRR STILES, costituisce inoltre una tappa fondamentale in vista delle future osservazioni con l’Osservatorio SKA (SKAO), che sarà il più grande radiotelescopio mai realizzato e destinato a rivoluzionare la nostra conoscenza del cosmo, attualmente in costruzione in Sudafrica e in Australia Occidentale. (im)
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