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Il caso

Lavitola arrestato per l’attentato a Ranucci. Gip: «Spianava la strada politica al conduttore di Report»

Lavitola arrestato per l’attentato a Ranucci. Gip: «Spianava la strada politica al conduttore di Report»

La bomba, i messaggi, le frequentazioni: sotto i riflettori della magistratura anche la vita del giornalista di Raitre

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L'attentato «commissionato da Valter Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti dell'arrestato in ambito politico», si legge nell'ordinanza del gip. Se lo scopo era favorire l'ascesa politica del giornalista Ranucci e evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato – è indubbio che nella ideazione dell'indagato, agli occhi della vittima e dell'opinione pubblica, l'evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l'incolumità del conduttore di Report».

Lavitola in carcere: i dettagli dell’ordinanza del Gip

Il progetto di attentato, secondo il giudice alle indagini preliminari di Roma avrebbe avuto un duplice obiettivo: proteggere Ranucci e accrescerne la popolarità, per il suo ingresso in politica. A margine dell’arresto dell'ex editore Valter Lavitola finito in carcere con l’accusa di essere il mandante dell'attentato dinamitardo contro il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, emergono i primi dettagli dell’inchiesta. Dalle carte dei magistrati saltano fuori intercettazioni e movente: aumentare la popolarità del giornalista per spingerlo a candidarsi alla guida del Paese.

Il clamoroso sviluppo giudiziario ha trovato un punto di svolta con l'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Valter Lavitola, trasferito a Rebibbia dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma. L’ex editore dell’Avanti! è formalmente accusato di essere il mandante dell’attentato esplosivo avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti alla villa del giornalista Sigfrido Ranucci a Pomezia. Nei suoi confronti la Procura di Roma, guidata da Francesco Lo Voi, contesta l’aggravante del metodo mafioso. Contestualmente, è stato emesso un mandato d'arresto per il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, ritenuto l'intermediario incaricato di reclutare gli esecutori materiali e reperire l'esplosivo.

Lo scontro social Salvini-Ranucci

«Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione». Così sui social Sigfrido Ranucci, dopo che il leader della Lega stamattina ha affermato: «Fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti fra i due personaggi (Ranucci e Valter Lavitola, ndr), io penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda». Secondo Salvini, serve "una pausa" per la conduzione di Report da parte di Ranucci.

I retroscena delle indagini

L'attentato a Sigfrido Ranucci pianificato con il duplice obiettivo di aumentare la popolarità del conduttore di Report e agevolare il suo ingresso in politica. Lo sostiene la gip del Tribunale di Roma Iole Moricca nell’ordinanza di custodia cautelare con cui ha disposto il carcere per Valter Lavitola. Ranucci, sottolinea la gip, è solo "la vittima della manipolazione dell'indagato". «Allo stato – si legge nell’ordinanza – non è emerso alcun elemento, come si evince dalle risultanze acquisite, per ritenere che il giornalista fosse d'accordo con Lavitola».

Nelle 198 pagine dell’ordinanza, la gip parla di "doppia finalità del progetto" di Lavitola: «Porre rimedio agli attacchi e alle contestazioni subiti dall'amico che temeva di perdere la conduzione del programma Report, operazione difficilmente realizzabile dai suoi detrattori, una volta trasformato il giornalista in un bersaglio della criminalità organizzata; aumentare esponenzialmente la popolarità della persona offesa in modo da agevolare la sua imminente 'discesa in campo'».

I messaggi fra Lavitola e Ranucci: «Mi stanno facendo fuori»

I messaggi sul telefono dell’indagato confermerebbero lo stretto legame esistente tra Ranucci e Lavitola, con quest'ultimo che «si poneva come persona pronta a sostenerlo nelle difficoltà e, davanti ai successi televisivi, come un adulatore e grande estimatore».

Secondo le indagini, Sigfrido Ranucci avrebbe confidato a Valter Lavitola le sue tensioni professionali all'interno della Rai. Il 25 gennaio 2025, il giornalista scriveva all'imprenditore lamentando una "circolare antiranucci" voluta da esponenti politici per limitare il suo raggio d'azione. Lavitola, dal canto suo, spingeva già dal 2024 per una candidatura politica del conduttore di Report. Per la Gip, sebbene Ranucci non abbia mai aderito formalmente al piano, i suoi messaggi successivi mostravano un'apertura e una crescente curiosità.

La svolta decisiva sarebbe avvenuta dopo il grave atto intimidatorio subìto dal giornalista. Da quel momento, gli sfoghi professionali di Ranucci si sono interrotti, lasciando spazio alla condivisione di sondaggi positivi sulla sua popolarità. Lavitola ha colto l'occasione investendo tempo e denaro in sondaggi d'opinione per concretizzare il progetto politico. Per il giudice, la strategia dell'imprenditore non era un semplice favore all'amico, ma un piano strumentale per ottenere un ruolo di primo piano nella politica italiana

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