Processo Becciu, un’ordinanza riapre il caso: «Sull’8x1000 Stato non competente» – Di cosa si tratta
Tra un mese la seconda udienza a Sassari
Sassari Dio vede e provvede, la Corte dei conti no. Lo Stato non può fare i conti in tasca alla Chiesa e per la prima volta viene messo per iscritto. La raccolta dei fondi dell’8x1000, la loro ripartizione, l’impiego e la rendicontazione non sono (più) affari che competono al controllo statale. A stabilirlo è un’ordinanza del più autorevole organo giudicante italiano, il collegio delle Sezioni unite della Corte suprema di cassazione. Si legge così: «La Corte di conti non ha giurisdizione nei confronti delle Diocesi e dei Vescovi per le azioni di risarcimento del danno erariale causato dall’appropriazione o distrazione delle somme erogate alla Chiesa cattolica quale quota dell’otto per mille del gettito Irpef». Una zona d’ombra che viene chiarita in modo ufficiale, tanto che porta l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, in quanto segretario generale della Cei, a scrivere una lettera a tutti i vescovi d’Italia per informarli che «per la prima volta, in modo specifico» lo Stato non può controllare e regolare le casse del «patrimonio della Chiesa».
In Sardegna
L’ordinanza numero 24778/2026 delle Sezioni unite civili della Corte suprema di cassazione, pubblicata il 26 agosto, si è espressa sulla vicenda dell’ex vescovo di Trapani, Francesco Miccichè, citato a giudizio dalla Corte dei conti della Regione Sicilia per un presunto danno erariale di 403mila euro proprio nella gestione di fondi arrivati dall’8x1000. Da un’isola all’altra, una decisione di tale risonanza potrebbe dare una svolta al processo di Sassari che vede sotto accusa Antonino Becciu, fratello del cardinale Angelo, il vescovo di Ozieri, Corrado Melis, e altre sette persone. C’entrano ancora i fondi del Vaticano. L’accusa è di peculato e riciclaggio dei soldi dell’8x1000 della diocesi di Ozieri dal 2013 al 2016 – circa due milioni di euro – confluiti nei conti correnti della cooperativa Spes, di cui Becciu era presidente.
La lettera
La Conferenza episcopale italiana, si legge ancora nel documento della Corte suprema di cassazione, è l’ente «che ha competenza esclusiva per le modalità di impiego e per i criteri di ripartizione, che ha adottato le regole e i principi di rendicontazione, che effettua i controlli sulle Diocesi e che gode di un’immunità amministrativa e dalla giurisdizione» e, in modo ancora più esplicito: «le somme provenienti dal gettito Irpef sulla base delle scelte operate dai contribuenti sono corrisposte alla Chiesa (...) e la Cei ne ha la gestione diretta, ossia il potere di individuare le attività finanziate (...), di ripartire le somme e di eseguire i controlli, scelte cui, nel concreto, resta estraneo lo Stato italiano». Un fatto che non può passare inosservato, qualche giorno fa Baturi ha scritto a tutti i vescovi commentando: «L’ordinanza merita di essere segnalata perché affronta per la prima volta, in modo specifico, il tema della disciplina relativa alla gestione della quota dell’otto per mille assegnata alla Chiesa cattolica». Un chiarimento giuridico che, con sollievo dei prelati, annulla «i tentativi di restringimento degli ambiti di autonomia e indipendenza della Chiesa» che Baturi segnala esserci stati nell’ultimo decennio.
Il commento
Tra un mese ci sarà la prossima udienza del processo di Sassari. Ivano Iai, legale di cinque dei nove imputati, compreso monsignor Melis, interpellato in proposito è sicuro di una svolta: «Gli argomenti dell’ordinanza sono rilevanti nel processo che si sta celebrando a Sassari. Escludono, in termini assoluti la giurisdizione italiana in merito alla gestione dei fondi dell’8x1000. L’ingerenza dell’Autorità giudiziaria italiana sui detti fondi determinerebbe, viceversa, un vulnus alla libertà di religione».
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