Via libera alle esercitazioni militari in Sardegna, riesplode lo scontro: il Comipa scrive al ministro Crosetto – Che cosa sta succedendo
Il comitato aveva detto no al calendario e sollecitato chiarimenti e tempi certi sulle bonifiche
Cagliari Lo scontro istituzionale sui poligoni militari e sulle esercitazioni in Sardegna riparte con la nuova contrapposizione tra il Comipa, Comitato misto paritetico, e il ministero della Difesa. A poche ore dal decreto con cui il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha esercitato i poteri sostitutivi scavalcando il parere contrario espresso dallo stesso Comipa, la componente regionale del comitato ha rotto il silenzio.
In una lettera ufficiale indirizzata a Crosetto, alla presidente della Regione Alessandra Todde e al generale Stefano Scanu, i cinque rappresentanti civili della Sardegna hanno illustrato i motivi che hanno portato alla bocciatura del calendario delle esercitazioni per il secondo semestre del 2026. Il messaggio di fondo è questo: il voto contrario espresso il 30 giugno non è una pregiudiziale ideologica contro le Forze Armate o contro la necessità dell'addestramento militare. È un atto politico e amministrativo ponderato, nato da un cortocircuito che dura da anni tra le esigenze della Difesa e la tutela del territorio sardo: « Non contestiamo la necessità dell’addestramento, né il ruolo costituzionale delle Forze Armate. Riteniamo però che il voto contrario debba essere rappresentato per ciò che è stato: una decisione motivata, assunta nell’esercizio delle funzioni del Comitato, e non un atteggiamento di estraneità, disinformazione o pregiudizio nei confronti della Difesa»
Le ragioni del dissenso
Nel documento firmato dai componenti civili Giovanni Aramu, Alessandra Berry, Domenico Cabula, Antonio Canu, Egidio Didu e Paolo Erasmo, vengono puntualmente elencati i nodi irrisolti che hanno spinto il Comitato a dire di no alle attività a fuoco nei poligoni di Capo Teulada, Capo Frasca e Salto di Quirra (salvo un'apertura favorevole, invece, per l'area di S'Ena Ruggia). Al primo posto c'è la questione della trasparenza informativa. Durante la seduta, la componente regionale ha chiesto lumi su aspetti cruciali rimasti in ombra, come il possibile e non ancora confermato coinvolgimento di Forze Armate straniere nel poligono di Quirra, oltre alla richiesta – rimasta inevasa – di conoscere l'identità delle ditte utilizzatrici delle strutture e la natura esatta delle attività svolte. Il secondo pilastro della polemica riguarda l'ambiente e, in particolare, i ritardi cronici sulle bonifiche. Per Capo Teulada i rappresentanti sardi denunciano il rischio che le complesse procedure di caratterizzazione dell'area marina continuino a subire rinvii sine die, mentre i cannoni e le truppe continuano a operare. Analoghi timori vengono sollevati per Capo Frasca e Quirra, dove il monitoraggio dei fondali e la pulizia dei siti restano un miraggio incompiuto. Infine, pesano il metodo e la condivisione delle decisioni: le comunità locali lamentano una distanza siderale tra le richieste avanzate dai territori da anni e la percezione di risposte concrete da parte dello Stato.
Lo scontro istituzionale e la via d'uscita
Il braccio di ferro si è concluso, sul piano formale, con l'applicazione dell'articolo 322 del Codice dell'ordinamento militare: il ministro Crosetto ha tirato dritto, firmando il provvedimento che sblocca le esercitazioni e invocando la preminenza dell'interesse strategico nazionale. Una mossa di cui i componenti civili prendono atto, ma che non cancella la sostanza politica del loro intervento. La partita, insomma, non è chiusa. La Sardegna chiede che il confronto con Roma non si riduca a un mero atto formale di ratifica o a un richiamo astratto alla sicurezza nazionale. Servono scadenze certe, impegni documentati sulle bonifiche e un'interlocuzione reale.
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