La favola di Nicolò Piredda, designer di Nuoro: «Il mio primo superyacht, ho sempre sognato questo momento»
Alla fiera di Monaco presentata l’imbarcazione con la sua firma: 50 metri di lunghezza e valore di 40 milioni di euro
Questa è la stagione delle grandi fiere nautiche. Alla fine di ogni fiera, le imbarcazioni partecipanti suonano la tromba in contemporanea come buon auspicio e arrivederci alla prossima edizione. Qualche giorno fa in quella di Monaco, l’esposizione nautica d’élite per eccellenza, Nicolò Piredda era a bordo dell’Admiral Panorama 50 Spribe che ha pensato, disegnato e osservato passo passo. Insieme al capitano, ha suonato la tromba e lì ha capito che era tutto vero.
A 32 anni è uno degli yacht designer più giovani al mondo, chi fa il suo lavoro vede concretizzarsi i progetti dopo molto più tempo, «ma dico sempre che non sono proprio un esempio da seguire». Perché quando aveva appena 25 anni, dopo aver già girato fra Trieste, Montecarlo e l’Olanda, si è licenziato dallo studio di design in cui lavorava per crearne uno tutto suo «e non sempre finisce bene».
Oggi Nicolò, «nuorese, anzi seunese doc, ma anche un sardo espatriato pentito», vive in Veneto. Poche settimane fa alla Marina di Carrara si è tenuto il varo del suo primo superyacht con vetrate a 360 gradi. Il progetto più importante finora. Poco dopo, stesso luogo e altro varo, l’Admiral Silvia da 53 metri, blu.
Torni alla Fiera di Monaco: ci sono tutti i più bei yacht del mondo e per la prima volta ce n’è uno progettato da lei. Cosa si prova?
«Penso a quando sembrava una montagna da scalare. L’ho sognato tanto. Sono tornato a quando ero studente: una cosa del genere mi sembrava impossibile».
Nuorese innamorato del mare.
«Sono figlio di architetto, mia madre, mi ha sempre ispirato. Poi durante l’adolescenza ho cominciato ad andare in barca a vela. Mi sono laureato in interior design, ma la svolta è stata una mostra al Politecnico di Milano con i lavori dei master. Mi ha scioccato. Andavo a vederla ogni giorno. Da lì ho capito che avrei voluto unire design e mare».
Qual era il suo sogno?
«Avere una mia firma e arrivare ai giganti del mare».
Scelga di cuore, barca a vela o yacht?
«Per me dico la vela, ma le barche a motore permettono la massima espressione creativa».
Lei è uno dei più giovani designer di yacht in circolazione.
«Finita l’università, ho avuto l’occasione di partecipare a un concorso di Boat international e ho vinto come yacht designer del 2018. È stata una bella vetrina. Nel 2020 mi sono licenziato dallo studio in cui lavoravo in Olanda e ho aperto il mio. Avevo tanti progetti su carta ma non avevo clienti. A fine 2021 sono entrato in contatto con The Italian sea group ed è nato il progetto per Admiral».
È difficile stare dietro alle richieste dei facoltosi clienti?
«Avere carta bianca è meglio, certo, ma è molto interessante l’incontro con il cliente: il gioco diventa creare la barca dei sogni di un’altra persona».
Le richieste più strane?
«Dai progetti si ricava sempre una bonus room, uno spazio in più da usare come si vuole. Mi sono trovato a progettare una stanza per un simulatore di Formula uno con diverse postazioni. In un altro caso, un golf simulator. La richiesta più strana di tutte è stata su uno yacht da 95 metri, in Olanda: chiesero una catapulta».
Addirittura?
«Sì, una catapulta a prua, nell’idea del cliente doveva essere una sorta di giostra con dei seggiolini. Era stata già ingegnerizzata, ma per questioni di sicurezza il progetto non passò».
Che emozione ha provato quando è salito sullo yacht Panorama e lo ha visto proprio come lo aveva disegnato?
«In realtà ho seguito tutto il processo, sono stati tanti i momenti emozionanti. Penso alla prima ispezione, quando era ancora tutto acciaio, e dovevo tenere una certa professionalità e contenermi. Poi un altro momento è la cerimonia in cui viene spaccata la bottiglia. Che tensione, perché deve spaccarsi per forza...».
Com’è nato il progetto?
«In Olanda progettavo yacht da 100 metri, stavolta ero chiamato a realizzarne uno da 50 metri. Ho studiato quelli sul mercato per poi scoprire che sono tutti delle copie tra loro. Con il mio studio dovevamo trovare un modo per emergere perciò la proposta è stata: realizzeremo il primo superyacht al mondo sotto i 500 gt (la stazza lorda, la cifra è una soglia normativa per le imbarcazioni di lusso, ndr)».
Tradotto?
«Prendere il lifestyle che trovi su yacht molto più grandi e incastrare tutto in uno yacht da massimo 50 metri. È la prima imbarcazione al mondo con queste misure che però ha quattro ponti, per esempio».
Il risultato finale è come l’aveva pensato all’inizio?
«Sì, il nome racchiude bene l’idea. La sala macchine è stata spostata al centro e questo vuol dire che, essendoci il vetro a tutta altezza, ho sempre il panorama nei due saloni. Lo vedi senza nessun blocco dato da cassoni o parti tecniche. L’architettura non è pensata per attirare l’attenzione, ma per accogliere la luce esterna. In questo modo l’atmosfera, dentro, cambia così come cambia la luce della giornata, tra alba, pomeriggio, tramonto e sera. È il panorama che diventa strumento di design».
Una soluzione originale.
«Poi avevo un’ossessione, i flussi tra equipaggio e ospiti, pensavo che dovessero essere indipendenti, avere percorsi diversi a bordo. Il capitano lavora, non deve preoccuparsi di incappare negli ospiti, per esempio, e poi volevo evitare l’imbarazzo di ospiti ed equipaggio che si intralciano a vicenda».
Quanto ci ha lavorato?
«Dal 2022. Dal momento in cui il cantiere ha detto “bene, sviluppiamo l’idea”. L’ultimo anno è stato di supporto alla costruzione, adesso finalmente è realtà».
Valore dello yacht?
«Poco sotto i 40 milioni di euro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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