Trattamento integrativo ottobre 2026, è possibile recuperare fino a 1200 euro: i requisiti e cosa sapere – La guida
Il rimborso non spetta automaticamente a tutti i lavoratori dipendenti
Sassari Fino a 1.200 euro da recuperare con la dichiarazione dei redditi per i lavoratori che hanno diritto al trattamento integrativo, ancora conosciuto come bonus Renzi, ma non lo hanno ricevuto o hanno incassato una somma inferiore a quella spettante. Chi ha già presentato il modello 730 può correggerlo attraverso un Caf o un professionista abilitato, rispettando le scadenze previste per le dichiarazioni integrative e correttive. Ma il rimborso non spetta automaticamente a tutti i lavoratori dipendenti.
Che cos'è il trattamento integrativo
L'agevolazione deriva dal bonus di 80 euro mensili introdotto nel 2014. Nel 2020 è stata sostituita dal trattamento integrativo, che può raggiungere i 1.200 euro annui e non concorre alla formazione del reddito. Nel cedolino dello stipendio, la voce da controllare è «trattamento integrativo». Il beneficio viene normalmente riconosciuto dal datore di lavoro oppure dall'Inps per le prestazioni che ne danno diritto, come la Naspi. L'importo effettivamente spettante viene poi verificato attraverso il conguaglio e la dichiarazione dei redditi.
A chi spetta il bonus
Il trattamento integrativo è destinato ai titolari di redditi da lavoro dipendente e di alcune categorie di redditi assimilati. Non spetta, invece, sui redditi da pensione. Per i contribuenti con un reddito complessivo fino a 15mila euro, il beneficio richiede che l'imposta lorda sui redditi da lavoro interessati sia superiore alla detrazione per lavoro dipendente, ridotta di 75 euro rapportati al periodo lavorato. Per chi ha un reddito compreso tra 15mila e 28mila euro, il riconoscimento dipende da un'ulteriore verifica: determinate detrazioni devono risultare superiori all'imposta lorda. In questo caso, il trattamento integrativo corrisponde alla differenza, fino a un massimo di 1.200 euro. Oltre i 28mila euro di reddito complessivo, il beneficio non spetta. Nel calcolo del reddito rientrano anche gli affitti assoggettati a cedolare secca, mentre sono esclusi il reddito dell'abitazione principale e quello delle relative pertinenze. Per la fascia compresa tra 15mila e 28mila euro non è sufficiente aver sostenuto genericamente spese detraibili. Sono rilevanti soltanto le voci previste dalla normativa, tra cui le detrazioni per lavoro dipendente e familiari a carico, gli interessi su determinati prestiti e mutui contratti entro il 2021 e le rate relative ad alcune spese sostenute entro il 31 dicembre dello stesso anno, comprese quelle sanitarie e per interventi edilizi.
Perché il bonus può essere diverso da quello spettante
Il datore di lavoro calcola il trattamento integrativo sulla base delle informazioni disponibili, che potrebbero non comprendere un secondo impiego, altri redditi o tutte le detrazioni spettanti al dipendente. Di conseguenza, la somma riconosciuta durante l'anno può essere diversa da quella effettivamente dovuta. La situazione può riguardare soprattutto chi ha cambiato azienda, ha ricevuto più Certificazioni uniche o dispone di ulteriori entrate.
Come si verifica il diritto al beneficio
Per verificare il diritto al beneficio attraverso il modello 730/2026, occorre partire dalla Certificazione unica 2026, relativa ai redditi del 2025, e confrontarla con i cedolini dello stipendio e con la dichiarazione già presentata. In presenza di più Certificazioni uniche, è necessario considerarle tutte. Il Caf o il professionista abilitato può verificare il reddito complessivo, il periodo lavorato, le detrazioni rilevanti e il trattamento integrativo già riconosciuto, stabilendo se esiste una differenza da recuperare.
Come correggere la dichiarazione e ottenere il rimborso
Se dalla rettifica emerge un risultato favorevole al contribuente, è possibile presentare il modello 730 integrativo entro il 26 ottobre 2026, quando la correzione determina un maggiore credito, un minore debito oppure non modifica l'imposta. Se, invece, emerge un credito inferiore o un debito maggiore, occorre utilizzare il modello Redditi correttivo, presentabile entro il 2 novembre 2026. Successivamente è possibile ricorrere al modello Redditi integrativo, secondo i termini previsti. Il rimborso viene erogato dal sostituto d'imposta oppure, nel caso di un modello 730 presentato senza sostituto, dall'Agenzia delle Entrate. I tempi dell'accredito dipendono dalle modalità di gestione della dichiarazione e del conguaglio. La verifica può dare risultati anche nella direzione opposta: se durante l'anno è stato riconosciuto un trattamento integrativo superiore a quello spettante, la dichiarazione determina il recupero delle somme eccedenti.
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