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«Zustissia» sbanca il botteghino e scuote le coscienze: «A questo deve servire il film su Beniamino Zuncheddu»

di Ilenia Mura
«Zustissia» sbanca il botteghino e scuote le coscienze: «A questo deve servire il film su Beniamino Zuncheddu»

Irene Testa pubblica il video del pastore di Burcei mentre esce dal carcere dopo 33 anni di ingiusta detenzione: «Sono felice di tornare a casa»

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Burcei «Sono in macchina e sto andando a casa, sono molto contento di andare nel mio paese, Burcei». Le prime parole di Beniamino Zuncheddu appena uscito dal carcere di Uta – dopo 33 anni di ingiusta detenzione – sono in Rete, le ha pubblicate Irene Testa, garante dei detenuti in Sardegna, la donna che ha lottato per la libertà del pastore di Burcei con l’avvocato Mauro Trogu, per mesi chino sui faldoni di una indagine che si è rivelata lacunosa e tutta da ricostruire. Una storia, quella del pastore sardo finito in carcere negli anni Novanta con l’accusa di un triplice omicidio che lo vide coinvolto senza essere colpevole, sbarcata al Cinema con la regia di Francesco Piras che, per questa pellicola destinata a scuotere le coscienze, ha coinvolto il bravissimo attore Michele Riondino. 

Il debutto nelle sale cinematografiche italiane il 15 ottobre 2026, dopo un’anteprima speciale in Sardegna: "Zustìssia" è la nuova e attesa pellicola diretta dal regista Francesco Piras che ha sbancato il botteghino portando al cinema il lungometraggio che affronta a viso aperto una delle pagine più buie e dolorose della cronaca giudiziaria del nostro Paese: il caso, appunto, di Beniamino Zuncheddu, l'ex pastore sardo rimasto in carcere da innocente per ben 33 anni. Il film tratto dal libro di Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu dal titolo "Io sono innocente" al 9 ottobre – in base ai dati MyMovies – è nono in classifica al Box Office.

Il più lungo errore giudiziario della storia italiana è diventato un film girato fra il palazzo di Giustizia di Cagliari e le campagne di Burcei, da dove tutto è cominciato. L'opera, prodotta da Palomar e PiperFilm in collaborazione con Netflix e Rai Cinema, si basa sul libro autobiografico "Io sono innocente" scritto a quattro mani dallo stesso Zuncheddu insieme al suo legale, l'avvocato Mauro Trogu.

La sceneggiatura, curata da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, ripercorre l'incredibile vicenda umana e giudiziaria iniziata nel 1991 con la condanna all'ergastolo per un triplice omicidio avvenuto sui monti del Sud Sardegna, una sentenza fulminea arrivata dopo tre gradi di giudizio consumati in appena un anno. A dare il volto e l'intensità drammatica a Beniamino Zuncheddu è l'attore Fabrizio Ferracane, mentre a Michele Riondino è affidato il ruolo del giovane e determinato avvocato Mauro Trogu, il professionista che venticinque anni dopo la condanna decise di sposare la causa pro bono.

È stato proprio Trogu a ingaggiare una logorante battaglia legale che ha portato, il 26 gennaio 2024, alla definitiva assoluzione e alla scarcerazione dell'uomo. Il cast, arricchito da interpreti di rilievo come Francesco Colella, Jacopo Cullin, Paola Giannini, Geppi Cucciari e la partecipazione straordinaria di Philippine Leroy-Beaulieu.

La critica ha accolto calorosamente la pellicola, lodando la scelta del regista Francesco Piras di non cedere alla tentazione della rabbia o del sensazionalismo. Il film è un racconto di cronaca sobrio e preciso, capace di mettere in luce la forza dei legami umani, la dignità del protagonista e il valore profondo della parola "zustìssia" (che in lingua sarda significa, appunto, giustizia). Un'opera necessaria di impegno civile che interroga lo spettatore sul valore del tempo e sul prezzo di una vita ingiustamente rubata.

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