Funzionario Anas condannato a 3 anni per corruzione

SASSARI. Al telefono due intermediari di una società che stava realizzando barriere sulla statale 131, parlavano di «caramelle», bulloni o cataloghi da «2.000 pagine». Ma si riferivano a mazzette da...

SASSARI. Al telefono due intermediari di una società che stava realizzando barriere sulla statale 131, parlavano di «caramelle», bulloni o cataloghi da «2.000 pagine». Ma si riferivano a mazzette da portare all’allora capo compartimento Anas di Sassari, Antonio Di Mastropietro, 61 anni, che era anche responsabile dei lavori. Questo è quanto ha stabilito il Tribunale che ieri pomeriggio ha condannato il funzionario a tre anni di reclusione per corruzione e falso. Lo ha assolto, invece, da un’altra ipotesi di falso (le attestazione di avanzamento lavori in un caso erano vere) e dalla ipotesi di truffa: non ci fu alcun raggiro alla Azienda pubblica delle Strade nella attestazione che i lavori fossero stati sospesi per sei mesi, quindi nessun danno alla società. Quindi i tre verbali sui quali si fondava l’ipotesi del raggiro erano corretti, non ritoccati ad arte. L’Anas che si era costituita in giudizio come parte civile con l’avvocato Gianluigi Poddighe dovrà essere risarcita dall’imputato. Il Tribunale - presidente Pietro Fanile, a latere Carla Altieri e Salvatore Marinaro - lo ha condannato al pagamento di una provvisionale di 12 mila euro, più 6 mila di spese legali.

La sentenza in qualche modo ricalca le richieste della pubblica accusa: il pm Giovanni Porcheddu aveva sollecitato solo maggior severità nel calcolo della pena - aveva chiesto 3 anni e 6 mesi - attraverso la concessione o meno delle attenuanti generiche, riconosciute invece in merito all’accusa di falso aggravato. Per il resto, al termine di un processo che rischiava di arrivare alla sua fine già monco (la prescrizione per il reato di corruzione scatta a partire da sabato prossimo, ma ora se ne parla in Appello), è stato accertato il passaggio di denaro, circa 4.500 euro, tra i due intermediari di una associazione di imprese della Penisola, e il funzionario pubblico. Tra settembre e novembre 2004, secondo il tribunale Di Matropietro aveva ricevuto 2.000 e poi 2.500 euro dall’imprenditore franco-cileno Jean Eugene d’Hainaut e dall’agente di commercio olbiese Riccardo Aramu (giudicato in un altro processo) per conto di una associazione di imprese che aveva vinto l’appalto per sistemare le barriere metalliche in un tratto della Carlo Felice, tra il chilometro 185 e il 225. Denaro che sarebbe servito perché Di Mastropietro - responsabile del cantiere - non rilevasse la mancata osservanza dei limiti di legge per l’affidamento di lavori in subappalto nella manutenzione straordinaria per adeguare i guardrail. Ancora, avrebbe inserito in contabilità anche lavori di smontaggio delle barriere in realtà mai eseguiti. Ma non per falsificare l’attestazione di avanzamento lavori, che si è rivelata vera, come sostenuto dal difensore dell’imputato, l’avvocato Pietro Diaz. Il penalista aveva contestato l’impianto accusatorio soprattutto sotto il profilo giuridico. Se ne parlerà in secondo grado.

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