Blitz nel decreto Sviluppo sulle bonifiche nei poligoni

Il Governo inserisce un comma per cambiare i parametri sull’ inquinamento. Il Pd Gian Piero Scanu: Se la norma non sarà ritirata “bonificheremo” l’esecutivo

SASSARI. Un colpo di mano silenzioso che tradisce anni di battaglie civili e politiche, che annichilisce diritti fondamentali come quello alla salute e alla salvaguardia dell'ambiente, e che crea una incredibile sperequazione che legittima dubbi di incostituzionalità. Il blitz si è consumato nel Consiglio dei ministri che ha varato il “pacchetto sviluppo”: nella versione definitiva del decreto, messo a punto dal ministro Passera, è spuntata a sorpresa una norma che sancisce che nelle aree delle basi e dei poligoni militari saranno possibili bonifiche parziali dalla presenza di sostanze tossiche, nocive per la salute pubblica. Una deroga esplicita all'obbligo al quale si è invece sempre tenuti nelle aree “civili”.

Prima di tutto i dubbi sul metodo che sembra ferire i principi fondamentali dell'etica politica. All'ultimo momento viene infatti inserito un comma all'articolo 35 del decreto nel quale si parla di trivellazioni petrolifere. Un comma che appare quindi un corpo estraneo e che, modificando il decreto 152/2006 (il cosiddetto Codice ambientale), dà al governo il potere di indicare i livelli accettabili di concentrazione di sostanze nocive nelle aree militari. In estrema sintesi si tratta di un colpo di spugna, introdotto tra l’altro con un metodo politicamente discutibile, che dà al governo il potere di stabilire il livello di inquinamento. Non ci sono accenni a standard internazionali stabiliti in base a parametri scientifici o tabelle dell’istituto superiore di sanità.

L’inquinamento di sostanze tossiche nelle aree militari sarà stabilito perciò per via politica. Come conseguenza, per la Difesa le spese necessarie per le bonifiche saranno infinitamente più basse: i 100 milioni indicati dalla Commissione d’inchiesta del Senato come cifra indispensabile per le bonifiche dei poligoni sardi, non avrebbero più senso. Tra l’altro, si creerebbe il paradosso che su uno stesso coefficiente di inquinamento di una sostanza tossica, l’area militare rientrerebbe nei parametri di legge e quella industriale invece no.

Durissima la reazione del senatore del Pd Gian Piero Scanu, membro della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito e relatore del disegno di legge sul riordino delle Forze armate: «Il tentativo del Governo di declinare le proprie responsabilità, riservandosi il compito di stabilire per decreto il livello di tollerabilità degli agenti inquinanti nei territori interessati dai poligoni di tiro rappresenta una scelta di inciviltà politica e di banditismo giuridico».

Scanu conclude con la minaccia di un atto politicamente molto pesante: «Se i rappresentanti dell'esecutivo tecnico ritengono di poter brutalmente seppellire il contenuto e il valore della relazione di medio termine votata all'unanimità dalla Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito per coprire responsabilità del passato e fare facili economie sulla pelle dei sardi, rinunciando a portare avanti le prescritte bonifiche radicali necessarie in quei siti, ha certamente sbagliato i propri calcoli. La società politica e civile della Sardegna saprà reagire a questo sopruso. Personalmente assumo pubblicamente l'impegno di non votare il provvedimento neppure se il Governo dovesse apporre la fiducia. E sto valutando con attenzione la possibilità di dimettermi dall'incarico di relatore del disegno di legge delega di revisione dello strumento militare essendo venuto meno il necessario rapporto di fiducia tra legislativo ed esecutivo».

E fanno sentire la loro voce anche i senatori Ecodem Francesco Ferrante e Roberto Della Seta: «Sulle bonifiche dei poligoni militari italiani, a partire da quello drammaticamente famoso per la scia di morti e tumori di Quirra, il Governo vuole tentare un'indecente colpo di spugna. Un decreto che autorizza l’inquinamento di Stato è chiaramente invotabile».

E ancora: «La finalità è chiara: in vista di complesse e costose bonifiche di terreni contaminati a causa di esercitazioni militari condotte per anni, la soluzione più facile è quella di elevare il più possibile i valori di soglia, con buona pace del risanamento dell'ambiente e condannando il territorio alla contaminazione per decenni. Non possiamo non ricordare che una norma analoga a quella che denunciamo era stata esplicitamente richiesta in Commissione di inchiesta sull'uranio impoverito proprio dalle forze militari in audizione e che avevano ricevuto un nettissimo 'no' bipartisan».

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