Gas in bombole, in Sardegna prezzi ancora alle stelle

Nonostante le sanzioni dell’Antitrust alle compagnie, nell’isola sembra resistere una sorta di cartello che fa schizzare i costi

SASSARI. Una multa pesante, 22 milioni di euro, ma la situazione è rimasta la stessa. In Sardegna il gas gpl costa tanto, spesso il doppio rispetto ad altre realtà della Penisola. E per i sardi è un doppio salasso, considerato che nell’isola, in assenza del metano, c’è il massimo consumo pro capite. Qualche esempio: una bombola da 10 kg a Sassari costa circa 25 euro, a Campobasso appena 13. Un bombolone di gas gpl a Oristano costa 1,31 euro al litro, a Reggio Calabria 0,85. Perché? Dipende da una situazione di monopolio, già sanzionata dall’Antitrust e successivamente dal Tar del Lazio e dal Consiglio di Stato. Nel 2010, dopo una segnalazione partita nel 2006, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, aveva accertato la presenza di un cartello tra le compagnie più grosse attive nella distribuzione di gpl in bombole e piccoli serbatoi: di fatto, questa l’accusa, si mettevano d’accordo tra loro sui prezzi da applicare. A fare partire la verifica dell’Antitrust, era stata la documentazione spedita da un sassarese che da qualche tempo aveva pesanti sospetti sul mercato del gpl nell’isola. Tore Sanna, 65 anni, perito del Petrolchimico di Porto Torres in pensione, aveva scoperchiato un pentolone scottante. Ma sei anni dopo, dice lui stesso con amarezza «poco o nulla è cambiato».

Storia di un’inchiesta. In una giornata piovosa del febbraio 2006, Tore Sanna, sassarese, militante del Partito Democratico, è a casa con carta e penna e naviga a caccia di informazioni sul prezzo del gas gpl. A insospettirlo erano state alcune chiacchierate con amici che abitano lontano dall’isola e che a fine mese pagavano una bolletta molto meno salata rispetto alla sua. Le stranezze sono venute fuori subito. «Ho scoperto che dal Lazio in giù i costi per la fornitura di bombole e bomboloni erano notevolmente più bassi. Allora ho cercato di capire perché». E visto che su Internet i dati di alcune province sarde non erano disponibili, Tore Sanna ha deciso cosa fare per ottenerli: «Un sondaggio telefonico, chiamavo nelle case di paesi a campione e dicevo di essere uno studente, e che quei dati mi servivano per la tesi di laurea...» Alla fine, dopo tante telefonate e un appello ai parlamentari sardi del Pd caduto nel vuoto, «molti non hanno neppure aperto la mia mail, altri sì ma non hanno risposto», Tore Sanna ha messo insieme un corposo faldone che ha spedito all’Antitrust.

La scoperta del cartello. La sanzione nei confronti di Butangas e Liquigas è stata stabilita dall’Antitrust nel marzo 2010. In realtà nel banco degli imputati sedeva anche l’Eni, attraverso il marchio AgipGas, che però – a indagine in corso – aveva inoltrato una domanda di trattamento favorevole: attraverso le informazioni fornite dalla Compagnia del cane a sei zampe, l’Autorità era riuscita a ricostruire una condotta, giudicata illegittima, andata avanti a partire dal 1995. Per questo Eni, a differenza di Butan Gas e Liquigas, colpevoli “di avere posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza consistente nella definizione congiunta delle variazioni dei listini del Gpl in bombole e in piccoli serbatoi” era uscita pulita dalla vicenda. Le altre due compagnie erano invece state condannate al pagamento di una sanzione dell’importo complessivo di oltre 22 milioni di euro: 17.142.188 euro per la Liquigas, 4.888.121 per la Butan Gas. La sentenza è stata confermata prima dal Tar del Lazio (nel settembre 2011) e poi dal Consiglio di Stato il 23 maggio scorso, che ha respinto il ricorso presentato da Butan Gas contro l’Antitrust e contro Eni.

I prezzi restano alti. Dopo le sentenze, e dopo il pagamento delle sanzioni, la conseguenza più logica e più attesa era che i prezzi del gas gpl calassero. Invece nulla è cambiato. I dati raccolti da Tore Sanna attraverso le Camere di commercio, raccontano una situazione di forte penalizzazione per l’isola, con grandi differenze rispetto al Mezzogiorno d’Italia. E per avere conferma, basta chiamare una qualunque società di distribuzione (soprattutto nelle città più grandi) per sapere che il prezzo di una bombola grande da 15 chili oscilla tra i 39 e i 42 euro: da altre parti si spende la metà. La spiegazione c’è. Ed è legata alla presenza, in Campania e in Sicilia, dei più grandi depositi di gas gpl in Italia. Per quello di Gela, Eni aveva noleggiato una nave “time charter” che faceva avanti e indietro dalla Libia carica di combustibile. In Campania invece le navi arrivano dall’Algeria. La fornitura per l’isola proviene dal Nord Europa, destinazione il deposito della Butan Gas a Porto Torres. Poco niente arriva dalla Saras di Sarroch, che preferisce vendere all’Enichem. «La presenza di un’unica linea di distribuzione, da cui attingono tutte le società, grandi e piccole, è la causa della persistente situazione di monopolio – dice Tore Sanna – che provoca il lievitare dei costi».

Il progetto. C’è un’idea. L’obiettivo è “saltare il tappo della Butan Gas”, creando un’alternativa per lo stoccaggio e la distribuzione. Il sito c’è: si tratta del deposito Eni nell’area del Petrolchimico di Porto Torres. La linea che collega il pontile con il deposito è ferma dal 1997. Medea, la società che a Sassari distribuisce il gas di città (ed è cliente di Butan Gas per il propano), ha manifestato un forte interesse verso il deposito. Le trattative sono in fase embrionale, serve l’impegno forte della politica (il Pd si è già mosso) perché se «si rendesse disponibile un deposito di 4000 mc di stoccaggio, in attesa del Galsi, in Sardegna potrebbe arrivare gpl a 1/3 del prezzo attuale – dice Tore Sanna – con grandissimi benefici in bolletta».

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