Una nuova viticoltura per il Mejlogu

Sono 894 gli operatori del settore e grazie al supporto di Laore potranno riqualificare i loro vigneti

BONORVA. Il Mejlogu, fra i tanti tesori che custodisce, cataloga ampie distese di terreno agrario. Da qualche tempo, un po’ per via quasi obbligata, si sta riscoprendo il valore del lavoro della terra.

Su questi semplici principi fa leva il lavoro di ricerca e proposta dell’Agenzia Regionale in Agricoltura, Laore. Stavolta, anche su sollecitazione degli enti sovra comunali, ha posto l’attenzione sulla viticoltura. Sulla base dei dati elaborati da Agea nei tredici comuni del Mejlogu, ha potuto rilevare che la superficie vitata nel Mejlogu raggiunge i 386 ettari la cui conduzione è affidata a 894 viticoltori. Dati essenziali che sono stati al centro di un incontro, sollecitato dal presidente Salvatore Masia e proposto dall’Unione dei Comuni del Mejlogu, e sui quali il Dottor Alessandro Demartini e il Dottor Renzo Peretto, dell’Agenzia Regionale Laore, hanno provato a discutere con i sindaci presenti alla riunione tenuta nella sala consiliare dell’Unione dei comuni del Meilogu. Dalle varie osservazioni è emersa la realtà di una tecnica culturale realizzata su superfici oltremodo frammentate, impoverita dall’eccessiva tipologia dei vitigni e dall’assenza di un modello viticolo. Un insieme di fattori che non contribuiscono a un rapporto ottimale tra lavoro, qualità e produzione. Per invertire o modificare la situazione è necessario porsi altri obiettivi e cercare nuove forme di coltivazione. «L’attuale situazione economica impone la necessità di riappropriarsi dell’attività agricola, impostata su basi moderne ed indirizzata soprattutto verso i giovani – ha osservato Salvatore Masia –.Il vigneto può diventare una fonte soddisfacente di reddito solo se lo si gestisce con professionalità». Secondo gli esperti di Laore, il patrimonio viticolo del Meilogu rappresenta un’opportunità e una prospettiva di sviluppo e crescita del reddito, a condizione che si superino le criticità rilevate e si operino per fare “sistema”. Un obiettivo che gli stessi tecnici possono aiutare a raggiungere mettendosi a disposizione, nell’ambito dei propri compiti istituzionali, e che dovrebbe prevedere due fasi, da realizzare in momenti successivi.

La qualificazione dell’esistente e l’individuazione di un modello viticolo da proporre, in funzione di obiettivi enologici prefissati. Modifiche raggiungibili con la ristrutturazione o il nuovo impianto dei vigneti, da realizzare con il supporto di Laore, grazie a corsi finalizzati a fornire preziose conoscenze a tutti i viticoltori operanti nei comuni del Meilogu sulle tecniche di coltivazione, di difesa fitosanitaria e di gestione delle cantine familiari.

Emidio Muroni

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