Applausi a scena aperta al Decameron dei ragazzi

Al Canopoleno lo spettacolo conclusivo del laboratorio teatrale delle scuole Progetto promosso dal Comune. Gli studenti: «Che gioia imparare divertendoci»

SASSARI. Boccaccio scrisse il “Decameron” per mostrare che l'angoscia, la tristezza e la paura si possono vincere con la gioia di vivere e le belle storie. Nel settimo centenario della sua nascita il saggio teatrale del liceo “Canopoleno” a lui dedicato ha portato agli spettatori l'allegria e l'energia di 35 ragazzi che hanno raccontato con una scoppiettante messa in scena due novelle e la cornice dell'opera. Il laboratorio promosso dall'assessorato alle Politiche giovanili del Comune ha coinvolto, come sempre da anni, decine di studenti di diversi istituti superiori (oltre al Canopoleno, l'Istituto tecnico industriali Angioy, il liceo classico Azuni, l'Istituto tecnico per geometri Devilla, il liceo artistico Figari, i licei scientifici Marconi e Spano) e dell'Università degli studi di Sassari.

Il lavoro dei ragazzi, coordinato dalle docenti del Canopoleno Annamaria Canneddu e Milena Tanca e dagli animatori Sante Maurizi e Daniela Cossiga della compagnia teatrale “La Botte e il Cilindro”, si è concentrato sui personaggi di due novelle: Griselda e il re di Cipro. Griselda, la guardiana di pecore scelta come sposa dal marchese Gualtieri di Saluzzo e da lui sottoposta a prove spietate, è fra le figure che hanno ispirato maggiormente scrittori, musicisti e artisti: la versione interpretata dai ragazzi ha contaminato il testo boccaccesco con la riscrittura in latino della novella da parte di Francesco Petrarca, con la versione inserita da Geoffrey Chaucer nei Canterbury Tales, con un poemetto in ottave del '400 e con il libretto di Apostolo Zeno musicato, tra gli altri, da Vivaldi e Bononcini, del quale è stata interpretata da Chiara Carboni l'aria “Per la gloria d'adorarvi”.

La novella della donna che chiede al re di Cipro riparazione per l'oltraggio subito è raccontata attraverso l'intreccio di diverse lingue, in versioni tratte da “I parlari italiani in Certaldo”, opuscolo che Giovanni Papanti realizzò nel 1875 chiedendo un contributo a vari suoi corrispondenti sparsi per l'Italia. L'adattamento in sassarese, proposto con il barbaricino nel saggio del Canopoleno, fu opera del canonico Spano. Gli studenti-attori hanno accettato la singolare sfida di misurarsi con lingue e dialetti diversi. La scommessa, senz'altro vinta, ha dato vita ad un saggio vivace, ricco di ritmo, mai banale. Bellissime le scenografie. Alla fine dello spettacolo i ragazzi, dopo aver gustato il lungo applauso del pubblico, hanno voluto loro applaudire il sindaco Gianfranco Ganau e l'assessore Alessio Marras, presenti fra gli spettatori, per la loro sensibilità che ha permesso la realizzazione del progetto. «Questo laboratorio - ha affermato Chiara Cuccuru, studentessa del Canopoleno - è per noi un sogno. Ci permette di divertirci, di imparare e di condividere l'esperienza con i compagni di altre scuole».

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