Suoni e solidarietà, spira ancora forte il vento di Ichnos

Nell’anfiteatro di San Costantino a Sedilo si è ripetuto il rito dell’incontro tra i musicisti dell’isola

Il cerchio si è chiuso dove tutto ebbe inizio, nel lontano 1993. Ieri come allora, le note della solidarietà si sono levate dal grembo naturale che accoglie il santuario di San Costantino. Dopo aver intrecciato le vite delle comunità di cinque paesi e altrettanti luoghi di culto,le stazioni della kermesse errante, il viaggio evocativo della prima edizione di Ichnos, la manifestazione nata per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi etici e sociali usando come vettore il linguaggio universale della musica, è culminato nella sua culla originaria. A distanza di vent’anni le problematiche legate alla diffusione di malattie ereditarie quasi endemiche per la Sardegna e alla piaga degli incendi hanno ceduto il passo ai temi dell’integrazione, dell’inclusione sociale, della mutualità. Tematiche su cui s’impernia l’impegno del Ministro Cecile Kyenge, cui il 15 novembre sarà consegnato a Sedilo il premio Ichnos. Messaggi cui hanno dato voce gli artisti che si sono alternati sul palco sino a tarda sera, in un turbinio di sonorità etniche e musica contemporanea ibrida, nata dalla fusione di tradizione e modernità, dalla contaminazione della produzione musicale regionale con ritmi tribali e sound latino-americano. Tra i mattatori della kermesse molti gruppi emergenti e sodalizi collaudati: dai Bi due, che hanno cantato con i volti celati da maschere ispirate alla tradizione ai Furias che hanno proposto un repertorio che combinava musica etnica e armonie più moderne, sino alla musica d’autore di Michele Ignazio Pes, uno dei testimonial della prima edizione. In mezzo una carrellata di gruppi dalla cifra artistica e dai repertori più diversi: dallo storico Cuntrattu de Seneghe, che dal palco ha ricordato il rispetto e il debito artistico che Andrea Parodi sentiva nei confronti della produzione orale, ai Barrio Sud, latori di un genere che sposa rap e ritmi sud americani. E ancora i Balentia, i raffinati Lama e Foglia d’Oltremare, i Baska, i Lux, i Nasodoble, Ivan Pili, King Howl Quartet e gli Arawak. Uno spettacolo che ha riscaldato l’atmosfera nel proscenio che incornicia la vallata del lago Omodeo. Sul palco l’incontro tra i latori dell’arte musicale declinata in mille forme, ai piedi del palco l’incontro di nuove e vecchie generazioni a condividere la passione per la musica e a sottoscrivere idealmente il richiamo alla partecipazione solidale e alla cultura dell’integrazione. Un esempio seguito anche dalle giocatrici della Torres. «Abbiamo risposto volentieri all’invito a partecipare – ha commentato la centrocampista Pamela Conti – dove si parla di solidarietà la nostra società è presente».

La kermesse si è evoluta nella forma lasciando intatta la sostanza. Per il futuro l’intento è di «Portare Ichnos verso altre forme per conservarlo trasformandolo – ha dichiarato il sindaco Umberto Cocco, che rilancia le proposta di Giacomo Serreli e Gianluca Dessì direttori artistici dell’evento, incentrata sull’idea di «mantenere il marchio Ichnos per promuovere eventi non solo musicali ma anche culturali».

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