Osusu, in aula contestate le accuse

Sfruttamento della prostituzione, i legali dei nigeriani contro le intercettazioni

SASSARI. Da sfruttata a sfruttatrice a seconda dell’indagine e del processo. Ha fatto leva su questa considerazione ieri mattina l’avvocato Gianluigi Poddighe, difensore di Ogowen Omoruyi, nigeriana di 38 anni, accusata di aver fatto parte dell’associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione, per tentare di smontare il castello accusatorio della procura distrettuale antimafia di Cagliari nel processo «Osusu». Davanti ai giudici della corte d’assise, presieduta da Plinia Azzena, il difensore ha contestato le accuse del pubblico ministero della Dda Gilberto Ganassi che la scorsa udienza ha chiesto sei anni di reclusione per la donna.

«Non è possibile - ha detto l’avvocato Poddighe - che poco tempo prima di finire in quest’inchiesta come sfruttatrice la donna sia stata chiamata a testimoniare in un processo nelle vesti di sfruttata». Difese agguerrite anche da parte degli avvocati Marco Costa, Carlo Pinna Parpaglia e Sergio Porcu, difensori di quattro imputati, tutti nigeriani, per cui sono stati sollecitate pene che arrivano fino a 10 anni di reclusione. Il collegio difensivo sostiene che attraverso le intercettazioni in mano all’accusa non sia possibile risalire con certezza agli imputati. E in un caso ci sarebbe anche una perizia fonica che confermerebbe i dubbi della difesa. Gli investigatori della Mobile avevano chiamato l’indagine «Osusu» perché in nigeriano si chiama così la cassa comune gestita per comprare e vendere donne da far prostituire. (l.f.)

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