La Nuova Sardegna

Sassari

Infermiera cade nel reparto dove lavora, l’ambulanza non arriva

di Nadia Cossu
Infermiera cade nel reparto dove lavora, l’ambulanza non arriva

Sassari, un infortunio nel blocco operatorio delle cliniche universitarie costringe la dipendente ad aspettare il marito per poter raggiungere il pronto soccorso

02 febbraio 2014
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SASSARI. È rimasta a lungo per terra, dolorante, nei corridoi del reparto dove lavora: il blocco operatorio delle cliniche universitarie. Assistita dai suoi colleghi, certo, ma senza che un’ambulanza la andasse a prendere, la caricasse in barella e l’accompagnasse al pronto soccorso.

Il motivo? “Non erano disponibili”. E così la povera infermiera professionale – protagonista di una disavventura davvero paradossale considerato che tutto è successo dentro un ospedale – con un ginocchio mezzo rotto, è rimasta sdraiata sul pavimento finché non è arrivato suo marito che l’ha accompagnata in macchina al pronto soccorso (tappa obbligatoria per l’avvio della pratica infortunistica).

L’incidente. “Lavoro nell’équipe di anestesia e venerdì scorso ero l’addetta alla sala per la chirurgia pediatrica – racconta l’infermiera – stavo comunicando al personale che eravamo pronti per accogliere il primo bambino da operare. Sono scivolata senza rendermi conto e ho battuto forte il ginocchio”. E qui viene fuori la rabbia per una situazione che ha davvero dell’incredibile: “I miei colleghi hanno subito chiesto l’intervento delle ambulanze che hanno la convenzione con l’Aou. Non c’era nessuno che potesse accompagnarmi al pronto soccorso. Una vera vergogna che abbia dovuto aspettare l’arrivo di mio marito”.

L’infermiera racconta con molta amarezza questo episodio che le ha causato non pochi problemi: allettata, con diversi accertamenti specialistici ancora da fare, una famiglia da seguire. “Ma quello che mi preoccupa – spiega – è che in quei corridoi passano anche moltissimi pazienti, si fanno gli interventi di cataratta, le biopsie, a chiunque poteva capitare quello che è successo a me”.

L’antefatto. “Quindici giorni fa – racconta – gli operai hanno fatto dei rattoppi nel blocco operatorio. Subito dopo è intervenuta l’impresa di pulizie. Abbiamo notato che il pavimento era particolarmente scivoloso. Ho chiesto loro se per caso stessero passando la cera e hanno risposto che stavano eliminando un prodotto utilizzato dagli operai”.

Il pericolo era concreto e non a caso da più parti arrivavano inviti a prestare la massima attenzione: “Tutti ci dicevano di stare attenti perché c’era un alto rischio di cadute. Ma io lavoro, devo muovermi e organizzarmi, a tutto pensavo fuorché a scivolare”. E invece purtroppo è successo: “Non so di chi sia la responsabilità – aggiunge l’infermiera – se degli operai o dell’impresa di pulizia. Una cosa è certa: se quel pavimento presenta delle anomalie, allora qualcuno dovrebbe farlo smantellare e rimettere a posto perché non è pensabile che si sia costretti a lavorare in queste condizioni”.

Emergenza sicurezza. La sicurezza è indispensabile ovunque, a maggior ragione in un ospedale. E ancora più a maggior ragione in un reparto dove le emergenze rappresentano la quotidianità e capita spesso che si debba correre nei corridoi per spingere le barelle verso la sala operatoria. In tutta questa storia le incongruenze emerse sono due: la prima è che non c’è garanzia di poter ricevere un’assistenza immediata qualora si resti vittime di un incidente, la seconda è che il pavimento del blocco operatorio è pericoloso. Si scivola. Entrambe le situazioni andrebbero risolte quanto prima.

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