La Nuova Sardegna

Sassari

Caso Tanit: Ganau a giudizio per tentato abuso d’ufficio, falso, tentata concussione

di Nadia Cossu
Caso Tanit: Ganau a giudizio per tentato abuso d’ufficio, falso, tentata concussione

Il sindaco di Sassari a processo il 25 giugno con i tecnici e gli assessori coinvolti. Prosciolti i consiglieri comunali

23 febbraio 2014
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SASSARI. Non ha nemmeno fatto in tempo a gioire per il successo elettorale appena conquistato alle Regionali. Sulla testa del sindaco di Sassari Gianfranco Ganau è caduta ieri la più pesante delle tegole in un momento così delicato: il giudice dell’udienza preliminare Carla Altieri lo ha rinviato a giudizio per tentata concussione, falsità ideologica aggravata, concorso in abuso d’ufficio e tentato abuso d’ufficio.
L’inchiesta ruota intorno alla controversa vicenda edilizia del centro commerciale Tanit e al Piano urbanistico comunale di Sassari del 2008. Insieme a Ganau andranno a processo anche alcuni tecnici comunali, l’attuale assessore alle Culture Dolores Lai, l’ex vicesindaco Valerio Meloni. Sono invece usciti di scena con una sentenza di non luogo a procedere tutti i consiglieri comunali.
 

Il fatto. Tutto parte dalle accuse mosse dal costruttore Nicolino Brozzu relative alla controversa pratica edilizia del centro commerciale Tanit, nella zona industriale di Sassari. Secondo la Procura della Repubblica, all’ombra di quella pratica vennero commessi abusi d’ufficio. Brozzu, a progetto approvato, si vide bloccare l’iniziativa imprenditoriale dal Comune e dalla Regione. A quel punto decise di ricorrere al Tar. E qui si sarebbe configurato uno dei reati contestati al sindaco Ganau: la tentata concussione. Il primo cittadino di Sassari, secondo l’accusa, avrebbe cercato di convincere il costruttore Brozzu a ritirare il ricorso davanti al tribunale amministrativo. Ma l’imprenditore, contemporaneamente, aveva anche presentato un esposto in Procura per denunciare, tra le altre cose, una serie di incompatibilità che inficiavano la votazione del Puc.

La lettera del “corvo” e l’abuso d’ufficio. Il riferimento è allo scritto anonimo che il 10 luglio 2008, giorno della votazione del Puc, i consiglieri si ritrovarono sul banco. La lettera conteneva indicazioni su presunti vantaggi in termini di cubature che lo strumento urbanistico da approvare avrebbe comportato per i terreni di proprietà di parenti del sindaco e dell’assessore alle Culture (poi il Puc non divenne efficace perché ritenuto “non coerente” con il Ppr). Quegli scritti anonimi dovevano servire alla Procura per dimostrare che i consiglieri sapevano cosa quel voto avrebbe determinato il giorno dell’approvazione del Puc: conflitti di interessi che avrebbero dovuto indurre il sindaco e la Lai ad astenersi. Il pubblico ministero (il fascicolo ora è in mano al sostituto procuratore Giovanni Porcheddu) aveva chiamato in causa, sempre ipotizzando l'abuso d'ufficio, tutti i consiglieri che votarono lo strumento urbanistico. Per tutti loro, però, ieri è stata pronunciata una sentenza di non luogo a procedere.

Le due condanne. Il gup Altieri nell’ambito di questa inchiesta ha condannato invece Luisanna Depau (all’epoca assessore regionale al Turismo) e Margherita Demuro (direttore del servizio commercio in Regione) rispettivamente a un anno e 4 mesi e a un anno di reclusione per abuso d’ufficio esercitato sulla base di dichiarazioni nell’ambito dell’approvazione delle pratiche Tanit: negarono al costruttore Brozzu l’autorizzazione a una variante richiesta per la realizzazione del centro commerciale. Per entrambe interdizione dai pubblici uffici per tre anni. Il giudice ha riconosciuto una provvisionale di 120mila euro al funzionario della Regione Francesco Sanna (assistito dall’avvocato Maria Claudia Pinna), defenestrato dopo questa vicenda – secondo l’accusa proprio dalla Depau – per essersi messo di traverso perché non fu disposto a firmare un atto sulla variante al Tanit.

È in questo ambito che a Ganau viene contestato il falso ideologico: «Perché nella qualità di sindaco sottoscriveva e inviava al presidente della giunta regionale la missiva dove affermava, contrariamente alle risultanze delle relazioni tecniche dei funzionari del Suap – che il Comune era in procinto “di provvedere al rilascio di un’autorizzazione di apertura di un centro commerciale”, mentre al Suap era in realtà arrivata la richiesta di assenso a una variante per un centro commerciale già autorizzato».
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